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GERMANIA: MIGRANTE ACCOLTO CON LA MOGLIE, ORA VUOLE IL RICONGIUNGIMENTO CON LA SECONDA SPOSA…

“Nel rispetto dell’accoglienza, si deve far venire la seconda o la terza moglie di un profugo?”.

È questa la domanda che hanno iniziato a chiedersi in Germania dopo che a Pinnenberg, città di 40mila abitanti a pochi chilometri da Amburgo, un immigrato arrivato dalla Siria nel 2015 con la moglie e i quattro figli ha chiesto il ricongiungimento con la seconda moglie che, tra le altre cose, è la madre di due dei quattro bimbi. Il caso, che è stato pubblicato da ItaliaOggi, ha aperto un dibattito acceso sulla poligamia che in Europa non solo non è riconosciuta ma è addirittura vietata.

Non è la prima volta che la Germania si divide sul controverso tema della poligamia. In passato, come ricorda ItaliaOggi, ci sono stati diversi casi di stranieri che hanno ottenuto il ricongiungimento con la seconda e addirittura la terza moglie.

Contro questo buonismo, però, si è schierata Alternative für Deutschland (AfD) che, dopo le politiche fallimentari di Angela Merkel in tema di immigrazione, continua ad aumentare i consensi nel Paese.

Gli ultimi sondaggi danno il partito guidato da Jörg Meuthen tra il 14 e il 18%, a un passo dell’Spd. Dietro il caso di Pinnenberg c’è molto di più che una semplice contesa giudiziaria. Dietro al ricongiungimento bigamo si cela infatti l’ampio dibattito sull’accoglienza che risente delle porte aperte dalla Merkel a un milione di immigrati siriani e degli attacchi terroristici che hanno insaguinato il Paese nei mesi successivi.

Nell’accordo di governo tra la Cdu e l’Spd dovrebbe esserci anche il numero di profughi da accettare ogni anno. In una prima bozza si parlava di massimo 220mila. Un numero che avrebbe potuto essere aumentato in caso di particolare emergenza.

Anche perché a questi andrebbero a sommarsi le mille riunioni autorizzate al mese. All’Spd questo accordo non va più bene. E la Merkel si ritrova in difficoltà. Ecco perché il caso del siriano poligamo di Pinnenberg non fa altro che infiammare il dibattito.

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Fact checking

 

NON C’È PACE PER GLI EX MARITI: ORA ALL’EX MOGLIE SPETTA PURE IL TFR, ANCHE SE SONO PASSATI 10 ANNI DAL DIVORZIO

Niente, non si può stare tranquilli neppure dopo 10 dal divorzio. La ex moglie sanguisuga è come un diamante: per sempre.

Non basta l’assegno di mantenimento e i vari free benefit post separazione: la coniuge del «bel tempo che fu» ha diritto di mettere le mani anche su parte del Tfr (trattamento di fine rapporto: sì, insomma, la liquidazione) del marito. E poco importa se la fatidica buonuscita sia stata liquidata al povero cristo dieci anni dopo che si è diviso dalla consorte: lei, la «buonentrata», la pretende. Le spetta.

A sancirlo è stato un giudice di Torino che ha condannato un agente assicurativo a versare alla donna 94 mila euro, pari al 40% della somma totale del Tfr. Il convenuto ha replicato che il denaro dalla compagnia al termine dell’attività professionale non era un vero e proprio Tfr, «perché il suo era di fatto un lavoro autonomo»; quindi, in base alla giurisprudenza della Cassazione, l’ex moglie non aveva diritto alla somma.

Secondo i giudici torinesi, però, non lo ha dimostrato: e l’onere della prova, su questo aspetto, spettava a lui.

La Cassazione, nel 2016, ha affermato infatti che non tutti i denari percepiti da un coniuge devono essere assoggettati al prelievo. Sfuggono, per esempio, i ricavi originati da un’attività di «natura imprenditoriale» esercitata «mediante una complessa e articolata struttura organizzata con vasta dotazione di mezzi e personale».

I due contendenti si sposarono nel 1976 e divorziarono nel 2004. Lui cominciò a lavorare per l’agenzia di Rivoli (Torino) di una compagnia assicuratrice nel 1990 e smise nel settembre del 2014.

Il 13 febbraio 2015 gli arrivarono i quasi 200 mila euro e lei (che percepiva un assegno di mantenimento e che nel frattempo non si era risposata) chiese la sua parte. L’uomo ha tentato di spiegare che «non si poteva parlare di Tfr in quanto non era un dipendente; tanto è vero che si avvaleva di sub agenti e di altro personale».

Ma la difesa della donna ha contrattaccato, documenti alla mano: «L’ufficio aveva degli orari di apertura indicati dalla compagnia, gli agenti avevano l’obbligo dell’esclusiva e non si assumevano rischi, la gestione dei sinistri era eterodiretta».

