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SEGUIVA LA CURA CHE PIACE ALLA BRIGLIADORI MA MUORE DI CANCRO: DOTTORESSA SOTTO ACCUSA

Marina aveva un melanoma ma quando il fratello le ha preso un appuntamento con Umberto Veronesi all’Istituto europeo dei tumori lei “non ha voluto andarci: Io mi fido solo di Germana, mi ha risposto. Anzi, di Santa Germana, come la chiamava. Aveva dei linfonodi metastatici che si ingrossavano.

Ma lei niente: La mia dottoressa mi ha detto di non toglierli perché sono le sentinelle che combattono il male“. È la testimonianza commossa del fratello della vittima, riporta il Giorno, a tenere banco a Torino nella prima udienza del processo alla dottoressa Germana Durando, accusata di omicidio colposo per avere provocato nel 2014 la morte di una sua paziente di 53 anni, malata di cancro alla pelle e curata con il metodo di Rike Geerd Hamer, radiato dall’ordine dei medici per le sue cure alternative contro i tumori.

Il difensore della Durando, Stefano Castrale, ha chiesto di prosciogliere l’imputata perché, specializzata in omeopatia, non è un medico di base, come riportato invece nel capo d’accusa. Ma secondo il pm Demontis: “È stato un errore materiale, ma questo non compromette l’ accusa in quanto la donna ha violato la più elementare deontologia medica”. Quindi la richiesta è stata respinta.

L’imputata è una seguace del dottor Hamer secondo il quale ogni malattia è causata da un trauma emotivo, da conflitti non risolti. Solo superate queste difficoltà interiori il male sparisce.

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TERRORISMO, L’ITALIA RINUNCIA ALL’ESTRADIZIONE DEL MULLAH KREKAR, IL SUO AVVOCATO GONGOLA: “una vittoria del diritto” (Ma va là!)

L’Italia a rinunciato a processare il mullah Krekar, l’estremista sunnita di origini curde ritenuto a capo di una rete terroristica jiadhista.

Il Ministero della Giustizia italiano ha infatti ritirato la richiesta di estradizione di Najmuddin Faraj Ahmad, in Norvegia dal 1991. Ora che però la Corte suprema di Oslo ha dato il suo ok, il tribunale ha rivelato una lettera con cui l’Italia rinuncia a far tornare il mullah perché venga processato.

Il mullah Krekar, 60 anni, è la guida del gruppo integralista Ansar al-Islam ed è ritenuto responsabile di aver diretto una rete terroristica che progettava attentati in Europa e in Medio Oriente. Vive in Norvegia come rifugiato dal 1991 ed era accusato dalle autorità italiane di essere la mente di cellule radicali collegate all’Isis. Il mullah si è sempre difeso sostenendo che il suo unico scopo era quello di dare vita a un partito politico per operare nel Kurdistan iracheno.

Krekar era stato arrestato nel novembre del 2015 in Norvegia, a seguito di un’indagine dei carabinieri del Ros seguita da un blitz per smantellare un’organizzazione composta da 16 curdi e un kosovaro, radicata in diversi Paesi europei. Secondo gli investigatori italiani, Krekar attivo nel reclutamento di volontari era il “capo assoluto” dell’organizzazione, la cui cellula più importante operava a Merano.

In Norvegia aveva minacciato di morte il premier conservatore, Erna Solberg. Il suo avvocato, Brynjar Meling, ha salutato la decisione e la prossima liberazione di Krekar come “una vittoria del diritto”: “Si tratta di una sconfitta per quanti intendevano nascondere una espulsione dietro una domanda di estradizione”.

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ADESSO IL POOL DIFENSIVO DI MASSIMO BOSSETTI DÀ ASCOLTO A SAVIANO: UNA BOMBA AL PROCESSO

“Nel rileggere tutte le situazioni ho trovato elementi veramente forti che non sono stati presi in considerazione, elementi che potrebbero cambiare tutto…”. Il criminologo Ezio Denti, consulente del pool difensivo di Massimo Bossetti, spiega a Radio Cusano Campus che quanto detto da Roberto Saviano deve essere presa in considerazione.

