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C’È LA CONFERMA: NANOROBOT COMPOSTI DA FRAMMENTI DI DNA DISTRUGGONO QUATTRO TIPI DI TUMORE

Si aggiunge un nuovo importante tassello alla ricerca sui tumori. Grazie a uno studio condotto in Cina nel Centro per le nanoscienze è stato possibile sviluppare alcuni nanorobot fatti di frammenti di Dna.

Il loro obiettivo è quello di viaggiare nell’organismo e uccidere i tumori per fame. Questo è possibile attraverso la chiusura dei vasi sanguigni che nutrono i tumori: i nanorobot colpiscono così il tumore e lo uccidono usando un enzima trombina che induce la formazione di coaguli.

La ricerca è stata pubblicata su Nature Biotechnology: “Abbiamo sviluppato il primo sistema robotico fatto di Dna e completamente autonomo, programmato per una terapia anticancro”, ha affermato Hao Yan, uno degli autori dello studio.

Attraverso lo studio condotto da alcuni ricercatori dell’Università dell’Arizona è stato possibile testare l’efficacia de nanorobot – che sono foglietti di Dna di dimensioni di 90 per 60 milionesimi di millimetro – sui topi. Dopo aver viaggiato all’interno del loro organismo, queste navette “speciali” sono state in grado di riconoscere il tumore, attaccandolo e uccidendolo.

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TUMORE AL SENO, ARRIVA IN ITALIA UN FARMACO IN GRADO DI SCONFIGGERE LA FORMA PIÙ GRAVE..

Sono racchiuse in un nuovo farmaco – il primo in arrivo da 10 anni a questa parte – le speranze di contrastare efficacemente un pericoloso tumore al seno, anzi, una delle più nefaste patologie tumorali: carcinoma mammario metastatico.

Carcinoma mammario metastatico: arriva il farmaco

Dunque, sbarca in Italia una importante innovazione terapeutica per le neoplasie al seno, la prima novità in 10 anni nel trattamento di una forma metastatica di tumore alle mammelle: palbociclib (Ibrance*) è ora disponibile anche nel nostro Paese, a seguito dell’autorizzazione alla rimborsabilità da parte dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa).

Il medicinale è stato presentato oggi a Roma. Palbociclib che, spiegano tecnicamente gli addetti ai lavori, «agisce inibendo le chinasi ciclina-dipendenti 4 e 6 (Cdk 4/6)», è il primo della sua classe a essere approvato in Italia ed è appunto indicato per il trattamento del carcinoma mammario localmente avanzato o metastatico.

In Italia si stima siano circa 30.000 le donne con tumore al seno in forma avanzata o metastatica, caratterizzata dalla diffusione della malattia dal seno ad altre zone del corpo, come ossa, fegato, polmone o cervello.

Solo il 5-10% dei 50.000 nuovi casi annui di tumore al seno è in fase metastatica al momento della diagnosi, ma circa il 30% delle donne con diagnosi iniziale di tumore al seno in stadio precoce potrà sviluppare un tumore al seno metastatico nella sua vita.

Una delle più gravi neoplasie metastatiche

«Il tumore della mammella metastatico, a differenza della forma non metastatica – ha spiegato a sua volta Sabino De Placido, direttore Oncologia Medica Università degli Studi di Napoli Federico II – è un tumore che ha invaso i vasi sanguigni e/o linfatici e ha raggiunto altri organi e tessuti, sviluppando nuove sedi di malattia a distanza macroscopicamente visibili.

A differenza delle forme non metastatiche, la guarigione è, purtroppo, più difficilmente perseguibile con gli attuali trattamenti a disposizione.

Numerosi farmaci innovativi approvati negli ultimi anni, tra cui il palbociclib per le forme ormonopositive, stanno progressivamente rendendo il tumore mammario metastatico una malattia ‘cronica’, con la quale le pazienti convivono sempre più a lungo e con una discreta qualità di vita».

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BIMBO MALATO DI TUMORE CURATO CON CELLULE “RIPROGRAMMATE” GENETICAMENTE

I medici dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma hanno curato un bimbo di 4 anni affetto da leucemia linfoblastica acuta, refrattario a terapie convenzionali, attraverso la manipolazione genetica delle cellule del sistema immunitario per renderle capaci di riconoscere e attaccare il tumore.

Ad un mese dall’infusione delle cellule riprogrammate il piccolo sta bene ed è stato dimesso: nel midollo non sono più presenti cellule leucemiche.

Una tecnica rivoluzionaria

 I linfociti del piccolo paziente, affetto da leucemia linfoblastica acuta, sono stati dunque manipolati e reindirizzati contro il bersaglio tumorale. Lo studio accademico è dell’Ospedale pediatrico di Roma (Opbg) ed è promosso da AIRC, Ministero della Salute e Regione Lazio.

