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REFERENDUM, RENZI: “SE VINCE IL NO PREPARO I POP CORN PER VEDERE COSA SUCCEDE DOPO” (Si ma da casa tua!)

“Voglio che sia chiaro, chi vuole bloccare la casta ha in mano una matita domenica. Se poi gli italiani dicono no, preparo i pop corn per vedere cosa succede dopo”. Lo ha detto il premier Matteo Renzi a Repubblica Tv.

Il premier, ospite di ‘Unomattina’ su Raiuno, ha poi detto di non sentirsi imbarazzato dall’‘abbraccio’ di Wolfgang Schaeuble che, dalla Germania, ha dato il suo appoggio al al referendum. “Imbarazzato? Assolutamente no, Schaeuble è un uomo molto intelligente, è il Piercarlo Padoan della Merkel.

Rispetto alla Germania abbiamo idee diverse sull’austerità e ne discutiamo apertamente. La Germania si può permettere l’austerità perché 10-15 anni fa hanno fatto le riforme che noi abbiamo fatto da poco. Loro il jobs act l’hanno fatto nel 2003″.

Renzi ha anche parlato del No dell”Economist’ . “Finora – ha premesso – la stampa internazionale non ha azzeccato una previsione. Ma è solo una battuta.

L”Economist’ ha detto: ‘speriamo che vinca il no, così arriva un governo tecnico’. Io l’ultimo governo tecnico che mi ricordo ha alzato le tasse, ha fatto la riforma delle pensioni Fornero, ha creato una situazione di difficoltà al Paese, perché il Pil era al 2,3%. Quindi se devo dare retta all”Economist’ penso che è molto meglio votare SÌ”.

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TELEFONATE MOLESTE, ALLO STUDIO UN NUOVO MODO PER ‘DIRE NO’

Telefonate indesiderate che arrivano sempre nel momento meno opportuno. Mentre siete sul bus affollato, a pranzo con la famiglia o nel bel mezzo del vostro programma televisivo preferito.

A chiamare è un operatore che vuole vendervi qualcosa. Una volta succedeva con i telefoni fissi, ora anche e, soprattutto, con i cellulari . E’ stato per questo che la senatrice Cinzia Bonfrisco, presidente del gruppo Conservatori e Riformisti, ha presentato il disegno di legge 2452 con altri senatori del suo gruppo.

“Qual è l’idea? Dare la possibilità a chi non vuole ricevere telefonate di telemarketing di fare la richiesta, trasformando queste chiamate in un lontano ricordo” dice la senatrice all’AdnKronos.

A oggi, infatti, ci si può iscrivere al registro pubblico delle opposizioni soltanto se il numero di cellulare è presente negli elenchi pubblici degli abbonati.

Una legge da cambiare anche per il Garante della Privacy, Antonello Soro per cui sarebbe necessario un quadro normativo che possa mettere un freno a queste “chiamate insopportabili”.

I tempi, però, potrebbero non essere brevi. “Come sapevamo la legge di Bilancio, che la Camera ha appena licenziato – spiega la senatrice Bonfrisco -, fa entrare il Senato in sessione, per cui non possono essere esaminati altri disegni di legge che non la legge di Bilancio stessa. Fino al 20 di dicembre, purtroppo, andrà così“.

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I COMITATI PER IL NO: “ABBIAMO MANDATO UN ESPOSTO ALLA GIUSTIZIA PER LA LETTERA DI RENZI AGLI ITALIANI”

“I comitati per il No al referendum costituzionale hanno dato mandato a Francesco Saverio Marini di presentare un esposto all’autorità giudiziaria in ordine alla vicenda della lettera inviata da Matteo Renzi ai cittadini italiani all’estero, con particolare riferimento alla annunciata ‘contemporaneità’ del recapito della lettera stessa e delle schede elettorali, e soprattutto al mancato rilascio da parte del ministero dell’Interno al Comitato popolare per il No degli indirizzi dei nostri connazionali residenti all’estero”.

E’ quanto si legge in una nota del coordinamento dei comitati per il No. “L’iniziativa verrà compiutamente illustrata nella giornata di lunedì nel corso di una conferenza stampa”, si annuncia. E sulla stessa linea è anche la Lega che annuncia un esposto contro Renzi.

Lunedì la Lega presenterà con il deputato Paolo Grimoldi un esposto in Procura “per fare chiarezza e sapere per quale ragione il ministero degli Esteri ha respinto la nostra richiesta di fornirci gli indirizzi dei cittadini italiani residenti all’estero, a cui avremmo voluto inviare una lettera per spiegare le nostre ragioni del No al referendum, mentre questi indirizzi sono stati forniti al Pd per inviare la lettera di Matteo Renzi”, ha affermato in una nota il deputato e segretario della Lega Lombarda-Lega Nord.

