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“BANCHE E CONTI CORRENTI, COME SALVERÒ GLI ITALIANI”; PARLA BORGHI, L’ANTI-PADOAN

Perché Salvini ha scelto proprio lei per sfidare il ministro dell’ Economia, Padoan, nel collegio di Siena?

«Perché sono il nume tutelare dei risparmiatori: nel 2013 fui il primo a denunciare che con il salvabanche il Pd li stava espropriando dei loro averi. Volevano far passare l’ operazione sotto silenzio: giornali e tv minimazzavano, finché il pensionato di Civitavecchia che aveva perso tutto non si uccise».

E lei come intende tutelare i risparmiatori?

«Parto dalla Costituzione, la quale stabilisce che il risparmio va tutelato in tutte le sue forme, attribuendogli un valore superiore perfino alla libertà personale. Il risparmiatore non può farsi carico della solvibilità di una banca, come vuole il bail-in. Pertanto tutti gli obbligazionisti vanno risarciti in base al prezzo d’ acquisto e i conti correnti devono essere tutelati fino ai 200mila euro da un fondo statale, come accade negli Usa; non fino a 100mila da un fondo interbancario come avviene da noi. E non dimentichiamo i piccoli azionisti, o direttamente truffati come nel caso delle banche venete o ingannati come i piccoli azionisti di Banca Etruria e Mps».

Ma chi paga?

«Se un istituto fallisce, lo si venda. Se restano buchi, tocca a Bankitalia, che ha omesso di vigilare, tapparli. Quanto agli amministratori che l’ hanno fatto fallire, vadano in cella».

L’ Europa sta varando un codice di tutela del risparmiatore: che ne pensa?
«È un tomo alto una spanna, che non sarà letto neppure dagli addetti ai lavori e scarica ancora ogni problema sulle spalle dei risparmiatori. In un mondo normale un prodotto finanziario dovrebbe essere descritto in termini comprensibili a tutti, esattamente come un mutuo».

Lei è contro l’ euro, eppure si dice che uscire dalla moneta unica distruggerà i risparmi degli italiani…

«I minibot, presenti nel programma del centrodestra, sono un primo passo verso la doppia valuta. L’ euro è il nostro veleno, non la nostra salvezza. È l’ opposto di quel che l’ Europa dice: se uno Stato ha una moneta propria non è ricattabile, come la Gran Bretagna, che proprio perché non ha l’ euro può andarsene. Se invece hai l’ euro, non puoi stampare moneta e non sei più padrone del tuo debito, quindi subisci il ricatto dello spread, cosa che non capita al Giappone che pure ha un debito del 220%, mentre il nostro è al 130».

Ma cosa fa: un leghista che difende il debito pubblico?

«Nel 2008 l’ Europa aveva un debito pubblico del 60%, ed è entrata in crisi. Oggi ce l’ ha al 90 eppure ne è uscita: la psicosi del debito è figlia della propaganda europea, che ci terrorizza per comandarci. Lo disse anche Prodi».

Ma difende anche la spesa pubblica?

«Pensare, come Monti, di crescere tagliando la spesa è come pensare di levare l’ aria per gonfiare una gomma».

Perché l’ Unione Europea è terrorizzata dalle destre?

«La destra non fa paura politicamente ma economicamente. L’ Europa non è unita, è un centro di conflitti d’ interessi dove si prendono scelte che non possono essere uguali per tutti sulla base di rapporti di forza. Pertanto noi subiamo.

La Ue teme le destre perché, a differenza delle sinistre, non fanno gli interessi della Germania ma degli Stati che rappresentano e dei cittadini che le hanno elette».

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LA RICETTA DEL GURU DI SALVINI CONTRO L’EURO: “COSI’ SI ESCE DALL’EURO E SENZA DIVENTARE POVERI”

Alberto Bagnai, sa di essere il fiore all’ occhiello di Salvini: un economista di sinistra che si candida con la Lega contro l’ Europa?

«Mi candido con la Lega perché Salvini rispetta il mio lavoro. Da dove provengo invece, se hai idee diverse ti mettono al bando, salvo poi accusare gli altri di essere razzisti e xenofobi: il confronto non è tollerato e l’ avere espresso critiche alla moneta unica mi ha creato il deserto intorno».

Entriamo nel merito: perché l’ euro non funziona?

