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SICILIA, CASO DI MENINGITE A ENNA: 33ENNE IN CONDIZIONI SERIE

Un caso di meningite virale è stato accertato all’ospedale Chiello di Piazza Armerina, in provincia di Enna.

Si tratta di un uomo di 33 anni che si era presentato al pronto soccorso con forte cefalea e rigidità muscolare.

Circa cinquanta persone, entrate in contatto con l’uomo, sono state sottoposte alla profilassi. Le condizioni del paziente sono definite “serie”.

Il 33enne è stato trasferito al reparto di malattie infettive dell’ospedale Umberto I di Enna.

Sono in corso gli accertamenti per risalire alla possibile fonte di contagio.

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TOSCANA, NUOVO CASO DI MENINGITE, GRAVE BIMBO DI 4 ANNI; ERA STATO VACCINATO…

Nuovo caso di meningite in Toscana. E’ stata confermata dal laboratorio di immunologia dell’ospedale Meyer di Firenze la diagnosi di sepsi da meningococco di tipo C in un bambino di quattro anni, ricoverato al Meyer in rianimazione. Le sue condizioni sono gravi e la prognosi è riservata.

Al momento, riferisce una nota, sono in corso accertamenti per appurare lo stato vaccinale del bimbo e per valutarne le preesistenti condizioni immunologiche.

Il bambino era stato ricoverato in un primo momento all’ospedale Cisanello di Pisa. Con l’aggravarsi della situazione i sanitari hanno disposto l’immediato trasferimento con l’elisoccorso al Meyer.

L’Asl Toscana nord ovest ha avviato la profilassi. Il servizio di igiene e sanità pubblica sta contattando tutti coloro che sono entrati in contatto con il bambino, che frequenta la scuola materna il ‘Panda’ di Cascina (Pi), per effettuare la profilassi e i genitori che ieri pomeriggio erano nella sala di aspetto della pediatra Maria Frijia.

Dalla documentazione risulta che il bimbo era stato vaccinato nel 2013. La Asl informa che gli ambulatori di Galleria Gerace a Pisa (primo piano) saranno aperti tutto il pomeriggio e domani mattina dalle 8.30 alle 12.30. Per informazioni è a disposizione il numero verde 800177744.

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ALLERTA MENINGITE A MILANO DOPO LA MORTE DELLA STUDENTESSA: AVVIATA PROFILASSI PER 140 PERSONE

Milano – Il batterio fa paura perché non si sa da dove sia arrivato. Meningite. Virus che richiama molte paure per la velocità con cui uccide quando si attiva, due le studentesse di chimica stroncate negli ultimi quattro mesi a Milano, e per quanto sta succedendo in Toscana.

Nell’ultimo caso milanese, la ragazza è morta mercoledì, ancora non si sa nemmeno di quale ceppo sia il batterio, anche se è molto probabile il C. Intanto sono partite delle vaccinazioni preventive su 140 persone. Mentre nell’ex Granducato i contagi di soggetti vaccinati rivegliano timori sopiti.

Nel 2016, nella regione che ha dato i natali a Matteo Renzi si sono registrati una decina di contagi tra persone già vaccinate. Oltre a un’altra dozzina tra chi non si era sottoposto alla cura. E questo nonostante una massiccia campagna di vaccinazioni che, riferiscono le autorità sanitarie, ha portato a un decremento dei casi totali. L’ansia però, complice anche il movimento antivaccinista, si è diffusa pure in Lombardia quando si è saputo che i due casi riguardavano due studentesse che lavoravano nello stesso dipartimento.

I due casi di Flavia Roncalli e Alessandra Covezzi, 24enni decedute rispettivamente mercoledì e il 29 luglio, hanno risvegliato molte paure. E proprio per precauzione L’Agenzia per la tutela della salute Metropolitana ha avviato delle vaccinazioni preventive su 140 persone, quelle che frequentano il dipartimento di Chimica dell’università Statale.

E Giorgio Ciconali, dirigente dell’Ats ha tenuto a precisare che «a Milano non c’è alcun allarme meningite, la malattia purtroppo ogni tanto si ripresenta, per fortuna con numeri relativamente bassi. Nella nostra Regione i casi si verificano con una cadenza molto regolare e in linea con l’atteso; al contrario, ci sono Regioni come la Toscana in cui il numero dei casi in questo periodo è superiore alle aspettative: anche per questo sono giustificate le campagne che sensibilizzano ancora di più alla vaccinazione». Appelli rivolti a studenti e famiglie proprio per gettare acqua sul fuoco mentre si aspettano certezze.

I due contagi avvenuti sotto la Madonnina poi non è nemmeno certo che siano collegati: le due ragazze sicuramente frequentavano le stesse strutture, in particolare il piano dove lavorano anche le 140 persone sottoposte a vaccinazione, ma non per questo devono aver contratto la malattia nello stesso posto.

L’ipotesi più valida è quella che abbiano incontrato un portatore sano, ciascuna uno diverso visto che il 15 per cento degli italiani ha nel sangue questa malattia. La certezza però arriverà solo nei prossimi giorni: i campioni di materiale sono stati inviati all’Istituto superiore di Sanità di Roma, ma vista «la scarsità del materiale» i risultati difficilmente arriveranno prima di metà della settimana prossima. Nel frattempo sono partite le vaccinazioni e gli appelli alla calma, anche se l’ansia di fondo rimane.

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