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E’ CONFERMATO: DAL 1 GENNAIO I SACCHETTI PER LA FRUTTA E LA VERDURA SARANNO A PAGAMENTO

Dal 1 gennaio 2018 la spesa degli italiani costerà di più. A regalarci uno sgradito aumento nel carrello è l’introduzione di una tassa sui sacchetti della frutta e della verdura, che non saranno più gratuiti ma costeranno fino a due centesimi a busta.

Come riporta Il Fatto alimentare, una direttiva della Ue stabilisce che dal primo giorno del prossimo anno nel banco self-service della frutta e della verdura i sacchetti distribuiti per porzionare gli alimenti dovranno essere rigorosamente biodegradabili: una condizione che peraltro è già soddisfatta da diverse catene di supermercati italiani.

Non tutti, però, si sono già adeguati e comunque dal 1 gennaio tutti dovranno rinunciare a distribuire gratuitamente i sacchetti. Le buste dovrebbero costare in media due centesimi a pezzo e il totale sarà riportato fedelmente in calce allo scontrino.

Chi acquisterà ad esempio cinque diverse varietà di frutta o di verdura (oppure ne imbusterà cinque diverse), pagherà fino a dieci centesimi in più sul totale della spesa.

L’unico modo per evitare la “stangatina” sarà quello di acquistare frutta e verdura direttamente confezionati nella vaschetta di plastica ma da una rilevazione diffusa recentemente sempre dallo stesso Fatto Alimentare emerge che ben l’80% degli italiani reputa la frutta sfusa più “sana” rispetto a quella già confezionata.

Secondo lo studio condotto da Ipsos per Novamont però pare che il 58% degli intervistati ritenga equo pagare 2 centesimi per ogni sacchetto.

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VERDURA “MACULATA” ALLA MENSA DELL’ASILO, MAXY MULTA ALLA DITTA FORNITRICE

Due episodi segnalati nella mensa della stessa scuola, la materna Monsignor Cossettini, hanno convinto il Comune di Udine a irrogare una penale di 625 euro alla società che ha in appalto il servizio di ristorazione scolastica.

Come ricostruisce la determinazione del dirigente ad interim dei Servizi educativi e sportivi Filippo Toscano, la prima segnalazione risale a maggio scorso e furono le stesse insegnanti referenti del servizio mensa a informare il Servizio di Palazzo D’Aronco che c’erano stati dei problemi con la verdura «servita durante il pasto ai bambini e alle insegnanti», allegando delle foto.

La ditta, la Camst scarl, a quanto ricostruisce l’atto dirigenziale, avrebbe sostenuto che lo stato di maturazione di una parte dell’insalata rientrava ampiamente all’interno della shelf life residua e che sarebbero state viste solo piccole macchie puntiformi, riconducibili alla “ruggine delle foglie”.

A fine settembre, un secondo episodio: la segnalazione, in questo caso, era arrivata dal dirigente del Terzo comprensivo, da cui la materna dipende, Paolo De Nardo. «L’episodio mi è stato segnalato dalle insegnanti.

Mi hanno mandato delle foto, da cui si vedeva che la verdura non sembrava fresca. Abbiamo chiesto una verifica. Dopo quell’episodio, comunque, non ce ne sono stati altri», chiarisce De Nardo, che tiene a precisare che «non mi risulta che nessun bambino sia stato male».

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