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SGARBI RISPONDE ALLA STRADA: “CARA CECILIA, STAI TRANQUILLA, NESSUNO VUOLE FARLO CON TE NEMMENO I COMUNISTI”

Vittorio Sgarbi risponde a Cecilia Strada, la figlia di Gino, fondatore di Emergency.

I fatti sono noti ai più. Due giorni fa la Strada aveva pubblicato sui social network aveva condiviso la foto di una scritta su un muro che diceva, testualmente: “Non scopate con i fascisti, non fateli riprodurre”.

E per calcare la mano la figlia di Mr. Emergency aveva aggiunto un commento personale: “Anche solo per non dar loro una gioia. Dalla rubrica ‘I consigli della domenica sera’”.

Alla provocazone della strada aveva risposto subito l’ex ministro della Difesa, Ignazio La Russa: “Fatelo anche con le comuniste! Anche solo per dar loro una gioia che non hanno mai avuto..”. E ora anche Vittorio Sgarbi decide di aggiungere la sua opinione alla polemica sul sesso tra “fascisti” e “comunisti”.

“La figlia di Gino Strada può stare tranquilla – scrive su Facebook il critico d’arte – non troverà fascista che voglia fare sesso con lei, e tanto meno riprodursi in lei; non vorranno darle una gioia, sacrificandosi”.

Per Sgarbi, che non lascia spazio all’immaginazione quando parla, “la figa è un’altra cosa, e non ha orientamento politico”. Ecco perché la Strada “faticherà a trovare anche comunisti disposti a fare sesso con lei. Diciamo che la questione non è politica, e finirei qui”.

Si attendono altre repliche alla infelice uscita della figlia di Gino Strada. Che intanto sui social sta rispondendo ad alcune delle critiche sorte da follower e internauti.

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Il post di Sgarbi

Fact checking

 

MALORE ALLA GUIDA: TRAVOLGE COL CAMION 17 AUTO PARCHEGGIATE E POI MUORE IN STRADA

Paura a viale Marziale, nel quartiere romano della Balduina, dove stamani all’alba un uomo alla guida di un camion a causa di un malore ha perso il controllo del mezzo travolgendo 17 macchine parcheggiate lungo la strada. Il 54enne è uscito dall’abitacolo ed è poi morto accasciandosi sul marciapiede.

A causa dell’incidente il traffico è andato in tilt in tutto il quartiere Balduina, con via Marziale che è rimasta a lungo chiusa all’altezza di piazza Giovenale.

Sul posto sono ancora in corso i rilievi scientifici degli agenti del XIV Gruppo Monte Mario della Polizia Locale di Roma Capitale. Per far defluire il traffico è stato istituito temporaneamente il doppio senso di marcia in via Duccio Calimberti.

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Il video

L’ULTIMA DEL GOVERNO: BUTTA PER STRADA 43MILA MAESTRE. “NON SONO LAUREATE”

Maestre e maestri in sciopero l’8 gennaio. Giorno in cui i sindacati Anief, Cub e Cobas, Saese hanno proclamato l’agitazione a difesa di 43.600 insegnanti, immessi in Gae con riserva e che ora rischiano di tornare a fare i supplenti.

 Di questi, cinquemila nel frattempo sono stati già assunti a tempo indeterminato, smettendo di essere precari storici.

La sentenza del Consiglio di Stato in adunanza plenaria afferma che il loro titolo è abilitante, ma che non dà diritto a stare nel canale dove, per scorrimento, si ottiene una cattedra di ruolo. Ora la palla passa ai singoli Tar, ma l’orientamento dei giudici ormai è segnato.

E viene in mente la scenda del film Il maestro di Vigevano, con Alberto Sordi, quando la moglie gli rinfacciava: “Una volta mi dicevano: Fortunata, hai sposato un maestro. Ora mi dicono: Poveretta, hai sposato un maestro…”.

Già perché lo Stato, con questi professionisti che hanno il delicatissimo compito di formare le nuove leve del Paese non è mai stato né grato né tenero, con riforme fatte spesso da incompetenti.

E dopo aver tagliato con la mannaia i finanziamenti alle scuole generando situazioni paradossali (scolari sono costretti a portarsi gessetti e carta igienica da casa, aule senza riscaldamento o che cadono letteralmente a pezzi, con il soffitto che ti casca in testa) ecco che ora si accanisce sui docenti.

Sulle barricate il candidato premier Matteo Salvini, che su Facebook contesta la decisione del Consiglio di Stato, contro la quale nulla ha fatto né il Governo Renziloni né la Fedeli (che si è trincerata dietro un “in assenza dei nuovi giudizi di merito che prima o poi arriveranno come Ministero abbiamo chiesto all’Avvocatura generale dello Stato una interpretazione corretta della sentenza”.

