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GENE GNOCCHI TORNA A LA7; DAVANTI AGLI STUDI UNO STRISCIONE DI PROTESTA

Ieri sera appuntamento televisivo con il programma condotto da Giovanni FlorisDimartedì, che una settimana fa era stato al centro di roventi polemiche per la frase pronunciata da Gene Gnocchi su Claretta Petacci.

Il comico nel corso della puntata di ieri sera non si è scusato né ha fatto accenno alla vicenda, rispetto alla quale aveva invocato il “diritto di satira”, limitandosi a dire che la sua battuta era su Giorgia Meloni e non sull’amante di Mussolini. Anche il conduttore Floris ha evitato commenti sulla polemica scatenata dalla battuta di Gene Gnocchi. In contemporanea con la puntata del talk show si è svolto davanti agli Studios (ex stabilimenti De Paolis) in via Tiburtina a Roma un sit in convocato via Facebook dal gruppo “Difendiamo Claretta”.

E’ stato esposto lo striscione con la scritta “Il gene della codardia e dell’infamia”.

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FELTRI ANNIENTA GENE GNOCCHI: “TI NASCONDI DIETRO UN DITO SPORCO DI MER… ANTIFASCISTA”

Gene Gnocchi, comico sui generis, rivendica il diritto di satira, e fin qui ha ragione. Si può e si deve ridere su tutto e su tutti, talvolta mancando di rispetto a qualcuno.

La libertà è un bene superiore e quelli che la vorrebbero limitare non meritano di essere ascoltati. Noi, e il giornale che facciamo non a caso si chiama Libero, siamo i primi a dire con forza che non bisogna fare la guerra alle parole. Cosicché riconosciamo a Gnocchi la facoltà di dare sfogo alla sua creatività umoristica.
Ci mancherebbe altro.

Siamo stati perseguitati anche dall’ Ordine dei giornalisti, che invece dovrebbe tutelarci, perché abbiamo spesso usato un linguaggio disinvolto per descrivere la realtà.

Ultimamente il direttore responsabile Pietro Senaldi è stato ingiustamente sanzionato per il titolo: «patata bollente» riferito al sindaco Raggi alle prese con grane amministrative romane, il che è assurdo oltre che ridicolo.

Pertanto non vogliamo prendercela con chi scherza sui protagonisti della cronaca politica o generica che sia. Ma il caso di Gene è particolare e richiede una puntualizzazione.

Egli ha detto per gioco – un gioco sporco – che la scrofa gironzolante per la capitale si chiama Claretta Petacci, il nome dell’ amante di Benito Mussolini, la quale fu fucilata – pur essendo innocente – insieme con il capo del Fascismo.

E qui se permettete, la satira maschilista o non maschilista, non è pertinente. Si tratta di un insulto ingiusto oltre che volgare a una donna che non commise reati di alcun tipo, essendosi limitata ad amare, fino a sacrificare la vita, un uomo osannato dal popolo per venti anni e odiato negli ultimi giorni della propria esistenza perché sconfitto. Intendiamoci, il problema non è il Duce, i cui errori erano e sono evidenti anche a un cieco, bensì la figura macchiata di una signora senza colpe eppure uccisa quasi fosse una delinquente.

Definirla maiala – animale a me molto simpatico – al solo scopo di infangarne la memoria, è stato un esercizio deplorevole che non può essere giustificato col diritto alla satira. Che non c’ entra. Immagino tu, caro Gnocchi, sia consapevole della scemenza che hai detto: dovresti scusartene anziché arrampicarti su inesistenti specchi satirici.

Capita a chiunque di sbagliare. Stavolta è toccato a te, e ti conviene fare marcia indietro senza nasconderti dietro a un dito sporco di merda antifascista.

Claretta Petacci dimostrò di essere una persona seria crepando ammazzata pur non avendo subìto un processo. Tu, viceversa (assolto a furor di popolo bue), continuerai a dire cazzate e non sarai nemmeno giudicato dallo straccio di un Ordine dei giornalisti. Comoda la vita del comico.

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BATTISTA A GENE GNOCCHI: “STAI ALLA FRUTTA, NON FAI RIDERE. ORA CHIEDI SCUSA” – VIDEO

«Una battuta infelice, di pessimo gusto. Che non fa ridere ma solo rodere…» Avrebbe fatto meglio a tacere, a occuparsi di cose più semplici, più frivole.

Maurizio Battista, comico romano molto amato dal pubblico capitolino, bacchetta duramente Gene Gnocchi per l’offesa «becera» a Claretta Petacci pronunciata a Dimartedì, la trasmissione condotta daFloris.

Parole che hanno indignato l’opinione pubblica e i social. «Non è una questione politica, non mi interessa – precisa Battista – si tratta di educazione, di rispetto delle persone, specialmente se morte, ancora di più se donne. Che facciamo le difendiamo solo quando ci pare?».

Il comico romano si sente indignato: «Un comico che arriva a tanto significa che sta alla frutta», dice ironizzando anche sulle qualità artistiche di Gnocchi.

«Non è una cima, si vede. Comici così, che si credono sagaci, sono robetta.». Offendere una situazione drammatica – continua Battista – vuole dire essere alla frutta o non capire il limite del buon gusto e dell’educazione. Meglio parlare di cose più facili,  che si conoscono e non avventurarsi.

«Prima di dire le cose pensaci, sei anche uno che ha studiato, non come me… Anche se non ti conosco – conclude rivolgendosi a Gnocchi – ti consiglio di chiedere scusa».

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LO STRISCIONE SOTTO CASA DI GENE GNOCCHI: “VIGLIACCO”

Le polemiche sullo show di Gene Gnocchi Di martedì che ha messo nel mirino Claretta Petacci accostandola ad un maiale, di fatto non si spengono.

E così il comico adesso deve fare i conti con le reazioni di chi non ha accettato quelle parole che poco avevano a che fare con satira e ironia. Alcuni militanti di Forza Nuova hanno appeso durante la notte uno striscione proprio sotto l’abitazione del comico con la scritta “vigliacco”. Un modo per protestare contro la battuta sull’amante del Duce.

Forza Nuova spiega i motivi della sua protesta: “Se per l’immagine di Anna Frank con la maglietta della Roma anche i sampietrini si indignarono – dice Desideria Raggi, responsabile provinciale di Forza nuova Faenza – accade che per la Petacci, donna di straordinaria bellezza, pura, candida ed innocente, la cui unica colpa fu quella di innamorarsi perdutamente di un grande uomo, fino al punto di sacrificare la sua vita per lui, venendo martoriata, violentata ed appesa in pubblica piazza per mano dei vili traditori della Patria (gli stessi di cui oggi la republichetta si fa vanto), nessuno interviene, nessuno proferisce alcuna parola di condanna”.

E inserendosi nelle polemiche la Raggi fa una riflessione che ha il sapore della provocazione: “Se avesse paragonato il maiale femmina a Franca Rame gli animali del cortile parlamentare sarebbero stati cosi silenziosi?”.

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