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NON C’È PACE AD AMATRICE: SCOSSA DI MAGNITUDO 3.4 NELLA NOTTE

Una scossa di terremoto di magnitudo 3.4 è stata registrata alle 4:48 ad Amatrice, in provincia di Rieti. Secondo i rilevamenti dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, il sisma ha avuto ipocentro a 10 chilometri di profondità ed epicentro a due chilometri a nord-est di Amatrice.

Non si segnalano danni. Il terremoto è legato a una sorta di vibrazione che dal 24 agosto 2016 sta scuotendo incessantemente la crosta terrestre del Centro Italia.

L’epicentro del sisma odierno è stato individuato a otto chilometri da Accumoli, a 11 da Campotosto (L’Aquila) e a 15 da Arquata del Tronto (Ascoli Piceno). La terra sotto Amatrice era tornata a tremare anche a inizio dicembre.

Secondo l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, “questa sorta di vibrazione continuerà”.

“Una scossa di magnitudo 3.4 è del tutto compatibile con l’evoluzione delle repliche in corso dal 24 agosto 2016. Terremoti simili – hanno spiegato i sismologi – ci sono stati anche nelle ultime settimane e non c’è un allarme specifico: sappiamo che nell’area ci sono circa 20-30 scosse al giorno, molte di magnitudo inferiore a 2.0, e sono tutte repliche legate allo stesso meccanismo”.

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RICOSTRUISCE ALLA SVELTA LA CITTÀ DOPO IL TERREMOTO, INDAGATO IL SINDACO

Roma – «Nei prossimi giorni chiederò di essere ascoltato dai magistrati nei quali ripongo la mia totale fiducia».

Il sindaco Nicola Alemanno è chiaramente rammaricato ma recita la frase prevista dalla prassi istituzionale. Ma tanti altri primi cittadini di tutti i colori politici e di tutta l’Italia, dopo la notizia che il collega di Norcia è indagato, sembrano decisamente meno fiduciosi nelle toghe. E usano toni forti: molti sono insorti al grido di «allora dimettiamoci tutti».

Perché tanta frustrazione? Accade che ad Ancarano, frazione di Norcia spianata dal terremoto, il sindaco Alemanno stia facendo realizzare una struttura polifunzionale che serva da punto di aggregazione per gli abitanti che sono stati alloggiati in aalloggi di fortuna.

«La magistratura ha spiegato lo stesso Alemanno- mi contesta che la struttura sarebbe dovuta essere autorizzata con procedura ordinaria in quanto non avrebbe le caratteristiche delle strutture emergenziali».

Chiunque abbia frequentato il teatro di una delle catastrofi naturali che hanno colpito duramente il Centro Italia, sa bene che tra le emergenze c’è evitare lo spopolamento, soprattutto dei paesi più piccoli. Per farlo non basta ridare un tetto a chi l’ha perso.

Bisogna anche rimuovere le macerie, fornire i servizi che non ci sono più e creare un ambiente minimamente accogliente per chi, coraggiosamente, decide di restare in un paese che non c’è più. E sono tutte emergenze, come è pacifico per qualunque decente amministratore locale. Ma evidentemente non per tutti i procuratori di questa Repubblica dei paradossi.

Ecco perché dopo l’annuncio di Alemanno, dagli enti locali si è levato un coro unanime e bipartisan. A partire dalla presidente della Regione Umbria Catiuscia Marini, che pure milita su un fronte politico opposto a quello del primo cittadino indagato: «Sono davvero esterrefatta. Sono 16 mesi che i sindaci, i funzionari comunali e regionali, tanti dipendenti pubblici stanno gestendo quest’anno difficile di fase emergenziale.

Ci sono state oltre 70.000 scosse sismiche in questi mesi, di cui ben sette superiore al quinto grado di magnitudo e ben 1000 tra quarto e quinto». Eppure l’opera della discordia parrebbe avere una genesi modello, senza nemmeno l’uso di denaro pubblico. Il centro infatti, è stato realizzato in collaborazione con la Pro Loco locale, il cui presidente risulta anche lui indagato, e grazie al finanziamento solidale di un’azienda del Nord Italia.

«La vicenda di Ancarano sembra una beffa – incalza la presidente Marini- sinceramente se l’avviso di garanzia è per l’autorizzazione ambientale nella gestione dell’emergenza sismica allora ci dimettiamo tutti da amministratori pubblici».

Parole simile a quelle di tanti altri amministratori, anche di zone non terremotate, come il sindaco di Bari e presidente Anci Antonio Decaro. Catiuscia Polidori, deputata azzurra, avvisa: «C’è un rischio grande: il blocco di tutte le iniziative simili avviate nel cratere. Non si può premiare chi non fa». Qualcuno lo spieghi alla Procura di Spoleto.

