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RAI TRASCINATA NEL BURRONE DA FAZIO, LE PARODI & C. E MEDIASET SE LA RIDE

Scelte sbagliate, programmi che sono stati un flop, egemonizzazione a tappeto da parte di Renzi, i casi eclatanti di Fabio Fazio e delle sorelle Parodi, nonché i continui aggiustamenti al ribasso per quanto riguarda gli spot pubblicitari.

E addio ai Mondiali di calcio 2018 che saranno trasmessi da Mediaset. Per Viale Mazzini il 2017 è stato un annus horribilisla Rai è crollata negli ascolti e ora sta cercando disperatamente di metterci una pezza, mentre Mediaset se la ride.

Come evidenzia il Fatto Quotidiano, in un anno ha perso per 410mila telespettatori. Il dato riguarda la fascia della prima serata che è quella su cui si combatte la grande guerra dello share. Se si guardano i dati in valore assoluto il calo è evidente. All’appello nel 2017 mancano ben 123.764 spettatori.

La Rai cerca di difendersi: «Nessuna perdita»

Guardando nel dettaglio il crollo riguarda proprio la prima serata. Rai Uno perde 44.143 spettatori rispetto al 2016. Le cose vanno peggio sulla seconda rete dove c’è un calo di 187.933 spettatori.

Su Rai Tre il calo è stato di 177.963 spettatori. Il nuovo anno si sta per aprire con tante incognite. La Rai comunque cerca di metterci una pezza e in una nota afferma: «I risultati del 2017 sono in linea con il precedente anno, con una forte crescita negli ultimi 4 mesi.

Dal 1 settembre al 31 dicembre, infatti, l’offerta Rai ha guadagnato nell’intera giornata +0.5 punti di share e +123 mila spettatori rispetto allo stesso periodo del 2016.

Ancora più importante è l’incremento nel prime time e nel daytime: in prima serata i canali Rai conquistano in entrambe le fasce quasi un punto in più, +0.9, con +146mila spettatori nella prima serata e +195 mila nel daytime rispetto al 2016».

Parole che vengono travolte dall’ironia e dagli sfottò sul web.

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AGCOM: POSSIBILE VETO SU CONTROLLO VIVENDI IN MEDIASET E TELECOM

Dopo un’analisi sui dati del 2015, Telecom risulta il principale operatore nel mercato delle comunicazioni con il 44,7%, mentre Mediaset raggiunge una quota del 13,3% del “Sic”, il sistema integrato delle comunicazioni.

Lo ricorda l’Agcom, sottolineando che “questi dati evidenziano che operazioni volte a concentrare il controllo delle due società in capo a Vivendi potrebbero essere vietate”. Per questo si verificherà il rispetto delle norme.

L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ricorda che, in base alla legge, le imprese di comunicazioni elettroniche che detengono nel mercato italiano una quota superiore al 40%, non possono acquisire ricavi superiori al 10% del Sistema Integrato delle Comunicazioni (Tv, radio, editoria).

“I tetti anticoncentrazione nei mercati delle comunicazioni e dei media – sottolinea l’Autorità – rispondono a esigenze di interesse generale (pluralismo, servizi di pubblica utilità, concorrenza) e a diritti essenziali dei cittadini (informazione, comunicazione, accesso ad Internet) e sono parte della normativa nazionale dei singoli Stati all’interno dell’Unione Europea”.

“Alla luce di una preliminare analisi su dati 2015” rileva l’Autorità – “Telecom Italia, il cui azionista di maggioranza è il gruppo Vivendi con una quota del capitale sociale del 24,68%, risulta il principale operatore nel mercato delle comunicazioni elettroniche, detenendo il 44,7% della quota nel mercato prevalente delle telecomunicazioni.

Mediaset, società operante nel settore dei media e dell’editoria, il cui azionista di maggioranza è il gruppo Fininvest con il 34,7% del capitale, raggiunge nel 2015 una quota del 13,3% del Sic”.

“Questi dati evidenziano che operazioni volte a concentrare il controllo delle due società potrebbero essere vietate” avverte l’Agcom che “procederà ad acquisire tempestivamente tutte le informazioni rilevanti sull’operazione in atto, al fine di monitorarne gli effetti e verificare, attraverso una puntuale analisi giuridica ed economica, il rispetto della normativa vigente”.

Politica in difesa di Mediaset: patrimonio italiano – Dopo il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda (il quale ha definito l’iniziativa di Vivendi una “scalata ostile a uno dei più grandi gruppi media italiani”), anche i partiti politici prendono posizione sulla vicenda.

Il segretario della Lega, Matteo Salvini, chiede un intervento del governo: “Al di là delle appartenenze politiche – sostiene – si tratta di un’azienda strategica italiana e sono in ballo circa 20mila posti di lavoro, tra dipendenti, oltre 4 mila, e altri che fanno capo a società che lavorano principalmente con Mediaset.

Basta chiacchiere: non è possibile che l’economia italiana sia in svendita al miglior offerente estero”. Anche il Pd, con il vice segretario Lorenzo Guerini, si dice favorevole.

Il governo, assicura, sta “studiando azioni per mettere in sicurezza un patrimonio italiano”. Se più scontata è la richiesta di sostegno che arriva da Forza Italia, meno prevedibile è quella di Stefano Fassina di Sinistra italiana. “Il nostro Paese – sostiene – non può continuare ad essere il supermarket per le aziende straniere”, per cui “è necessario porre un argine alla colonizzazione finanziaria straniera”.

Il M5S contrario: “Mediaset non strategica per il Paese” – Unica voce fuori dal coro è quella del M5s secondo cui “è totalmente inappropriato un intervento dell’esecutivo a tutela di Mediaset quando lo stesso non fece nulla contro l’aggressiva scalata di Vivendi a Telecom, che era invece veramente strategica per il nostro Paese considerando l’infrastruttura di rete in suo possesso”.

Per una volta il fronte pentastellato non si mostra però granitico. Secondo Danilo Toninelli, capogruppo in commissione Affari costituzionali, infatti, il Governo “deve intervenire e bloccare. Non sono affari che possono favorire la nostra economia”.

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BERLUSCONI: “MEDIASET RESTA IN ITALIA, COMPREREMO PIÙ AZIONI”

Mediaset resta in Italia e sempre più saldamente in mano alla famiglia Berlusconi. Lo ha rivelato lo stesso Silvio Berlusconi a Bruno Vespa.

“È un pilastro del nostro gruppo imprenditoriale ed escludo nella maniera più decisa che possa essere alienata dalla mia famiglia”, dice il leader di Forza Italia al giornalista nel suo ultimo libro “C’eravamo tanto amati. Amore e politica, miti e riti, una storia del costume italiano”.

Nel passaggio del volume anticipato oggi, l’ex premier esclude anche l’arrivo di un nuovo azionista di controllo. “Anzi stiamo aumentando la nostra partecipazione azionaria“, assicura.

Stando ai dati dell’ultima assemblea degli azionisti di aprile, la famiglia Berlusconi detiene attraverso Fininvest il 33,46% del capitale di Mediaset.

In primavera poi Fininvest aveva rafforzato la sua presenza nell’azieda con un investimento di circa 58 milioni di euro che aveva portato la holding al 34,7% totale.

Resta invece congelato l’accordo siglato con Vivendi per un’alleanza strategica e per la cessione di Premium.

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