«Elementi – hanno spiegato gli avvocati – che fanno propendere per la natura subordinata del rapporto di lavoro».

I giudici della settima sezione civile hanno così dato ragione alla donna. Poi si è messo mano alla calcolatrice, prendendo in esame solo i quattordici anni (dal 1990 al 2004) di coincidenza piena fra matrimonio e rapporto di lavoro. Fatta la proporzione, le toghe hanno concluso per 94 mila euro: il 40% del totale, esattamente la somma richiesta dall’ex moglie.

Ora – sotto il profilo giurisprudenziale – sarà interessante compito se, in caso di appello, la sentenza resisterà ai nuovi orientamenti della Cassazione nel 2017 in materia di assegno di divorzio e ai disegni di riforma della legge che sono in preparazione alla Camera.

La «maledizione del diamante» continuerà per sempre?

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SE L’EGITTO PROVA A DIRE NO ALLA POLIGAMIA

Gli egiziani vogliono modernizzare il matrimonio con l’aiuto di Facebook e degli altri social media.

Gli attivisti dei diritti umani propongono di aggiungere una condizione speciale ai contratti di nozze. La modifica prevede di richiedere il consenso della prima moglie nel caso in cui il marito ne voglia sposare una seconda in caso di poligamia.

Abdel Moneim al-Alimi, parlamentare e membro del Comitato Legislativo e Costituzionale, ha detto a Al-Monitor che questa campagna sui social media va di pari passo con il progetto di legge che ha presentato il 2 ottobre al parlamento egiziano per modificare la legge sul matrimonio.

La proposta comprende diverse condizioni che dovrebbero garantire la validità del contratto di nozze. Una condizione prevede che il secondo contratto di matrimonio diventi nullo se la prima moglie del marito non ne fornisca l’approvazione scritta.

Ciò ha scatenato un ampio dibattito in Egitto, tra coloro che credono che questa condizione sia uno dei diritti fondamentali della prima moglie, contro coloro che la ritengono contraddittoria nei confronti della sharia islamica, che consente invece agli uomini di sposare fino a quattro donne.

Ahmed Khalil, capo dei partito parlamentare Nour ha sottolineato che i giovani egiziani sono appena in grado di sposarsi una volta, per non parlare di un secondo matrimonio. Il Parlamento dovrebbe emanare leggi che rendano più facile per i giovani sposarsi invece di affrontare casi eccezionali.

Abla Ibrahim, direttore del Dipartimento femminile della Lega araba, invece ha detto di non essere d’accordo con una condizione così irragionevole nel contratto di matrimonio. All’inizio del loro matrimonio, entrambi i coniugi hanno sentimenti forti ed escludono l’idea di un secondo matrimonio. Ma siccome la vita continua, un uomo potrebbe considerare più tardi un secondo matrimonio.

Ibrahim ritiene che il marito dovrebbe presentare al giudice le ragioni per le quali vuole un secondo matrimonio, e starebbe al giudice decidere se permetterlo o meno. La prima moglie non sarebbe neutrale e certamente non vorrebbe che suo marito sposasse una seconda donna.

D’altronde Sheikh Sharif al-Hawari, membro del consiglio della Salafi Call, ha sottolineato che il profeta Muhammad e i suoi compagni sono stati sposati con diverse donne e nessuno ha riferito di aver mai aspettato l’autorizzazione della prima moglie.

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LA MOGLIE NON SI CONCEDE E LUI LA PUNISCE GETTANDOLE ACIDO SUI GENITALI…

L’ennesima violenza in India ai danni di una donna. Secondo quanto riporta Leggo, una donna si è rifiutata di fare sesso e il marito per ripicca le ha gettato dell’acido sui genitali.

Ora l’indiana sta lottando tra la vita e la morte. Come scrive Leggo, “tutto è avvenuto nella casa della donna nel villaggio di Behrin nel distretto di Kannuaj, nello stato dell’Uttar Pradesh dell’India settentrionale“.

I due erano sposati da 7 anni e hanno due figli. Il loro matrimonio, però, negli ultimi tempi era un po’ in crisi e la donna non si concedeva al marito. Ed è stata proprio questa ritrosia a far scattare la violenza dell’uomo. Prima l’ha picchiata e poi le ha versato il liquido sui genitali.

Come riporta Leggo, “anciare l’allarme sono stati i vicini che hanno avvertito la famiglia della donna, il padre si è precipitato in casa, come riporta il Daily Mail, e ha poi portato la figlia in ospedale“.

Arrivata in ospedale, i medici hanno provato a curarle le ferite, ma senza grandi risultati. Secondo quanto riporta Leggo, “medici hanno curato le gravissime ustioni ai genitali e alle cosce, definendo il suo caso molto grave. Si sta cercando di capire di che prodotto chimico si tratti, intanto la donna lotta tra la vita e la morte. Non è però ancora chiaro, secondo le fonti locali, se il responsabile dell’aggressione sia stato arrestato“.

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