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TERREMOTO, “AIUTO, LA NORMA SALVA-PEPPINA NON RISPARMIA LE NOSTRE STALLE”

Non solo nonna Peppina: 7 cavalli e 17 capre sono a rischio sfratto perché ricoverati in stalle abusive a Fiastra, il paese del Maceratese dove la 95enne ha vissuto il suo calvario per la casetta in legno che aveva costruito dopo il terremoto del 2016, fino all’emendamento che le permetterà di lasciare il container.

Anche Anja e Claude, lei tedesca, lui svizzero, titolari dell’Agriturismo Due Sorelle, hanno ricevuto dal Comune l’ordinanza per abbattere entro febbraio le stalle abusive che hanno costruito l’inverno scorso con l’aiuto di amici e volontari provenienti dai loro Paesi d’origine in attesa della stalla della Regione.

E con il freddo alle porte, su Facebook lanciano un nuovo Sos, chiedendo al governo un emendamento per gli animali: “Aiuto! I nostri cavalli devono morire? San Martino di Fiastra di nuovo al centro del ciclone. Siamo contenti che per la nostra vicina Peppina, ma la norma che la riguarda pensa solo alle abitazioni, non alle stalle provvisorie, costruite a nostre spese“.

“Capre e cavalli non possono andare in albergo”

Anja e Claude nel terremoto del 2016 hanno perso i ricoveri per i loro animali e dopo la nevicata di gennaio anche il fienile.

Dalla pagina Facebook del loro agriturismo hanno chiesto aiuto e subito è partita la mobilitazione che ha visto la solidarietà anche di svizzeri e tedeschi, loro compaesani. Ma ora i due sono costretti a lanciare un nuovo Sos.

“Aiuto! – scrivono in un post che è arrivato sotto i riflettori dei media – I nostri animali devono morire? San Martino di Fiastra di nuovo al centro del ciclone. Siamo contenti che per la nostra vicina Peppina tutto vada per il meglio. Ma… chi pensa agli animali? Purtroppo l’emendamento di legge che attualmente viene discusso in Parlamento riguarda solo le abitazioni e non le stalle. I nostri animali e sicuramente anche gli altri delle zone terremotate non possono essere trasportati in albergo o in una casetta (SAE)!”.

“E’ giusto – si legge ancora – che casette abusive costruite quest’estate nel parco dei Monti Sibillini, alcune di queste solo per ferie, possano essere consentite e le nostre stalle provvisorie no? Stalle che noi abbiamo realizzato da soli e a nostre spese dopo il terremoto e prima della nevicata del secolo adesso devono essere abbattute senza altra possibilità. I nostri animali devono trascorrere l’inverno senza riparo?”.

“Ringraziamo la Regione Marche per la consegna di una stalla provvisoria per gli animali. Purtroppo però – concludono – la stalla ancora non è stata montata e comunque quando lo sarà, non sarà abbastanza grande per contenere tutti i nostri animali. Allora chiediamo perché devono essere abbattute delle stalle che non disturbano nessuno e che non costano niente allo Stato.

Non siamo solo noi ad aver bisogno di una “Norma Animali”! Ai politici non interessa niente degli animali? Amiamo il luogo in cui viviamo e amiamo i nostri animali e non cambieremmo niente di quanto abbiamo fatto. Per favore cari amici di Facebook, sosteneteci in questa situazione. Grazie di cuore”.

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#TERREMOTO IN IRAN, SONO 12MILA LE CASE DISTRUTTE; I SOPRAVVISSUTI NEI CAMPI

Sono dodicimila le case  «completamente distrutte» dal terribile terremoto di magnitudo 7.3 che la notte di domenica ha colpito la provincia di Kermanshah nell’Iran occidentale provocando per ora almeno trecento morti, ma il bilancio è destinato ad aumentare.

Lo riferisce la Bbc citando una funzionaria dell’Iran, Mansoureh Bagheri, mentre per oggi in Iran è stato proclamato un giorno di lutto nazionale.

Bagheri ha precisato che le operazioni di soccorso sono terminate e che ora la priorità è quella di dare un riparo alle persone colpite al più presto possibile. Intanto la televisione di Stato iraniana ha riferito che migliaia di sopravvissuti hanno trascorso un’altra notte all’aperto o in campi di accoglienza.

È stato sconsigliato il ritorno nelle abitazioni rimaste in piedi a causa delle decine di scosse di assestamento seguite alla prima. Le prima immagini dalle zone devastate che hanno fatto il giro del mondo hanno mostrano interi edifici sbriciolati dalla potente scossa. Le vittime in Iraq sono stimate a 11.

Particolarmente difficile la situazione a Darbandikhan, dove l’ospedale è stato severamente danneggiato ed è ancora senza corrente elettrica. Almeno 30 i feriti nella cittadina.

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