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SPUNTANO TENDE LUNGO IL FIUME BRENTA… INDIANI? NO, ROM; I VIGILI LI SGOMBERANO, LORO RITORNANO

La battaglia è impari: i vigili li sgomberano, loro ritornano, ripiantano le tende come se niente fosse, come gli indiani che aspettano il cadavere del nemico lungo il corso del fiume Brenta. Ma non sono indiani, sono nomadi, Rom, più volte sorpresi a rubare nelle zone limitrofe.

Siamo a Vigonza, in provincia di Padova, e negli ultimi anni quella tendopoli è stata sgomberata più volte, senza risultati. A volte ritornano, anzi, sempre, nonostante le proteste nelle aree limitrofe dell’accampamento che lamentano odori nauseabondi e insopportabili causati da latrine a cielo aperto. “Si è già riformata la tendopoli abusiva sull’argine del Brenta.

Alcuni cittadini hanno contato dieci tende su una riva e, visto che lo spazio si è saturato, gli habitué hanno cominciato a occupare anche il lato opposto. Ma continuare a sgomberare con le attuali modalità è una pratica inutile oltre che costosa”, denuncia oggi sulle pagine delMattino di Padova il consigliere comunale di minoranza Massimiliano Cacco (Gruppo Paggiaro).

«Mentre Vigonza è impegnata da anni nella telenovela delle tendopoli e successivo sgombero pagato coi soldi dei cittadini, dall’altra parte del fiume il Comune di Padova ha dimostrato di saper risolvere la questione effettuando gli sgomberi in orari tali da sorprendere le persone che si accampano, identificarle e mandarle a processo per occupazione abusiva del suolo pubblico», attacca Cacco, che prende di mira la giunta espressione di una lista civica di centro.

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ARRIVA LA SENTENZA CONTRO I ROM: CONDANNATI PER INVASIONE DI TERRITORIO DEMANIALE

Rom condannati. A deciderlo è una sentenza emessa il 30 gennaio 2017. Ben 44 su 52 sono stati puniti con tre mesi per invasione di terreno.

Il caso

Un totale di 11 anni di pena per l’occupazione – scattata a partire dal luglio 2012 – dell’area demaniale a Ponte di Brenta, in provincia di Padova, sotto il viadotto dell’autostrada e a pochi metri dall’ex stazione ferroviaria, come precisa Il Gazzettino.

Sergio Dini, sostituto procuratore, è riuscito ha domandato e ottenuto il rinvio a giudicio: solo 8 su 52 rom a processo sono stati assolti. Un conto salatissimo che finalmente è stato pagato.

La tendopoli venne scoperta nel 2012: al suo interno si trovavano ben 20 persone e 3 ragazzi minorenni, di età compresa tra i quattordici e i diciassette anni.

Un gruppo di tre nuclei famigliari aveva preso la zona di mira e si era accampata in tre aree diverse. La municipale per ripulire il tratto di terreno occupato è stata costretta ad utilizzare la squadra fluviale per ripulire il tratto di fiume davanti alla tendopoli, utilizzata per cucinare e per liberarsi della spazzatura accumulato.

Tutti – o quasi – i residenti del terreno occupato hanno precedenti per i reati più vari: si va dal furto, alla ricettazione fino all’accattonaggio.

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POI A ROMA, IL PARCO DEL PINETO È DIVENTATO UN’OASI SOLO PER I ROM

Degrado, incuria e sporcizia. Non proprio quel che ci si aspetterebbe di trovare dentro un’area naturale protetta. O almeno così dovrebbe essere ma, si sa, a Roma succede di tutto.

Eppure la presenza di decine di baracche dentro il Parco del Pineto, nella zona Nord-Ovest della Capitale, ad appena 3 km dal Cupolone, non se la immaginerebbe nessuno.

Il Parco del Pineto, un’oasi sì ma per i rom…

Sul sito di Roma Natura, l’ente preposto alla cura di questo polmone verde di 243 ettari, che comprende anche la Pineta Sacchetti, il “Parco Regionale Urbano del Pineto” viene descritto come una“oasi tra le più belle del territorio romano” dove poter “ritrovare le tracce di circa due milioni di anni di avvenimenti geologici, dal mare tropicale profondo alle eruzioni del vulcano Sabatino, attraverso le sabbie e le ghiaie, fino ad oggi”.

Proprio in questa oasi i rom hanno edificato un accampamento abusivo, un vero e proprio quartiere clandestino fatto di baracche a schiera che si mimetizzano nella vegetazione.

È mezzogiorno e tra i caseggiati improvvisati non c’è quasi nessuno. Guardando meglio, però, scorgiamo un gruppo di persone che stanno armeggiando fuori da una catapecchia di circa 10 mq. “Qui ci viviamo in sei, siamo tutti parenti e facciamo avanti e indietro con la Romania”, ci raccontano. Vanno e vengono, passano due mesi in Italia e due settimane a casa, ma nel Parco del Pineto tornano sempre.

