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#TERREMOTO IN IRAN, SONO 12MILA LE CASE DISTRUTTE; I SOPRAVVISSUTI NEI CAMPI

Sono dodicimila le case  «completamente distrutte» dal terribile terremoto di magnitudo 7.3 che la notte di domenica ha colpito la provincia di Kermanshah nell’Iran occidentale provocando per ora almeno trecento morti, ma il bilancio è destinato ad aumentare.

Lo riferisce la Bbc citando una funzionaria dell’Iran, Mansoureh Bagheri, mentre per oggi in Iran è stato proclamato un giorno di lutto nazionale.

Bagheri ha precisato che le operazioni di soccorso sono terminate e che ora la priorità è quella di dare un riparo alle persone colpite al più presto possibile. Intanto la televisione di Stato iraniana ha riferito che migliaia di sopravvissuti hanno trascorso un’altra notte all’aperto o in campi di accoglienza.

È stato sconsigliato il ritorno nelle abitazioni rimaste in piedi a causa delle decine di scosse di assestamento seguite alla prima. Le prima immagini dalle zone devastate che hanno fatto il giro del mondo hanno mostrano interi edifici sbriciolati dalla potente scossa. Le vittime in Iraq sono stimate a 11.

Particolarmente difficile la situazione a Darbandikhan, dove l’ospedale è stato severamente danneggiato ed è ancora senza corrente elettrica. Almeno 30 i feriti nella cittadina.

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L’IRAN RISPONDE A TRUMP: “COSTRUIREMO PROPULSORI NUCLEARI”

L’Iran ha ordinato ai suoi scienziati di avviare la ricerca per la propulsione nucleare nel trasporto marino, in risposta alla decisione del Congresso di estendere le sanzioni contro la Repubblica Islamica.

Introdotte nel 1996 per ostacolare lo sviluppo delle armi nucleari, le sanzioni sono rivolte specificatamente all’industria energetica iraniana. Il disegno di legge, approvato all’unanimità da entrambe le camere del Congresso Usa (Senato 99/0, Camera 410/1), estenderebbe di altri dieci anni le attuali sanzioni contro l’Iran che scadranno il prossimo 31 dicembre.

“Il presidente Hassan Rouhani in risposta ai ritardi, alla negligenza ed alla violazione degli accordi sul nucleare da parte degli Stati Uniti, ordina all’Organizzazione dell’energia atomica iraniana di sviluppare e realizzare la propulsione nucleare per le navi in collaborazione con i centri scientifici e di ricerca”.

Rohani ha ordinato anche la “produzione di combustibile per la propulsione nucleare con ragguagli sui requisiti tecnici entro tre mesi”.

Il Congresso ed il presidente Obama potrebbero lasciare in vigore le sanzioni, qualora ritenessero violati gli accordi sul nucleare siglato con le potenze mondiali.

La propulsione nucleare

Tecnicamente, la richiesta del Presidente Hassan Rouhani, comporterebbe l’arricchimento dell’uranio ad una purezza fissile ben al di sopra il livello massimo previsto negli accordi sul nucleare.

In base alle disposizioni siglate con Stati Uniti, Francia, Germania, Gran Bretagna, Russia e Cina, l’Iran non può arricchire l’uranio al di sopra di una purezza del 3.67 per cento per 15 anni.

La propulsione, invece, richiederebbe una purezza del 20%. Diverso il discorso per l’alimentazione elettrica per le navi a propulsione nucleare che, in teoria, non violerebbe gli accordi ma richiederebbe comunque una purezza maggiore rispetto ai limiti consentiti.

Da rilevare due punti essenziali.

Il primo è che la ricerca, lo sviluppo e l’ottimizzazione della propulsione nucleare richiede decenni. Il secondo è che Rouhani ha parlato di “propulsione nucleare per le navi”. Non è stata in alcun modo menzionata la possibilità di implementare (ma ciò non lo esclude) la tecnologia sui sottomarini.

La possibilità che l’Iran stia realizzando un reattore nucleare per l’implementazione sui sottomarini, così come annunciato nel giugno del 2012, è attualmente ritenuta ben oltre le capacità attuali dell’industria del paese.

L’annuncio di Rouhani potrebbe acuire i rapporti con Washington e con il Presidente eletto Donald Trump che ha sempre definito un “disastro” l’accordo entrato in vigore lo scorso gennaio. Quasi un anno fa, l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica riteneva rispettati da Teheran tutti gli impegni assunti il 14 luglio del 2015.

La strategia di negazione concentrica dell’Iran

La forza sottomarina è parte integrante della strategia di difesa a più livelli dell’Iran basata sulla capacità di collocare mine EM-52 ed asset UWIED, Underwater Improvised Explosive Devices in un contesto A2/AD.