Secondo Franco Locatelli, direttore del dipartimento di Onco-Ematologia Pediatrica, Terapia Cellulare e Genica dell’Ospedale, si tratta di un “approccio innovativo alla cura delle neoplasie” e per Bruno Dallapiccola, direttore scientifico dell’Opbg, la tecnica è “una pietra miliare nel campo della medicina personalizzata”.

La tecnica di manipolazione delle cellule del sistema immunitario del paziente rientra nell’ambito della cosiddetta terapia genica o immunoterapia, una delle strategie più innovative e promettenti nella ricerca contro il cancro.

I medici e i ricercatori del Bambino Gesù hanno prelevato i linfociti T del paziente – le cellule fondamentali della risposta immunitaria – e li hanno modificati geneticamente attraverso un recettore chimerico sintetizzato in laboratorio.

I linfociti “istruiti” per attaccare il tumore

Questo recettore, chiamato CAR (Chimeric Antigenic Receptor), potenzia i linfociti e li rende in grado – una volta reinfusi nel paziente – di riconoscere e attaccare le cellule tumorali presenti nel sangue e nel midollo, fino ad eliminarle completamente.

La terapia genica con cellule modificate CAR-T è stata sperimentata per la prima volta con successo nel 2012, negli Stati Uniti, su una bambina di 7 anni con leucemia linfoblastica acuta, dai ricercatori dell’Università di Pennsylvania presso il Children Hospital di Philadelphia.

Da allora sono partite numerose sperimentazioni in tutto il mondo, i cui risultati hanno portato pochi mesi fa la Food and Drug Administration (FDA) ad approvare il primo farmaco a base di CAR-T sviluppato dall’industria farmaceutica.

Il bambino di 4 anni italiano sottoposto per la prima volta al trattamento sperimentale di terapia genica era affetto da leucemia linfoblastica acuta, di tipo B cellulare, che rappresenta il tipo più frequente di tumore dell’età pediatrica (400 nuovi casi l’anno in Italia).

Aveva già avuto 2 ricadute di malattia, la prima dopo trattamento chemioterapico, la seconda dopo un trapianto di midollo osseo da donatore esterno.

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A TORINO SCOPERTO IL VACCINO CONTRO IL TUMORE AL PANCREAS

Un vaccino contro il tumore al pancreas, tra le forme oncologiche più letali. È la scoperta di un team di ricercatori dell’ospedale Molinette di Torino, guidato dal professor Francesco Novelli, che insieme ai clinici dell’Oncologia del COES lavorano a stretto contatto per individuare molecole presenti nel sangue, i cosiddetti «biomarkers», utili per monitorare l’andamento della malattia prima e dopo la terapia.

Al vaccino, che per ora ha dimostrato già di funzionare sugli animali, si è arrivati constatando che i pazienti affetti da tumore del pancreas che hanno anticorpi anti-alfa enolasi rispondono meglio alle terapie antitumorali. Analizzando le risposte anticorpali nei pazienti contro l’alfa-enolasi, è stato sviluppato un vaccino risultato efficace nell’aumentare l’aspettativa di vita di animali da esperimento con tumore pancreatico.

Alla presentazione delle evidenze scientifiche più recenti della ricerca pre-clinica e delle possibili applicazioni in clinica, è dedicato il convegno di domani «La ricerca pre-clinica e l’approccio multidisciplinare nel tumore del pancreas: vantaggi e opportunità nella pratica clinica». L’approccio combinato tra nuove chemioterapie, nuovi farmaci immunoterapici e vaccini, infatti, secondo gli esperti può rappresentare la chiave per aumentare la sopravvivenza dei malati affetti da un tumore spesso mortale.

Il tumore del pancreas è la quarta causa di morte per cancro in Europa e si ritiene che entro il 2020 supererà il cancro della mammella come seconda causa di morte per tumore. La maggiore incidenza si registra tra le persone con 60-70 anni d’età. Gli ultimi dati AIRTUM 2017 rilevano che a livello nazionale i nuovi casi attesi sono circa 13.700 con un trend di incremento dell’incidenza nel sesso maschile.

I riflettori sono puntati anche sulle innovazioni terapeutiche in grado di migliorare aspettativa e qualità di vita, in particolare le nanotecnologie che hanno cambiato il paradigma di cura di questi pazienti e l’immunoterapia, alla quale sono rivolte le speranze future.

Proprio grazie all’efficacia delle nanotecnologie, negli scorsi anni è stato reso disponibile il nab-paclitaxel, un farmaco che, attraverso una innovativa piattaforma tecnologica, sfrutta le proprietà naturali dell’albumina come veicolo per colpire direttamente le cellule tumorali.

Il Nab-paclitaxel, approvato nella UE come terapia di prima linea del carcinoma del pancreas metastatico in associazione a gemcitabina, è al centro di numerosi studi di associazione con altri principi attivi per migliorare ulteriormente la sopravvivenza dei pazienti affetti da tumore pancreatico.

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