«È una sola moneta per Paesi diversi, dei quali riflette la potenza. Pertanto è forte con i deboli e debole con i forti: schiaccia le nostre aziende, che per essere competitive non possono pagare adeguatamente i lavoratori, ma consente alla Germania di vendere sotto costo e realizzare surplus commerciale, peraltro violando le regole europee».

Ma uscire dalla moneta unica è possibile?

«Tecnicamente è facile, i pagamenti sono elettronici. Quanto all’ impatto macroeconomico, è più gestibile di quanto si pensa.
Però mancano leader così coraggiosi da assumersi una simile responsabilità, pertanto non resta che attendere sulla riva del fiume che l’ euro imploda in seguito a un evento drammatico».

Neppure Salvini lo è?

«Salvini dimostra statura da leader: ha capito che la moneta unica finirà comunque e si sta ponendo il problema».

Se lasciamo l’ euro i risparmiatori si impoveriscono…

«Chi lo dice fa terrorismo. Se usciamo dall’ euro, sul mercato interno non cambia il potere d’ acquisto del singolo. La svalutazione poi pomperebbe il mercato».

Le materie prime costano di più e la bolletta sale…

«Nel ’92 svalutammo del 25% e le bollette salirono del 4. Uscire dall’ euro porterebbe a una svalutazione inferiore al 20. Alle imprese le materie prime costerebbero di più ma sarebbero compensate dal vantaggio che ricaverebbero in termini di competitività sull’ export, che ci consentirebbe di procurarci valuta pregiata con le nostre forze».

Però ci resterebbe il terzo debito pubblico del mondo, da onorare in costosisismi euro...

«Lo paghiamo in euro oggi che non abbiamo più una Banca Centrale che batte moneta. Se usciamo dall’ euro, il debito diventa in lire. Quello che è folle è avere il terzo debito al mondo in una moneta che non si controlla. L’ Italia è vittima di errori politici e strategici macroscopici».

Quali sarebbero?

«Inseguiamo l’ Europa sull’ austerità, convinti di ridurre il debito. Ma il debito lo riduci se cresci, non se tagli, infatti con Monti è salito. E poi ci alleiamo sempre con i tedeschi contro gli americani, e veniamo travolti dalle scelte sbagliate di Berlino. Siamo al paradosso: siamo entrati nell’ euro per scampare alle guerre valutarie e ora paghiamo il prezzo più salato di quella in corso tra la Merkel e Trump».

Trump però con i dazi gioca sporco…

«Trump si difende. I dazi all’ Italia li hanno messi la Germania e l’ Europa, costringendoci al super euro».

La Lega sta diventando il partito della spesa pubblica?

«Negli anni Ottanta stavamo meglio di oggi. Non solo la Lega, tutto il centrodestra è per migliorare la qualità della spesa pubblica, il che non significa buttare i soldi, anzi…».

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PADOAN SENZA ARGOMENTI PASSA ALLE OFFESE: “PER AVERE LA FLAT TAX SERVIREBBE LA FATINA BLU”

Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan non ci ha visto più e, parlando di tasse e proposte per ridurle, ha preso in giro la proposta formulata da Berlusconi volta a introdurre anche nel nostro Paese la flat tax.

O almeno di andare verso quella direzione, seguendo la strada rilanciata dal presidente Usa Donald Trump con la sua riforma fiscale. “Vorrei capire un pò meglio la proposta che il presidente Berlusconi ha fatto. In generale quando si propone un taglio delle tasse, si deve anche dire come si finanzia un taglio delle tasse, come tagli o aumenti di altre tasse.

Così Padoan risponde in conferenza stampa dopo l’Ecofin a chi gli chiede un commento sull’idea avanzata da Berlusconi: “Fa parte di quelle proposte che chiamo bacchette magiche o fatina blu: sono miracolose e spesso divertenti da ascoltare”. Già in altre occasioni Padoan aveva criticato la flat tax, dimenticando però che in alcuni Paesi questo sistema di tassazione è stato adottato, con risultati decisamente positivi.

Padoan non perde l’occasione per fare campagna elettorale da Bruxelles. All’interno dell’Ecofin “c’è implicitamente la preoccupazione che ci possa essere una interruzione del processo verso la stabilità e crescita” che l’Italia sta portando avanti. Pronuncia queste parole come risposta a una domanda sull’incertezza legata al voto italiano del prossimo 4 marzo.

