Archivi tag: GRASSO

IL SOSPETTO DI ALDO GRASSO SUL TRACOLLO DEL PROGRAMMA DI SANTORO: “FORSE QUALCHE INTENZIONALITÀ”

La prima puntata della nuova stagione di “M” di Michele Santoro su Raitre si è sfracellata senza appello.

I dati dello share hanno condannato il teletribuno al 4,9%,contro il 30,6% e il 32,6% delle due puntate di Don Matteo su Raiuno.

Quel risultato poteva essere ampiamente previsto, anzi secondo il critico televisivo del Corriere della sera, Aldo Grasso, era scontato.

Il problema è quindi la scelta della posizione nel palinsesto imposta a Santoro: “Denota una certa leggerezza la scelta di programmazione del giovedì sera – scrive Grasso – Che mette in concorrenza diretta ben tre esordi di produzioni originali, fra cui il ritorno del prete/detective più popolare del piccolo schermo”.

Il sospetto di Grasso è che dietro lo schianto di Santoro “c’era forse qualche intenzionalità. Oppure – ha aggiunto – solamente mancanza di strategia”.

Fonte: Qui

GRASSO ATTACCA RENZI: “IL PD È PIENO DI DEBITI E LUI VA IN GIRO IN TRENO”

Ma sì, alla fine faranno l’ammucchiata contro il centrodestra. E la chiamata alle armi arriverà proprio da Pietro Grasso, che per ora attacca Renzi ma che – come si evince dalle sue parole – per risolvere tutto tirerà fuori dal cilindro l’allarme antifascista, il nemico.

Un nemico che cambia nome e faccia a seconda dei casi, anche se il primo della lista resta sempre Berlusconi. La sinistra si può compattare solo se ha quell’obiettivo, sconfiggere il Cavaliere o – per usare gli appellativi cari alla Boldrini – i populisti, gli intolleranti, i razzisti, i fascisti e chi più ne ha più ne metta.

Questo gioco l’hanno fatto da presidenti di Camera e Senato, figuriamoci se non lo fanno adesso, da leader di partito. Il problema attuale, però, è Renzi. Cerca di metterci una pezza, Pietro Grasso. Senza riuscirci. «Né odio né rancore» verso il Pd, assicura a “Circo Massimo” su Radio Capital. «Il problema sono le politiche: è Renzi che dice di fare quello che Berlusconi non ha fatto».

Grasso: «Verso il Pd né odio né rancore»
ma dimostra il contrario

Non avrà odio, Grasso, ma le sue parole sono velenosissime: «Renzi aveva il 40% e si è ridotto al 20%. Il Pd ha avuto «un’amministrazione scriteriata, con una campagna referendaria che ha fatto indebitare il partito. Non puoi andare in giro col treno quando ci sono i dipendenti in cassa integrazione».

E a proposito degli arretrati sui contributi che il Pd gli ha chiesto di versare: «Pensare che la responsabilità sia mia è una vicenda squallida».

Alla fine con i Cinque Stelle
potrebbe esserci “matrimonio”

Meno duro con i grillini. «I 5 Stelle non danno affidabilità, non danno garanzie. Ricordo, in Senato, i cambiamenti su unioni civili, migrazioni. Se cambiano in funzione di un algoritmo o i mal di pancia della gente sui social…», ha detto Grasso, lasciando intendere che in fondo l’alleanza con il M5S si può fare.

«Se queste cose non ci saranno più sarà un elemento diverso di valutazione. Noi useremo lo stesso metodo usato nel Lazio e nella Lombardia, valuteremo i presupposti, se la nostra politica può far parte dei loro programmi, se ci sarà una svolta politica a sinistra: non abbiamo pregiudiziali, la abbiamo solo verso la destra», ha chiarito il leader di Leu.

Fonte: Qui

GRASSO VUOL TORNARE AGLI ANNI ’70: IL RITORNO AL POSTO FISSO

Piero Grasso vuole tornare al passato. Il programma politico del suo movimento prevede non solo l’abolizione del Jobs Act ma anche le leggi precedentemente approvate come il pacchetto Treu e la legge Biagi.

Il ripristino dell’articolo 18 così è un imperativo categorico così come l’introduzione delle 35 ore l’assunzione di massa di nuovi impiegati pubblici. Il tutto unito a una stretta sul part-time e i contratti a termine.

Un programma sul lavoro che, come si legge sul quotidiano il Giorno, “sembra preso in toto da qualche documento del Pci o della Cgil degli anni Settanta-Ottanta”.