E parte dalle persone che ruotavano intorno alla famiglia Gambirasio: “Nei documenti ho letto una dichiarazione del papà di Yara. Alla domanda Sapresti dirmi se Yara avrebbe dato confidenza a qualcuno o meno? lui ha elencato delle persone, facendone i nomi. Ho analizzato la storia delle persone nominate e ho trovato delle cose per le quali non trovo neanche un aggettivo.

Ci sarebbe da scrivere un libro, potrebbe interessare a Saviano. Ci sono soggetti che hanno veramente un forte peso in questo caso per i loro precedenti”.

Al momento però c’è riserbo sulle piste alternative: “Nel momento in cui l’appello dovesse essere accolto allora spareremo questa bomba. Ovvero le piste alternative che abbiamo trovato dopo un lungo lavoro”. Intanto, una rivelazione: “Una persona che seguiva le indagini mi svelò un retroscena, prima che entrassi nel pool difensivo.

Non si è infatti arrivati a Massimo Bossetti tramite le indagini ma tramite altre vie che non posso ancora esporre. La domanda è come sono arrivati a Massimo Giuseppe Bossetti?”. Nessuno riesce a dare una spiegazione. “Lo hanno trovato in tre giorni dopo che, dagli atti che ho in mano in merito ai 4 anni di indagini, non compare mai il soggetto Massimo Bossetti così come la signora Ester Azzuffi.

Oggi sono ancora più convinto che Bossetti non c’entri nulla”. E conclude: “Va presa in considerazione la possibilità di riaprire il caso e valutare le piste alternative”.

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INTERCETTAZIONI ROVINATE, 47 BOSS CAMORRISTI VERSO LA ASSOLUZIONE: IN FUMO 15 ANNI DI INCHIESTE E PROCESSI

I supporti magnetici che contenevano le intercettazioni fondamentali nelle inchieste si sono deteriorati e a causa di questo incidente 47 imputati in processi di Camorra potrebbero essere assolti. Ne dà notizia Il Mattino di Napoli. Tra i possibili “beneficiari” si trovano boss dei clan di camorra Nuvoletta e Abbinante, e anche il killer del giornalista Giancarlo Siani. La Procura ha chiesto il non luogo a procedere e l’assoluzione.

L’incredibile vicenda è legata al deterioramento dei supporti sui quali quasi 15 anni fa sono state registrate intercettazioni disposte nell’ambito di una inchiesta sul traffico internazionale di droga.

Le richieste sono state fatte da sostituto procuratore Vincenza Marra, durante un’udienza del processo davanti alla prima sezione penale del Tribunale partenopeo. In sostanza, sarebbe impossibile trascrivere le prove che portarono all’arresto di 47 imputati, nel 2002, perché i supporti ormai non più in uso, si sono rovinati.

Una decisione che potrebbe verosimilmente portare a un nulla di fatto, dopo tanti anni di lavoro investigativo e giudiziario andato sprecato.

Le sentenze sono attese per il prossimo mese di gennaio. A beneficiare di questa situazione saranno anche personaggi illustri dei due pericolosi clan, i Nuvoletta e gli Abbinante, che all’interno epoca dei fatti avevano stipulato un accordo:

tra questi ci sono Armando Del Core, detto “‘o pastore”, condannato all’ergastolo per avere ucciso Siani; Raffaele Abbinante, “Papele ‘e Marano”, boss dell’omonima cosca, e i boss Lorenzo e Angelo Nuvoletta. Non solo. A godere dell’impunità potrebbero anche essere figli e nipoti di questi capoclan che riuscirono ad accordarsi con i Corleonesi di Totò Riina.

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