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14ENNE RIVELA PRESUNTI ABUSI DEL PADRE SUL TEMA DI CLASSE

Ha raccontato di aver subito una violenza sessuale dal padre in un tema a scuola. Forse perché non sarebbe mai riuscita a svelare alla madre l’orrore subito.

Protagonisti una 14enne e un 50enne italiano, dipendente pubblico, cui è stata notificata un’ordinanza cautelare: è stato allontanato dalla casa dove viveva con la sua famiglia in un centro del Cassinate e gli è stato imposto di non avvicinarsi alla moglie e alle figlie.

La storia, terribile, che si sono trovati di fronte gli agenti del commissariato di Cassino, riporta il Messaggero, avrebbe avuto inizio la scorsa estate, mentre era sola a casa con il padre. La ragazzina l’avrebbe mantenuta per sé fino a quando l’insegnante di italiano di una scuola superiore non ha assegnato un tema: “Racconta quello che, a parole, non riesci a dire a tua madre”.

L’adolescente davanti a quel foglio bianco ha raccontato quella che per lei è stata l’esperienza più brutta della sua vita: una violenza subita in famiglia, dall’uomo che, naturalmente, avrebbe dovuto proteggerla: suo padre. Non parole esplicite, ma una serie di frasi che hanno fatto emergere il suo malessere interiore.

La docente, dopo aver letto e riletto il tema, ha informato la dirigenza della scuola e poi è stato segnalato il tutto alla polizia. Con discrezione sono partite le indagini, sono stati ascoltati i familiari della ragazzina e acquisti altri elementi. La madre, assistita dall’avvocato Emanuele Carbone, non si era mai accorta di nulla

Qualche giorno fa nei confronti dell’uomo il Gip del Tribunale di Cassino, il dottor Salvatore Scalera, ha emesso un’ordinanza cautelare dell’allontanamento dalla casa in cui viveva con la moglie e i figli perché nei suoi confronti pende un’accusa di violenza sessuale aggravata.

L’uomo, qualche giorno fa, è comparso dinanzi alla Gip per l’udienza di garanzia, ma, in attesa che le indagini si concludano, si è avvalso della facoltà di non rispondere.

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ATTANAGLIATO DAI DEBITI, NON SA PIÙ COME AFFRONTARE LA CRISI, ARTIGIANO E PADRE DI FAMIGLIA SI IMPICCA IN AZIENDA A 31 ANNI R.I.P.

Altro imprenditore si è tolto la vita sopraffatto da un periodo difficile che non sapeva più come superare: si è impiccato all’interno di un capannone di via Maggior Piovesana, sede della sua azienda.

Un vero choc per tutti gli amici, i colleghi di lavoro e i parenti di Marvin Proshka, 31 anni, di origini albanesi ma trasferitosi con la famiglia in Italia da quando era bambino.

Il giovane era titolare della Promek service, un’azienda specializzata negli allestimenti per fiere, showroom e sale congressi. Residente a Mareno di Piave, lascia la compagna e due figli piccoli, di due e cinque anni.

Venerdì sera un amico e collaboratore di Proshka aveva cercato di mettersi in contatto con lui, senza riuscirci. L’artigiano non rispondeva né al numero di casa né al cellulare.

E così il coetaneo, preoccupato, aveva raggiunto il capannone di via Maggior Piovesana, sede della Promek service, e aveva notato l’auto dell’amico, una Smart bianca, parcheggiata davanti. Verso le 22.30 sono arrivati sul posto anche gli agenti del Commissariato.

Come riporta Leggo, non sono stati trovati biglietti con cui spiegasse i motivi del suo tragico gesto. Ma gli investigatori, sentendo i parenti e i collaboratori del 31enne, sono riusciti a tracciare un quadro piuttosto chiaro.

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MAMMA KILLER, IL PADRE DEI BIMBI UCCISI: “COSA HAI FATTO…”

In un attimo ha visto scomparire la sua famiglia. La sua bimba e il suo bimbo di 2 e 5 anni uccisi dalla madre, Antonella Barbieri, che adesso è in carcere e rifiuta le cure.

Per Andrea Benatti, il padre delle due povere vittime della follia di quella madre che doveva proteggerle, è arrivato il momento più duro.

Dovrà fare i conti con un dolore che non si può spiegare a parole, una ferita profonda che lo segnerà per sempre.

Quando i carabinieri hanno cercato di trovare la bimba, il padre ripeteva come un mantra: “Cosa ha fatto…cosa ha fatto…”.

Poi la scoperta dei cadaveri nell’appartamento in cui vivea con la moglie. E anche qui il padre ha lasciato libero sfogo al dolore: “Non ci credo a quello che è successo, non posso crederci”.

Adesso i parenti e gli amici provano a dar forza a questo papà che si è trovato in una sera senza i figli e con la moglie killer in carcere. Lui rugbista è abituato alle sfide dure.

E proprio il mondo del rugby ha voluto mostrare la sua vicinanza a quel padre pieno di dolore: “Tutta la grande famiglia del rugby italiano si stringe all’Azzurro #Italrugby Andrea Benatti in questo tragico momento #Luzzara”.

Un tweet che proverà a dare conforto a chi combatte con lo strazio di quanto accaduto.

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L’ULTIMO MESSAGGIO DI DIMITRI AI GENITORI, IL PAPÀ: “NON AVEVA ALCUN MOTIVO PER UCCIDERSI”

Il cellulare di Dimitri sta ancora squillando.

E il padre continua a cercarlo fra le rocce e la vegetazione del dirupo dove è stato trovato il corpo del suo ragazzo.

Non si rassegnano ad una morte senza un perché i famigliari dell’adolescente di Torreglia, nel Padovano, che mercoledì si è tolto la vita gettandosi dal Monte Pirio dei Colli Euganei.

Papà e fratello chiedono al Gazzettino di pubblicare integralmente l’ultimo messaggio che il giovane ha scritto su Whattsapp prima di lanciarsi nel vuoto.

Un dramma che ha lasciato annichilita l’intera comunità del piccolo centro ai piedi degli Euganei.

Una scelta irrevocabile, letta per prima dalla madre che, disperata, ha dato l’allarme ai carabinieri, facendo scattare la battuta di ricerca conclusasi con il ritrovamento del cadavere, poco prima delle 20.

Come riporta Leggo, parole che lacerano quelle con le quali Dimitri dà l’addio ai suoi cari dichiarandosi “eterno insoddisfatto”, “indolente”, “un bambinone”.

Termini che suonano assurdi, incomprensibili, al papà e al fratello che, sotto la pioggia battente davanti all’ingresso della loro abitazione, ancora si aggrappano a una diversa dinamica: quella dell’incidente, della caduta accidentale.

“Dimitri non aveva un motivo al mondo per togliersi la vita – esordisce il padre, la voce flebile, lo sguardo sempre fisso a terra, scuotendo di continuo il capo -. Era un ragazzo forte, robusto, una roccia. A scuola andava bene. Era sempre sereno in famiglia. Non ci ha mai dato preoccupazioni”.

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Il messaggio di Dimitri riportato dal Gazzettino