Secondo il movimento di Grasso, Liberi e Uguali, infatti, “la via maestra per la redistribuzione della ricchezza è quella della piena e buona occupazione, da garantire attraverso un piano straordinario per il lavoro e gli investimenti, che inverta radicalmente una politica economica fondata su bonus e sconti fiscali”. Ma non solo.

“Crediamo sia indispensabile tornare a investire sul lavoro pubblico, con lo sblocco del turnover”. “È quindi necessario – si legge ancora – intervenire con decisione, superando il Jobs Act e tutte le forme contrattuali che alimentano il peggiore sfruttamento. La nostra proposta è tornare a considerare il contratto a tempo indeterminato a piene tutele, con il ripristino dell’ articolo 18, come la forma normale di assunzione”.

Il contratto a tempo determinato e il lavoro in somministrazione possono essere usati “esclusivamente con il ripristino della causale, che giustifichi la necessità di un’ assunzione a scadenza” e pertanto si deve superare “la giungla di forme contrattuali precarie introdotte nell’ ultimo ventennio, che decreto Poletti e Jobs Act hanno contribuito a rafforzare”.

Si prevedono, inolte, un aumento del costo degli straordinari così da applicare integralmente il contratto collettivo di lavoro nazionale, ‘senza alcuna possibilità di deroga’, sanzioni per le aziende che delocalizzano e un tetto agli stipendi dei manager privati.

Fonte: qui

E GRASSO GIÀ LITIGA CON LA BOLDRINI SULL’ALLEANZA CON IL M5S

La sinistra è pur sempre la sinistra. E così appena può si mette a litigare. I compagni di Liberi e uguali sono appena nati che già si mettono a battibeccare.

Da una parte Pietro Grasso dall’altra Laura Boldrini. I due si punzecchiano a distanza. Non trovano la quadra sulle allenze.

Se da una parte concordano nell’appoggiare Nicola Zingaretti nella corsa alla Regione Lazio, dall’altra si dividono sulla possibilità di scendere a patti con il Movimento 5 Stelle dopo le elezioni politiche del 4 marzo.

“Non decide lei”, ha messo in chiaro (seccato) il presidente del Senato mettendo così a tacere la numero uno di Montecitorio che aveva escluso qualsiasi acordo con i grillini.

La partenza non è certo delle migliori. Anzi. A Grasso va dato atto di aver devastato il centrosinistra e di aver mandato a picco Matteo Renzi e il suo Partito democratico. Ma non ha fatto a consolidare il proprio partito che già nascono i primi dissapori.

A farlo indispettire è stata la Boldrini che aveva chiuso a qualsiasi alleanza con il Movimento 5 Stelle. “Comprendo – ha ribattuto la seconda carica dello Stato a L’intervista su SkyTg24 – ma poi decide qualcun altro”. E, alla domanda di Maria Latella se sarà lui a decidere, si è limitato a dire: “Certo”.

Capitolo chiuso? Si vedrà. A proposito di eventuali accordi con il Movimento il presidente del Senato ha spiegato che, “dopo il voto”, il partito “valuterà la situazione”“Il M5S è però così ondivago che non riusciamo a capire le sue politiche: un giorno è per l’euro, un giorno apre alle alleanze, un giorno è per l’Europa un giorno no. Quando riuscirà a dare l’esatta valutazione alle sue politiche forse anche noi potremo fare delle valutazioni”.

Sulle alleanze, però, Grasso non sembra avere le idee molto chiare. Se da una parte chiude la porta in faccia a Giorgio Gori, candidato piddì alla Regione Lombardia, dall’altra apre a Zingaretti, candidato piddì alla Regione Lazio.

“Nel Lazio la situazione, rispetto alla Lombardia, è diversa – ha motivato il leader di Leu – ho convocato anche per il Lazio un’assemblea dei delegati regionali che mi hanno dato un mandato per trattare con Zingaretti, che ricordo che è in carica, per portare avanti politiche di sinistra. Quindi, ha aggiunto: “Da Zingaretti possono arrivare segnali di discontinuità”. Il ragionamento non fila un granché. Ma il risultato è che, come certifica Ixè per Huffington Post, il suo partito sarebbe al 7%. Voti rosicchiati al Pd di Renzi.

“Il voto a Liberi e Uguali è il voto ai valori e ai principi della sinistra”, ha spiegato lui stesso replicando al segretario dem che ha sostenuto che il voto a Liberi e uguali è un voto perso. “I voti al Pd li ha levati Renzi quando ha cambiato la sua politica – ha concluso – noi cerchiamo di recuperare i voti persi da Renzi, di chi non va più a votare, di chi per rabbia ha votato per i Cinque Stelle. Pensiamo che questo sia il modo migliore per dare al Paese una visione diversa”.

Fonte: qui