“Tutti si fanno delle domande, tutti sono al corrente che la situazione prevista può essere quella di uno scenario di incertezza, tutti sanno che in quattro anni di stabilità politica ed economia l’Italia ha fatto dei passi avanti e lo dicono i miei colleghi questo”.

A stretto giro di posta arriva la risposta del senatore Roberto Calderoli (Lega): “Ma da che pulpito l’Ecofin, tramite il suo ventriloquo Padoan, fa sapere di essere preoccupato per le elezioni in Italia? Proprio loro che sono i responsabili della crisi che ha portato al fallimento politico dell’Europa”.

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QUATTRO GIORNI PER SALVARE MPS, AL TERMINE PADOAN DOVRÀ APRIRE LA RETE DI SALVATAGGIO DELLO STATO…

Quattro giorni per salvare il Monte Paschi o al ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan non resterà che aprire la rete di salvataggio dello Stato.

Ottenuto il via libera della Consob, questa mattina alle ore 9 Mps avvia infatti l’aumento lampo da 5 miliardi imposto dalla Bce: l’offerta pubblica (riservata per il 30% agli azionisti e per il 5% al pubblico indistinto) terminerà alle due del pomeriggio di mercoledì 21 dicembre, mentre gli investitori istituzionali (65% dell’ammontare) avranno 24 ore in più.

Con una tecnicalità importante: sul 5% dell’operazione a disposizione dei nuovi soci c’è, come paletto «bloccante» l’effettiva possibilità di sottoscrivere le azioni, il rispetto della normativa Mifid.

Il prezzo massimo della ricapitalizzazione è confermato a 24,9 euro per azione (con uno minimo «tecnico» di 1 euro) ed è su questa basi che le banche del consorzio sonderanno il mercato: il prezzo definitivo si saprà entro venerdì, quando l’ad Marco Morelli riferirà al board.

Dopo il miliardo ricavato dalla conversione dei bond subordinati in mano agli istituzionali, gli occhi sono puntati sull’esercito dei 40mila piccoli risparmiatori.

Anche per la conversione c’è tempo fino a mercoledì: il Monte vorrebbe raccogliere fino a 2 miliardi, per la parte restante si guarda ancora al Qatar, che entrerebbe con un miliardo e per il resto al mercato.

Lo stesso Tesoro, che ha il 4%, potrebbe aumentare il suo impegno. Rientra nel perimetro della conversione anche il Fresh 2008, il prestito con cui Siena aveva finanziato il costosissimo acquisto di Antonveneta, poi rivelatosi fatale per i suoi bilanci, ora nella mani di alcuni fondi, tra cui Attestor.

Scorrendo le 97 pagine della «Nota Informativa», al capitolo «Rischi», si scopre però anche che al collegio sindacale di Mps sono pervenute «alcune denunce» (ex articolo 2408 del Codice Civile) secondo cui la delibera – votata il 24 novembre dall’assemblea dei soci – di affidare al cda la delega dell’aumento non sarebbe valida, perché mancherebbe il parere della società di revisione sui criteri di determinazione del prezzo e perché il documento sarebbe stato depositato oltre i termini.

Battaglie legali ma che aumentano la tensione su un’operazione già di per sè difficilissima: come mette in chiaro lo stesso prospetto, se qualcosa dovesse andare storto, Mps ha infatti davanti il rischio concreto di vedere applicata la direttiva europea Brrd, fino al bail-in.

Tanto che il governo avrebbe pronto un decreto ad hoc, che, se sarà necessario, sarebbe varato venerdì nell’ambito della logica della ricapitalizzazione prudenziale.

L’impianto, valido per tutte le banche in difficoltà, prevede un fondo da 15 miliardi per sostenere gli aumenti di capitale, mentre altri 80 miliardi sotto forma di garanzie servirebbero per fronteggiare crisi di liquidità e assicurare i conseguenti aumenti.

La Germania, comunque, ha già messo in guardia l’Italia: Monte Paschi «deve seguire le regole concordate, cioè i creditori devono contribuire al soccorso, non il contribuente», ha detto Christoph Schmidt, il capo degli esperti economici della cancelliera, Angela Merkel, in un’intervista al Westdeutsche Allgemaine Zeitung (Waz).

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