Qui hanno un approdo sicuro. Sono pendolari del rovistaggio, dicono di vivere alla giornata e di quello che ricavano vendendo gli oggetti trovati nei cassonetti. Così facendo mettono insieme “pochi soldi” che sono sempre meglio di niente e, a loro dire, “servono a sfamare i figli che sono rimasti in Romania”.

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Il sit-in di protesta dei residenti

Il ricambio è continuo. “Adesso si sono aggiunte altre persone della Bulgaria, sono arrivate a bordo di tre camion ed hanno scaricato i materiali per costruire nuove baracche”, spiega esasperato un signore che vive nei pressi di via Stampini, dove si trova uno degli ingressi della villa. Man mano che ci addentriamo troviamo di tutto: dalle carrozzine per bambini ai tavolini da giardino.

“State attenti. Noi nel parco non ci possiamo più entrare perché loro lo hanno ridotto a una discarica, con tanto di latrine a cielo aperto”, ci dice una donna che, insieme ad altri residenti, ha partecipato al sit-in di protesta organizzato da Daniele Giannini, ex presidente del XIII Municipio e attuale consigliere circoscrizionale di opposizione.

“Siamo venuti qui a denunciare e a protestare contro lo stato di degrado e di abbandono del parco di cui si sono impadroniti questi occupanti abusivi. Chiediamo l’immediato sgombero e una pulizia costante perché questi insediamenti sono favoriti dalle sterpaglie e dai canneti che consentono a queste persone di rendere invisibili le loro baracche”, spiega Giannini, allarmato per il senso di insicurezza che si avverte nel quartiere.

“Siamo preoccupati non solo per i continui furti ma anche per il fenomeno della prostituzione maschile che si pratica qui dentro durante la notte. Ricordo che in questa zona soltanto due anni fa si è consumato l’omicidio del parrucchiere dei vip”, aggiunge Giannini. Si trattava di Mario Pegoretti, ucciso nei pressi del parco da due gigolò rumeni.

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Parco del Pineto, tra furti, incendi e sporcizia

Recentemente, invece, si sono verificati soprattutto furti d’auto e alcuni appartamenti sono stati letteralmente svuotati da ragazzini, probabilmente di etnia rom, che riescono a intrufolarsi nei palazzi arrampicandosi sulle grondaie.

“Io sono un fabbro e ho la mia attività vicino al parco. Ho subìto più volte dei furti di materiali, anche decespugliatori, e per questo motivo ho trascorso un intero mese a dormire dentro il mio laboratorio per evitare di essere derubato”, ci dice un uomo che vediamo intento a guardare dentro le baracche nella vana speranza di ritrovare qualcosa.

“Niente da fare, devono aver già rivenduto tutto nei mercatini improvvisati di piazzale degli Eroi”, commenta con amarezza.

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2 LADRE ROM IRROMPONO IN CASA DI 2 POLIZIOTTI.. LUI LE RINCORRE IN MUTANTE E LE ARRESTA

Alla fine le ha arrestate in mutande dopo averle rincorse, scalzo, per le scale e lungo la via.

Siamoa Viterbo, dove un agente di polizia nel turno di riposo si è reso protagonista di un inseguimento da film per difendere la sua casa e consegnare alla giustizia due ladre rom.

L’irruzione delle rom

Facciamo un salto indietro. Venerdì mattina il poliziotto è nel suo appartamento a Viterbo in via Monte Nevoso. A metà mattinata sente suonare ripetutamente al campanello e al citofono di casa. Incuriosito, si insospettisce immediatamente e con la pistola d’ordinanza si muove verso l’ingresso.

Nel corridoio però si trova davanti due ragazze cui intima – pistola in mano – di fermarsi. Le due ladre si danno alla fuga dalle scale, cercando di sfuggire alla presa dell’agente. Ma non vanno lontane.

Il poliziotto scende in strada in mutande e senza calze e rincorre le due bandite. Poi le raggiunge e le arresta. Nel frattempo sopraggiungono le volanti e prendono in consegna le due ladre.

L’arresto dell’agente

Secondo quanto racconta il Messaggero, si tratterebbe di due rom che abitano nel vicino campo nomadi. Una delle due, di 32 anni, aveva già collezionato un foglio di via dalla città; l’altra, invece, era ricercata perché condannata a scontare 5 anni di carcere per furti vari.

Il processo per direttissima ha confermato l’arresto per furto aggravato e possesso di strumenti da scasso. Per la 23enne, che ha subito informato la polizia di essere incinta, si sono aperte le porte del carcere di Rebibbia a seguito dell’ordine di carcerazione emesso dalla questura di Ascoli Piceno.

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