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VIA LA TASI? NON CAMBIA NIENTE: IL SALASSO SULLA CASA VALE 11 MILIARDI IN PIÙ RISPETTO AL 2011

Dovevano essere le tasse delle autonomie locali, quelle pagate in cambio di servizi ben definiti e visibili.

Poi, per ammissione dello stesso Mario Monti – che da premier le ha trasformate in un incubo per gli italiani – sono state classificate per quello che sono.

Tasse patrimoniali, balzelli che colpiscono la proprietà preferita dagli italiani, quella immobiliare.

Oggi scade il termine per pagare il saldo Imu e Tasi per il 2016. Appuntamento fiscale capace di rovinare preventivamente le feste (cade in piena zona regali) e castrare la ripresa dei consumi.

Il centro studi ImpresaLavoro ha calcolato l’entità della stangata. Entro oggi circa 25 milioni di italiani dovranno pagare, nonostante l’abolizione delle tasse sull’abitazione principale. Il mattone resta la forma di risparmio più diffusa in Italia e sono ancora molti a possedere una seconda casa oppure un immobile strumentale.

Cioè adibito a un’attività imprenditoriale, categoria inspiegabilmente non inclusa nell’esenzione.

Dopo il livello record raggiunto nel 2015 (52,3 miliardi di euro), il gettito complessivo sugli immobili in Italia si riduce quest’anno a 49,1 miliardi con una flessione quantificabile nel 6,1 per cento.

«La pressione fiscale risulta comunque ancora ben lontana dai livelli del 2011, rispetto ai quali l’incremento risulta di 11,4 miliardi su base annua, segnando in termini relativi un corposo più 30,2 per cento», spiega il centro studi presieduto dall’imprenditore Massimo Blasoni.

«Nonostante l’abolizione della Tasi sulla prima casa osserva Blasoni la tassazione sugli immobili nel nostro Paese continua a essere del 30% più elevata rispetto al 2011.

Si tratta di una vera e propria patrimoniale operata a danno di quello che molte famiglie consideravano un vero e proprio bene rifugio.

Una manovra che ci venne richiesta a gran voce dall’Europa e che ha prodotto effetti negativi su molti versanti: ha impoverito il patrimonio delle famiglie, messo in ginocchio il settore dell’edilizia e generato grande incertezza, deprimendo consumi e domanda interna».

I numeri confermano questa lettura. Il gettito fiscale da immobili è aumentato nonostante siano in flessione le compravendite e quindi sia venuto meno molto gettito da imposte di registro.

Cresce solo la quota patrimoniale, cioè le tasse pagate solo per il fatto di possedere un bene, più che raddoppiata (+173%) a differenza delle entrate attribuibili agli atti di trasferimento (-29%) e a quelle sul reddito immobiliare, sostanzialmente inalterate secondo quanto risulta a ImpresaLavoro, nonostante la crescita del gettito da locazioni favorita dall’introduzione della cedolare secca sugli affitti.

I 3,6 miliardi di gettito in meno rispetto all’anno precedente sono integralmente attribuibili al taglio della Tasi. Restano invece stabili a 20,4 miliardi su base annua le entrate derivanti dall’Imu: la componente esplicitamente patrimoniale dell’imposizione sugli immobili è comunque più che raddoppiata rispetto al 2011 quando valeva 9,2 miliardi. E in cinque anni il gettito derivante dalle tasse sui rifiuti è passato da 5,6 a 8,4 miliardi di euro.

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IMU E TASI: IL 16 DICEMBRE SCATTA LA SECONDA RATA

Scadrà il 16 dicembre prossimo il termine per il versamento della seconda rata dell’Imu e della Tasi per l’anno 2016. Il versamento deve essere eseguito a saldo dell’imposta dovuta per l’intero anno, con eventuale conguaglio sulla prima rata versata, sulla base delle delibere pubblicate alla data del 28 ottobre 2016 nel sito informatico www.finanze.it.

Il versamento della seconda rata di Imu e Tasi, fa sapere il dipartimento delle Finanze, segue quello della prima rata del giugno scorso, e dovrà essere effettuato sulla base delle delibere approvate dal comune per l’anno 2016 a condizione che l’atto sia stato adottato entro il 30 aprile 2016 (ad eccezione dei comuni del Friuli Venezia Giulia,

per i quali è stato stabilito al 30 giugno 2016 e poi ulteriormente differito al 31 luglio 2016 limitatamente ai comuni interessati dalle ultime elezioni amministrative), che l’atto sia stato pubblicato sul sito internet www.finanze.it entro il 28 ottobre 2016 e che l’aliquota fissata per la singola fattispecie impositiva non sia stata aumentata rispetto a quella applicabile nell’anno 2015.

Oltre alla conferma dell’esclusione dalla Tasi dell’abitazione principale, ad eccezione di quella classificata nelle categorie catastali A/1, A/8 ed A/9, viene confermata anche l’esenzione dall’Imu per i terreni agricoli posseduti e condotti dai coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli professionali.

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LA DENUNCIA DI CONFEDILIZIA: “IMU E TASI RENDONO ALLO STATO IL 150% DELL’ICI”

Un mattone sul mattone. Le tasse sugli immobili per il 2016, ha annunciato ieri Confedilizia pubblicando le sue stime annuali, ammonteranno a 50,8 miliardi di euro.

Di questi, ben ventidue provengono dai cosiddetti tributi patrimoniali come Imu e Tasi, mentre 9,2 giungono dai tributi reddituali come Ires, Irpef e cedolare secca.

Altri nove arrivano dai tributi indiretti sui trasferimenti (Iva, imposte ipotecarie e catastali, imposta sulle successioni e sulle donazioni), mentre quasi altrettanti sono garantiti da tributi vari.

Spicca però il dato sulla tassazione patrimoniale, che rispetto a quello dato dall’Ici – abolita nel 2011 per le “prime case” – rappresenta un carico più alto del 150%.

Numeri che preoccupano il presidente della Confederazione della proprietà edilizia Giorgio Spaziani Testa, amareggiato nel constatare come ci troviamo di fronte a un macigno fiscale, di tipo soprattutto patrimoniale, che colpisce sia gli immobili locati che quelli che non si riescono neppure ad affittare, le case di villeggiature o quelle ereditate e lasciate deperire per mancanza di risorse”.

La soluzione, suggerisce il numero uno di Confedilizia parlando a Italia Oggi, potrebbe essere trovata ricorrendo a interventi specifici mirati: “dall’introduzione di una cedolare secca per le locazioni commerciali all’equiparazione del trattamento fiscale dei canoni di locazione abitativi e non abitativi non percepiti; dal un limite del 4 per mille alla somma delle aliquote Imu-Tasi per i contratti d’affitto a canone calmierato alla proroga per un quadriennio della cedolare secca al 10% per i contratti di locazione a canone calmierato.”

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