Il che vuol dire che non l’ha capita manco lei). Commenta Salvini: “Da papà, prima che da politico, io sto con queste 43.000 MAESTRE azzerate da Renzi e dal PD. Alla faccia della buona scuola, una delle prime leggi che cambieremo al governo”.

Non meno duro il Capogruppo leghista di Regione Lombardia (che invece tanto ha fatto e stanziato per le scuole) Massimiliano Romeo: “Il Governo cancella di colpo, con un tratto di penna, la professionalità di 43.000 maestre, ritenute improvvisamente non idonee all’insegnamento di ruolo perché non laureate (requisito all’epoca non richiesto) e ci viene a parlare di riforma della Buona Scuola? Per inciso, con un Ministro della Pubblica Istruzione che laureato non è?”.

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“UN AMICO DI MIO PADRE MI MOLESTÒ A 9 ANNI”… IL RACCONTO DI CECILIA STRADA

«Avevo nove anni, l’apparecchio ai denti ed ero sola a casa». Comincia così il racconto fatto da Cecilia Strada sulle molestie subite quando era solo una bambina. “#Metoo”: anche io, scrive la presidente di Emergency su Facebook, collegandosi alla lunghissima scia di donne che nelle ultime settimane, dopo l’esplosione del caso Weinstein, hanno raccontato di aver subito molestie e ricatti.

Cecilia Strada, ecco che cosa accadde

«Il mondo era ancora un posto senza cellulari e si chiamava sul telefono di casa – scrive la Strada – “C’è la mamma? C’è il papà?”. Sono a lavorare, dico al signore all’altro capo del filo: quaranta o cinquant’anni più di me, importante e stimato professionista, amico di papà. “Quindi sei sola a casa?”. Qualcosa nel suo tono non mi torna.

La me stessa di trent’anni più vecchia dice “metti giù”. La me stessa di nove anni dice “sì”. “E come sei vestita?”. Il suo tono mi torna sempre meno, ma sono imbarazzata, è un uomo adulto, è un amico di papà, la mamma mi ha insegnato a essere sempre gentile, glielo dico. Ho i jeans e la maglietta. “E le mutandine? Di che colore sono le mutandine?”. La trentanovenne ora strilla “Metti giù! Mandalo affanculo – metti giù  – chiama la mamma!”.

La novenne si sente gelata di vergogna, ma che cosa posso fare per uscire da questa situazione? Per chiudere prima possibile, ma senza essere maleducata, perché mi hanno insegnato ad essere sempre educata, e comunque questo è un adulto, mi ripeto, un amico di papà, non posso mica mettere giù. Anche se sono fredda gelata e adesso ho anche un po’ paura. Dico “Non mi ricordo”. “Allora guarda. Metti una mano nei jeans e guarda di che colore sono”. Non lo voglio fare. È tutto sbagliato. Non so come uscirne. Improvviso: “Non posso farlo. Perché… – la trentanovenne: perché sei un porco pedofilo di merda, ecco perché! – perché sono troppo stretti”, dico.

“Mi piacciono i jeans stretti” – fa lui – la trentanovenne urla “Cretina! Bella improvvisazione! Allora potevi anche dirgli scusa-ma-sto-facendo-merenda-con-una-bella-banana!”. Lui va avanti: “se sono così stretti devi tirarli giù, per guardare bene”. A quel punto divento un blocco di pietra. Una sensazione fisica: mi sento tutta dura, fredda. Un unico blocco. Di pietra. Dico “No, non posso”. Insiste. Insisto anch’io: “No, non posso, sono troppo stretti per tirarmeli giù”. Mi attacco alla mia improbabile scusa, mi rendo conto che è assurda, ma la ripeto e la ripeto, insisto. No. Dopo un po’ desiste, saluta, mette giù».

La denuncia

Nel lungo post-denuncia, Cecilia Strada prosegue ricordando le sensazioni contrastanti provate subito dopo aver agganciato la cornetta. «Rimango per un’ora seduta per terra vicino al telefono, sentendomi schifosa. La trentanovenne mi dice: “Lo sai che tu non hai fatto niente, vero? Ha fatto tutto lui”.

Ma io mi sento uno schifo». «Non so che cosa abbiano fatto, ma il tizio non ha più telefonato a casa mia. Qualche anno dopo è morto. E mi spiace aver perso l’occasione di chiamarlo finché ne avevo il tempo, per fargli fare due chiacchiere con la me stessa grande. “Sono quella che aveva nove anni quando volevi guardare le sue mutandine. Che mi dici ora?”. Magari sarebbe rimasto impietrito di vergogna, come me allora, con la cornetta in mano».

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