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SALE IL CONSENSO PER IL PRESIDENTE TRUMP: GLI AMERICANI APPROVANO I NUOVI DAZI

Sale il livello di approvazione per il presidente Donald Trump che, stando ad un nuovo sondaggio diffuso dalla Cnn, si assesta al 42% segnando il livello piu’ alto dai 100 giorni di presidenza.

In particolare, stando al sondaggio, se il 42% degli interpellati approva l’operato del presidente Trump, . Consensi che guadagnano sette punti percentuali rispetto a febbraio, con il 6% in piu’ sia fra i repubblicani (con un consenso che passa dall’80% all’86%) sia fra gli indipendenti (dal 35% al 41%).

Specialmente per le politiche economiche, con i dazi a difesa dei lavoratori americani, il consenso sale tra le fila di chi vota o votava democratico.

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#TRUMP: “CON ME L’AMERICA È RESUSCITATA: VENITE A INVESTIRE DA NOI”

“Abbiamo assistito alla resurrezione di un’America forte e prospera: non c’è stato momento migliore per investire, costruire e crescere negli Stati Uniti. Siamo di nuovo competitivi”.

Lo ha detto Donald Trump nel discorso al World Economic Forum di Davos rivendicando come le sue riforme, il taglio “massiccio delle tasse, l’eliminazione di inutili regolamentazione e burocrazia”, ha creato “il momento migliore per fare affari in America”.

“Venite in America”, è l’appello rivolto dal presidente Usa ai leader del mondo dell’economia e della finanza che partecipano al forum di Davos. “America first non significa America da sola”. Lo ha detto il presidente americano, aggiungendo che la prosperità americana aumenterà posti di lavoro in tutto il mondo.

 “Non possiamo avere un commercio libero e aperto se alcuni Paesi sfruttano il sistema alle spese degli altri. Noi sosteniamo il libero commercio, ma deve essere giusto e reciproco. Alla fine un commercio non equo ci minaccia tutti”, ha detto ancora Donald Trump a Davos, ribadendo che “gli Stati Uniti non chiuderanno più un occhio” su pratiche economiche definite “predatorie”.

“Quando ho deciso di venire a Davos non ho pensato in termini di elite o globalisti. Ho pensato in termine di molte persone che vogliono investire molto denaro e che stanno tornando ad investire negli Stati Uniti”. Così Donald Trump, in un’intervista alla CNbc dal Forum in Svizzera, ha spiegato di essere andato a Davos per incoraggiare una ripresa degli investimenti in America.

“Dopo che ho annunciato che venivo a Davos ci sono stati tutti quegli articoli sulle élite, i globalisti e gli aerei privati – ha aggiunto riferendosi al fatto che i media hanno sottolineato la contraddizione di un presidente eletto con un manifesto populista che va al raduno delle élite – ma non c’entra niente, si tratta di invitare a venire in America, investire i vostri soldi, creare posti di lavoro”.

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TRUMP CHIEDE UN VAN GOGH IN PRESTITO E IL GUGGENHEIM GLI OFFRE IN ALTERNATIVA IL WATER DʼORO…

La satira di Maurizio Cattelan ha contagiato anche il Guggenheim, di Manhattan, che ha dato una risposta inaspettata alla richiesta del presidente degli Stati Uniti.

Donald Trump e moglie avevano infatti chiesto in prestito un’opera di Van Gogh, “Panorama con Neve” del 1888, che raffigura un uomo a spasso con il cane, per gli appartamenti privati della East Wing della Casa Bianca. L’importante museo per tutta risposta ha offerto il water d’oro dell’artista veneto, soprannominato “America”.

A pubblicare la notizia il Washington Post, che è entrato in possesso della corrispondenza via e-mail tra Casa Bianca e museo.

Il water a 18 carati perfettamente funzionante era stato descritto dai critici come una satira dell’eccesso di ricchezza negli Usa e implicitamente una frecciata a Trump, la cui passione per gli accessori dorati, dalla Trump Tower ai rubinetti dei bagni del suo jet privato, è ben nota.

