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MARINA RIPA DI MEANA HA LASCIATO UN VIDEOTESTAMENTO PRIMA DI MORIRE (VIDEO)

«Il suicidio in Svizzera non è l’unica alternativa, fatelo sapere». Con queste parole Marina Ripa Di Meana ha voluto lasciare un messaggio prima della sua scomparsa, avvenuta venerdì all’età di 76 anni.

Il videomessaggio registrato insieme a Maria Antonietta Farina Coscioni è stato registrato pochi giorni prima della sua morte da Radio Radicale, e contiene queste parole:

«Dopo Natale le mie condizioni di salute sono precipitate. Il respiro, la parola, il mangiare, alzarmi: tutto, ormai, mi è difficile, mi procura dolore insopportabile: il tumore ormai si è impossessato del mio corpo.

Ho chiamato Maria Antonietta Farina Coscioni, persona di cui mi fido e stimo per la sua storia personale, per comunicarle che il momento della fine è davvero giunto. Le ho chiesto di parlarle, lei è venuta.

Le ho manifestato l’idea del suicidio assistito in Svizzera. Lei mi ha detto che potevo percorrere la via italiana delle cure palliative con la sedazione profonda. Io che ho viaggiato con la mente e con il corpo per tutta la mia vita, non sapevo, non conoscevo questa via.

Ora so che non devo andare in Svizzera. Vorrei dirlo a quanti pensano che per liberarsi per sempre dal male si sia costretti ad andare in Svizzera, come io credevo di dover fare.

È con Maria Antonietta Farina Coscioni che voglio lanciare questo messaggio, questo mio ultimo tratto: per dire che anche a casa propria, o in un ospedale, con un tumore, una persona deve sapere che può scegliere di tornare alla terra senza ulteriori e inutili sofferenze. Fallo sapere, Fatelo sapere».

Fonte: qui

Il video

MARINA E PAMTHEVAN, LʼITALIANA CHE VIAGGIA PER IL MONDO CON FURGONE E… CANE

C’è chi fa follie per il proprio uomo, e chi per il proprio cane.

E’ il caso di Marina Piro, una giovane inglese di origini italiane, che ha deciso di ripristinare un vecchio furgone per viaggiare in giro per il mondo con il suo inseparabile amico a quattrozampe.

Per documentare le loro avventure ha pensato anche di aprire un blog, Pamthevan.

Marina si è armata di tanta pazienza, buona volontà e attrezzi vari, e ha ripristinato da sola un vecchio Renault Kangoo cinque porte del 2001.

Dopo due mesi di lavoro, è venuta fuori una piccola casetta mobile dotata di tutti i comfort.

Sebbene lo spazio limitato, la giovane è riuscita a rendere il furgone accogliente e completo.

Ha pensato proprio a tutto: letto, tende, angolo cottura, luci a LED e perfino alcune piante d’appartamento.

Qualcuno potrebbe chiedersi: perché architettare tutto questo?

In effetti sarebbe stato più semplice salire su un aereo e partire, ma è la stessa Marina a spiegare sul suo blog il motivo: “La ragione principale per cui ho scelto di andare in viaggio con un furgone è che ho voluto avere Odie con me.

Un furgone sembrava l’opzione più praticabile.

Troppi autobus, treni e compagnie aeree non accettano i cani, per non parlare delle difficoltà che si incontrano nel trovare un alloggio adeguato”.

Su Pamthevan, questo il nome del blog, Marina si diverte a postare fotografie che documentano le sue avventure insieme al suo inseparabile Odie, un bellissimo Labradoodle, razza nata dall’incrocio tra Labrador Retriever e Barbone standard.

In comune hanno la passione per il viaggio, amano conoscere posti nuovi e sentirsi liberi.

Marina non ha dubbi: il suo cane è “il migliore compagno di viaggio che avrebbe mai potuto chiedere”.

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BEFFA PER GLI UFFICIALI DI MARINA: INDAGATI PER NAUFRAGIO MIGRANTI

Una beffa. Per la strage dei profughi dell’ottobre del 2013 sono stati indagati alcuni ufficiali della Marina. Circa tre anni fa la nave italiana Libra non intervenne girando l’Sos a Malta.

In quel naufragio sarebbero morte 268 persone, recuperati solo 26 corpi. E ora per i militari spunta l’accusa di omicidio colposo. Secondo quanto riporta Repubblica, è un’indagine delicata affidata ai pm Francesco Scavo e Santina Lionetti. Un fascicolo che arriva direttamente dalla procura di Palermo.

La magistratura inquirente vuole capire le modalità d’intervento della marina militare. L’iscrizione è un atto dovuto per comprendere eventuali responsabilità. Ma cosa accadde il giorno del naufragio? Alle 12:56 un naufrago siriano chiama le autorità italiane per chiedere soccorso con un telefono satellitare. Alle 13:05 le autorità maltesi però prendono il controllo delle ricerche.

Da questo momento, secondo gli inquirenti unaserie di passaggi burocratici blocca la macchina dei soccorsi. Ed è a questo punto l’inetrevento rapido salta. Alle 17:07 il peschereccio si ribalta. Quaranta minuti dopo arriva la nave maltese e cinquanta minuti dopo quella italiana trovandosi davanti disperati che chiedevano aiuto in acqua.

Adesso i magistrati vogliono capire cosa sia successo tra le autorità italiane e quelle maltese e a cosa sia stato dovuto il ritardo nei soccorsi.

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