In uno ipotetico conflitto, i sottomarini iraniani opererebbero come moltiplicatori di forze in anelli concentrici tra l’Oceano Indiano, il Mar Rosso e lo Stretto di Hormuz. Attualmente, l’Iran sta testando il suo primo sottomarino di medie dimensioni classe Fateh, interamente costruito in patria e, potenzialmente, equipaggiato con i siluri a super-cavitazione Hoot.

Soltanto le tre unità della classe Kilo di fabbricazione sovietica, commissionate dal 1992 al 1996, possiedono dimensioni maggiori. La ridondanza iraniana di proiezione si basa su due sottomarini Kilo sempre in navigazione.

Tuttavia, a causa della minima profondità operativa richiesta, almeno 164 piedi, possono accedere solo ad un terzo del Golfo Persico. Nessun sottomarino attualmente in servizio con l’Iran è in grado di lanciare missili balistici o da crociera, mentre Mosca ha acquisito tale capacità soltanto un anno fa con il Rostov-on-don della classe Varshavyanka.

Il Fateh è il terzo programma indigeno del paese che riguarda la realizzazione dei sottomarini. Il programma Ghadir si basa sui progetti delle piattaforme classe Yono della Corea del Nord con un dislocamento di 123 tonnellate ed equipaggiati con due tubi da 533 millimetri. Dal 2005, l’Iran ha in linea di produzione indigena due siluri da 533mm e 324mm.

In inventario anche migliaia di mine. Ad oggi il livello di coinvolgimento della Corea del Nord è sconosciuto. I sottomarini classe Ghadir sono progettati per operare in acque poco profonde, principalmente nel Golfo Persico e nello Stretto di Hormuz. La classe Fateh, grazie alle sue dimensioni, potrebbe spingersi fino all’Oceano indiano settentrionale, lasciando il pattugliamento del Mar Rosso ai classe Kilo.

Il sottomarino Fateh potrebbe essere la prima unità iraniana ad essere equipaggiata come dotazione standard con i siluri a super-cavitazione Hoot, testati per la prima volta dieci anni fa. Sebbene molto pubblicizzati, il loro impiego non è mai stato confermato. L’idea si basa sul vecchio concetto sovietico della super-cavitazione che prevede la creazione di una bolla di gas all’interno di un liquido.

In questo modo si evita l’attrito con il fluido permettendo all’oggetto dentro la bolla di viaggiare ad altissima velocità. L’Iran starebbe sviluppando anche dei sottomarini diesel-elettrici destinati a colmare il divario tra la classe pesante Kilo da quattromila tonnellate e quella leggera Ghadir.

La classe Qaa’em, unità da mille tonnellate presentata nel settembre del 2008, rimane un mistero. Probabilmente, il progetto è stato inglobato nella classe Besat da 1200 tonnellate. I sottomarini tascabili (basati su tre classi) infine, rientrano nella strategia asimmetrica dell’Iran contro le unità di assalto anfibio costrette ad attraversare le acque poco profonde dello Stretto di Hormuz.

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IRAN, PAROLE PESANTI CONTRO TRUMP: LA FRASE CHE PUÒ INNESCARE LA GUERRA

Sono una barzelletta le minacce  del presidente eletto, Donald Trump, alle navi iraniane che si  avvicineranno alle imbarcazioni Usa nelle acque del Golfo.

Lo ha  dichiarato il capo di Stato Maggiore delle forze armate iraniane, il  generale Mohammad Hossein Bagheri, riferendosi alle parole che il  tycoon pronunciò a settembre durante un comizio in Florida nel quale  suggerì di sparare alle navi iraniane responsabili di azioni  improprie.

E, a proposito di Iran, quando girano intorno ai nostri  bei cacciatorpedinieri con le loro piccole imbarcazioni – disse Trump
a Pensacola – e fanno ciò che non dovrebbero essere autorizzati a  fare, beh, verranno buttati fuori dall’acqua a colpi di arma da  fuoco».

Secondo Bagheri, che non ha nominato esplicitamente Trump, «la persona che ha recentemente conquistato il potere, ha parlato senza pensare!  Minacciare l’Iran nel Golfo Persico è solo una barzelletta».

Il generale, citato dall’agenzia di stampa semiufficiale Fars, ha quindi  ironizzato sia su Trump che sulla democratica Hillary Clinton,  sostenendo che i due candidati in campagna elettorale «hanno mangiato  troppo zucchero», un’espressione che si usa in Iran per riferirsi a  persone che parlano senza senso.

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