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ALUNNA BOCCIATA? IL TAR DEL FRIULI ANNULLA TUTTO: LA SUA PROF HA FATTO TROPPE ASSENZE

Una sedicenne di Pordenone è stata bocciata in seconda in un istituto tecnico, dopo essere stata rimandata in 2 materie a giugno, e non aver superato l’esame di recupero a settembre.

Ma lei non ci sta e decide di rivolgersi al Tar, che le dà ragione: l’insegnante di Chimica ha fatto troppe assenze e la studentessa non può essere bocciata. A riportare la notizia è il sito Skuola.net.

Una bocciatura ingiusta 

La ragazza, poi, non sembrava avere problemi di rendimento. Almeno fino al secondo quadrimestre dello scorso anno, quando ha avuto un crollo nelle due materie incriminate. Per il resto, invece, una buona media. Insomma, non si tratta del profilo di una studentessa svogliata. Per questo i genitori hanno voluto vederci chiaro, e hanno scoperto che la prof di Chimica non si è presentata per più di metà delle lezioni.

Si è trattato di assenze ricorrenti e sparse durante l’anno, per questo la classe non ha avuto supplenti. La famiglia, quindi, ha scelto per il ricorso, sostenendo che la mancanza di continuità didattica abbia influito sul rendimento della ragazza. Le tre giudici amministrative – visti anche i buoni risultati complessivi – hanno accolto le motivazioni: “Il mancato raggiungimento delle competenze disciplinari minime parrebbe essere stato verosimilmente compromesso proprio dalle numerose assenze dell’insegnante”, dice il Tar.

L’importanza del “curriculum” 

Sappiamo tutti molto bene che basta un’insufficienza non recuperata per ripetere l’anno. Ma un grande peso deve avere anche il “curriculum” dello studente, il suo rendimento globale: “Bisogna tenere conto della storia personale e del curriculum di studi, al di là delle insufficienze nelle singole materie”, ha dichiarato il legale della ragazza. Il Tar gli ha dato ragione, e la studentessa tornerà presto a studiare con i suoi compagni.

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ASILANTI, IL TAR ANNULLA L’ORDINANZA “ANTIBIVACCO” (Ma tu stai sereno, va tutto bene)

Il Tar del Friuli Venezia Giulia ha giudicato illegittima l’ ‘ordinanza antibivacco‘ emessa dal sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza, per contrastare l’accattonaggio e la consumazione di cibi e bevande all’aperto.

È stato, infatti, accolto il ricorso presentato da un richiedente asilo pakistano Nawaz Shah, per annullare la sanzione di alcune decine di euro per aver dormito a cielo aperto.

L’ordinanza del sindaco Dipiazza, spiega La Stampa, era stata emessa nei mesi scorsi e aveva una validità fino al 15 novembre scorso, ma secondo il Tar la giunta comunale può varare ordinanze solo per le situazioni d’emergenza che minacciano l’incolumità pubblica e la sicurezza e, perciò, non possono essere affrontati in via ordinaria altrimenti il Comune di Trieste andrebbe fuori dai suoi binari.

Molte delle previsioni di quell’ordinanza sono state inserite nella proposta di regolamento della Polizia Municipale presentata dalla giunta comunale di centrodestra e, ora, all’esame degli organi del Consiglio Comunale. Secondo il Tar ha anche condannato il Ministero dell’Interno a pagare al richiedente asilo le spese di giudizio pari a mille euro.

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“MULTIAMO CHI CHIEDE LA CARITÀ” E IL TAR DÀ RAGIONE AL COMUNE

Il Tar del Friuli Venezia Giulia ha confermato la decisione del Comune di Pordenone di vietare le elemosine e di multare le persone sorprese a mendicare sul territorio comunale.

Sin da luglio l’amministrazione municipale della città friulana ha introdotto sanzioni amministrative da cinquanta a cinquecento euro, disposte in aggiunta al sequestro del denaro raccolto con l’attività dell’elemosina.

La decisione della giunta di centrodestra guidata dal sindaco Alessandro Ciriani è stata confermata dal Tribunale amministrativo, che ha rigettato il ricorso presentato dal Comitato per i diritti civili delle prostitute, l’Associazione immigrati di Pordenone e da trentacinque privati cittadini. I giudici del Tar, motivando la sentenza, hanno spiegato che l’ordinanza comunale non lede gli interessi delle associazioni e dei soggetti ricorrenti.

Tuttavia l’avvocato dei ricorrenti dissente dalla decisione del tribunale, spiegando che “l’ordinanza lede non solo il diritto del singolo mendicante che chiede l’elemosina, e sarebbe quindi l’unico titolato a fare ricorso, ma anche i soggetti che potrebbero in futuro dover chiedere l’elemosina, nonché il diritto dei singoli a compiere atti di liberalità a persone bisognose”.

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