“Siamo di fronte ad un grave vulnus che falsifica la consultazione non permettendo alle ragioni del No di essere divulgate ai 4 milioni italiani residenti all’estero con le medesime modalità permesse a chi sostiene il Sì”. Salvini ha poi rincarato la dose:

“Presenteremo denuncia nei confronti di Matteo Renzi perchè comprarsi gli indirizzi di milioni di italiani residenti all’estero per spedire la letterina sul referendum è un reato penale e ne dovrà rispondere a qualche giudice. Quando noi abbiamo chiesto questi indirizzi ci hanno detto no, c’è la privacy. Ora o paga Renzi o paga il ministro dell’Interno. Oppure vanno in galera tutti e due, vediamo se c’è un giudice che vuole fare rispettare la legge”. Anche Forza Italia attacca il premier per la vicenda della lettera agli italiani all’estero: “Ci saranno azioni unitarie delle opposizioni per far chiarezza sugli indirizzi degli italiani all’estero.

“Nella lettera il premier invita i nostri concittadini a esprimersi sul referendum, non prima, però -attacca- di essersi profuso in una apologia delle ragioni del Sì, demagogica nello stile quanto falsa nel merito. L’intervento, oltre a rappresentare un’indebita e violenta ingerenza nella formazione del convincimento degli elettori, fa quantomeno sorgere il dubbio che la condotta integri anche gli estremi del reato di abuso d’ufficio. Come fa il Comitato per il Sì ad avere questi indirizzi e questi elenchi? Perché non sono accessibili anche al fronte del No? Chi pagherà?”, ha affermato il capogruppo di Forza Italia alla Camera, Renato Brunetta.

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DICIAMO NO A QUESTO “NO” VIOLENTO CHE FA IL GIOCO DEL “SÌ”

La gazzarra in piazza non è una manifestazione per il No, ma uno spot per il Sì.

A quanti non s’accodano al pifferaio costituzionale è rimproverata l’eterogeneità e la contraddittorietà della compagnia. Strano argomento: se soggetti solitamente conflittuali si ritrovano assieme vorrà forse dire non che la riforma è bellissima e giustissima, ma che potrebbe anche essere l’opposto.

C’è un limite, però, all’eterogeneità: la civiltà degli argomenti e dei toni. Non tutto è accettabile e quel che è successo ieri a Firenze non lo è. Essere eretto a simbolo del male potrà compiacere l’ego lievitante di taluno, ma quel genere di processo porta male.

Da queste colonne avevamo invitato a tenere presente che arriverà il 5 dicembre, sicché sarebbe saggio rinunciare ai millenarismi: tanto di chi prevede la dittatura, quanto di chi prefigura sprofondamenti.

Fin qui abbiamo parlato al muro, specie rispetto ai secondi, visto che il governo (e un assai imprudente ministro dell’Economia) non smette di annunciare l’ira dei mercati, se la riforma dovesse soccombere. Anche questo modo di procedere porta male.

Tanto i fautori dell’intangibilità costituzionale (sciocchi: è stata cambiata 36 volte, il che dovrebbe tacitare i garruli dell’ora o mai più), quanto quelli del cambiamento per il cambiamento, non sanno far altro che buttarla sull’ideologico. E la caciara di piazza li aiuta. Dicono di volere parlare nel merito, ma poi scantonano. Giusto alcune osservazioni.

La riforma della legge elettorale fu approvata come propedeutica e con il voto di fiducia. Chi la proponeva, giustamente, la individuava come la vera sostanza del cambiamento. Ora, però, sono pronti a cambiare il cambio, nell’onirica condizione di una legge che muta prima ancora d’essere stata applicata.

La parte «migliore» della riforma costituzionale, del resto, è quella che pone (male) rimedio alla precedente riforma del Titolo quinto, fatta dal fronte che ora s’impanca a maestro (certo, Renzi era altrove, ma posto che il mondo non si racchiude in quella monade, non fu favorevole? Non si batté contro la riforma della riforma, fatta successivamente?). Perché ci si dovrebbe fidare della sapienza di quanti si pentono con tanta frequenza?

L’articolo 138 non cambia, la prossima riforma costituzionale si farà come le passate, ma non ci sarà più il Senato eletto. La prossima si contratterà con i Consigli regionali. La prossima non si farà, quindi, se passa il pastrocchio.

A proposito di regioni, non solo avranno competenze sugli affari internazionali (parlando il dialetto), ma, come stabilisce il nuovo articolo 57, eleggeranno i loro senatori «con metodo proporzionale».

Ma otto regioni (Abruzzo, Basilicata, Friuli VG, Liguria, Marche, Molise, Umbria e Valle d’Aosta) e due province autonome (Bolzano e Trento) hanno un solo senatore, cui si unisce un solo sindaco: qualcuno sa dire come si elegge proporzionalmente una sola persona? Neanche dove sono due, come in Calabria e Sardegna, è possibile: semmai a metà, ma le parti non sono solo due.

Può anche darsi che per inseguire la stabilità della prosopopea e l’innovatività del guazzabuglio si debba approvare questa roba, ma il politicismo comiziante, l’immobilismo scambiato per continuità e il consenso conquistato con i bonus mi sembrano la classica reincarnazione della cultura burocratico-clientelare.

Non cambia neanche l’ideologismo, pietrificato nella santificazione della prima parte della Costituzione. Ci voleva la piazzata, per completare il revival.

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