Gli Obama avevano chiesto e ottenuto un Rothko e un lavoro di Jasper Johns, mentre i Kennedy un Delacroix. Il dipinto di Van Gogh era già destinato a Bilbao.

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SHUTDOWN, VITTORIA DI TRUMP SU TUTTA LA LINEA: I DEMOCRAT SI ARRENDONO; LA BASE È FURIOSA

Uno a zero e palla al centro. O, per dirla con le parole dello stesso Donald Trump: «Una grande vittoria per i repubblicani». Il presidente americano esulta su Twitter subito dopo che ha firmato, la notte scorsa, la legge per l’esercizio provvisorio che mette fine allo shutdown, affermando che i democratici hanno «ripreso a ragionare» accettando di votare la legge, anche senza l’approvazione di una misura che protegga i dreamers, facendo così marcia indietro rispetto alle loro richieste.

Shutdown, la vittoria di Trump su tutta la linea

«Ora io voglio una grande vittoria per tutti, per repubblicani, democratici, dreamers, ma soprattutto per le nostre grandi forze armate e la sicurezza sul confine», ha poi aggiunto l’inquilino della Casa Bianca riferendosi ai negoziati che ora riprendono con l’obiettivo di arrivare all’approvazione del bilancio prima della scadenza della nuova misura temporanea fino all’8 febbraio.

Il leader democratico del Senato, Charles Schumer, alla fine si è arreso, pronto a incassare la sconfitta: ha deciso di votare la misura dei repubblicani, dopo che il leader della maggioranza Gop, Mitch McConnell, si è impegnato in aula a discutere una legge per estendere la protezione fornita dal Daca, il programma per i dreamers varato da Barack Obama, e che Trump ha voluto abolire. 

Una scelta, quella del senatore newyorkese, che però ha fatto infuriare la base e gli attivisti più liberal che, condividendo quindi la lettura di Trump, affermano che i «deboli centristi» che guidano i democrats al Senato hanno ceduto, assicurando ai repubblicani una vittoria in cambio di promesse che non danno effettive garanzie per i dreamers. «E’ ufficiale: Chuck Schumer è il peggior negoziatore di Washington», ha tuonato Murshed Zaheed, direttore del gruppo progressista Credo. «Qualsiasi piano per proteggere i dreamers che si affida alle parole di bugiardi patentati come McConnell Paul Ryan è destinato a fallire», ha aggiunto poi .

I democrat si arrendono: liberal furiosi

E ancora: «Promesse non sono risultati, promesse non sono protezioni», gli ha fatto eco Greisa Martinez, direttore del gruppo che difende i diritti dei migranti United We Dream. Critiche anche tra i democratici di Capitol Hill, dove 16 dei 49 senatori democratici hanno votato contro la misura per “riaprire” il governo. «Niente in questa legge mi assicura che tra tre settimane il Congresso non si comporti esattamente come sta facendo oggi», ha affermato Robert Menendez, spiegando di aver votato no perché per mesi i repubblicani non hanno mostrato interesse a risolvere la questione del Daca e di non credere che vogliano farlo ora.

E ancora più forte la critica che arriva da un altro democratico ispanico, Luis V. Gutiérrez, deputato che guida la task force del partito sull’immigrazione, che se la prende con i colleghi di schieramento, sostenendo come la scelta di Schumer «mostri come quando si tratta di immigrati, latinos e le loro famiglie, i democratici ancora non sono disposti a battersi per premettere alla mia comunità di vivere legalmente nel nostro Paese».

Critiche e moniti che mettono Schumer e la leadership democratica in una situazione difficile perché nelle prossime settimane dovranno dimostrare quindi alla loro base più liberal ed alle minoranze – che sono la base elettorale essenziale per ottenere dei successi importanti alle elezioni di mid term del prossimo novembre – che riusciranno a far rispettare ai repubblicani gli impegni presi per una legge in difesa dei dreamers.

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