Archivi tag: FRANCIA

FRANCIA: POLIZIOTTA LINCIATA DALLA FOLLA LA NOTTE DI CAPODANNO.. – VIDEO

Due agenti in servizio la notte di capodanno sono stati linciati dalla folla dopo una chiamata per disordini all’esterno di un’abitazione in cui era in corso una festa di fine anno nel sobborgo parigino di Champigny-sur-Marne, nel sud-est della capitale francese. L’agente, di cui non si conosce il nome, è stata filmata dagli stessi aggressori mentre veniva presa a calci insieme al capitano di polizia di turno arrivato sul posto insieme a lei.

Le immagini finite su Twitter hanno suscitato indignazione in tutta la Francia. Anche il presidente Emmanuel Macron è intervenuto promettendo di consegnare i colpevoli alla giustizia: “I responsabili del linciaggio codardo e criminale saranno trovati e puniti. Onore alla polizia e pieno sostegno a tutti gli agenti attaccati”.

I due agenti arrivati all’indirizzo sono stati circondati in strada da circa 300 persone, che non erano state invitate alla festa privata, ed attaccati. Per la poliziotta vittima del linciaggio si trattava del primo incarico. La donna, trasportata all’ospedale di Saint-Camille a Bry-sur-Marne, ha riportato una commozione cerebrale ed ematomi multipli.

Secondo alcune testimonianze, di fronte alla violenza degli aggressori, il capitano di polizia che era in coppia con l’agente è stato costretto a tirar fuori la sua arma di servizio. Alla fine della rivolta, è stato ricoverato all’ospedale di Bégin a Saint-Mandé con ematomi multipli, naso rotto e forse anche un trauma oculare.

Ventiquattro ore dopo l’assalto, altri due agenti sono stati violentemente aggrediti a Aulnay-sous-Bois, sobborgo ad appena venti chilometri di distanza dal luogo del primo incidente. L’attacco è avvenuto poco prima delle 18:00 secondo una fonte della polizia.

 Gli agenti stavano effettuando un controllo su uno scooter rubato quando sono stati aggrediti da un gruppo di persone. Uno di loro è stato picchiato più volte e ha riportato lividi alla testa e un polso slogato. L’altro ufficiale ha sparato due volte per “calmare la situazione”. Almeno due persone sono state arrestate e detenute.

Fonte: qui

Il video


Il post di Macron

NOVITÀ DALLA FRANCIA: TELEFONI FISSI NELLE CELLE DI 50MILA DETENUTI ENTRO IL 2018

La Francia intende installare un telefono fisso nella cella di ogni detenuto. Il ministero della giustizia di Parigi ha lanciato una gara d’appalto per equipaggiare progressivamente circa 50mila utenze nei penitenziari del Paese.

Chi sconta il carcere potrà chiamare solo i numeri autorizzati dall’amministrazione penitenziaria. Le prime linee dovrebbero essere attivate entro fine 2018.

La posizione di Macron

 Per l’amministrazione del presidente Emmanuel Macron si tratta di un provvedimento dalle ricadute importanti. Il mantenimento dei legami familiari, infatti, è considerato un elemento chiave del reinserimento in società.

Un altro obiettivo è quello di combattere il traffico di telefoni cellulari, una delle principali fonti di conflitto in prigione.

Maggiori dettagli

Non si tratta di un via libero indiscriminato alle telefonate dal carcere. I 50mila apparecchi in 178 carceri saranno abilitati a chiamare solamente i numeri autorizzati dall’amministrazione carceraria o da un giudice.

Il precedente

Per la prima volta viene estesa una sperimentazione che era già condotta dal luglio 2016 presso il carcere di Montmédy (Meuse).

Mentre le cabine poste nei corridoi degli istituti penitenziari del Paese sono difficilmente utilizzabili per via del sovraffollamentoLe Monde sottolinea come i detenuti di questa prigione possano chiamare in qualsiasi ora del giorno o della notte i membri della propria famiglia.

Fonte: qui

DALLA FRANCIA ARRIVA UNA NUOVA FOLLIA LAICISTA: È VIETATO PURE SCRIVERE LA PAROLA “NATALE” (Ma va là)

Che l’offensiva laicista contro il Natale avesse già ampiamente superato il limite del ridicolo, era cosa nota da tempo.

Ma la notizia che arriva da Poitiers, in Francia, più che del ridicolo ha dell’assurdo.

Persino il nome della festa che si celebra il 25 dicembre è stato messo al bando.

Può sembrare uno scherzo ma così non è: una festa di Natale è stata rinominata “festa del Leon“, esattamente l’inverso della parola francese “Noel”.

La denuncia arriva dal sito francese Osservatorio sulla Cristianofobia, che si occupa di monitorare il preoccupante aumento di atti di odio contro i cristiani in tutto l’Esagono e in Europa.

A Poitiers – dove, per una curiosa coincidenza, nel 732 il re dei Franchi Carlo Martello sconfisse gli invasori musulmani, preservando il volto cristiano della Francia – il direttore di un centro di quartiere ha spiegato che la festa in programma per il prossimo 15 dicembre verrà chiamata “festa di Leon” e non “festa di Natale” proprio per “non offendere le altre religioni e le altre culture”.

Un po’ come se per non offendere cristiani, ebrei e buddhisti, gli islamici iniziassero a festeggiare il “Daraman” invece del Ramadan. Follia pura.

Ma purtroppo il caso di Poitiers non è isolato: a Nantes, al confine fra la Bretagna e i paesi della Loira, il tradizionale mercatino natalizio, in programma dal 2 al 23 dicembre, è stato ribattezzato ancora una volta “mercato di Leon”, come si può leggere anche sul sito della pro loco cittadina.

Una coincidenza certo non casuale, visto che il mercato viene pubblicizzato con abeti e fiocchi di neve ed è allestito proprio nelle settimane centrali di dicembre. Ma il vero nome della ricorrenza della Natività è meglio censurarlo. Non sia mai che qualcuno ricordasse perché il 25 dicembre ci si ferma dalla routine quotidiana e si festeggia.

Fonte: Qui

SE LA FRANCIA È ORMAI SCHIAVA DI MAOMETTO: NESSUNA TV VUOLE IL DOCUMENTARIO SULLA STRAGE DI CHARLIE HEBDO (Ma va là)

In sala un’ovazione. Erano presenti tutti gli acquirenti dei grandi network televisivi francesi.

«Commossi, sono andati dal nostro produttore dicendo che si trattava di una pellicola magnifica», racconta il regista Vincent Coen.

Poi il silenzio. Come sempre più spesso accade ai lavori in cui di mezzo c’è Maometto. Il copione si ripete anche oggi. La Francia rinnega con l’indifferenza, ignorandola completamente, l’ennesima opera dai toni critici nei confronti dell’islam e che mostra le caricature del Profeta.

Stavolta la scure è calata su Rien n’est Pardonné (Niente è perdonato, ndr), il film-documentario dei cineasti belgi Vincent Coen e Guillaume Vandenberghe (coproduzione Savage Film, Eklektik e RTBF). Il titolo rievoca e nega quel Tout est pardonné comparso sulla copertina del settimanale satirico Charlie Hebdo all’indomani della strage del 7 gennaio 2015, in cui gli islamisti trucidarono 12 persone, tra cui metà della redazione che aveva osato disegnare e ridere di Maometto.

La pellicola ripercorre la storia simbolica di Zineb El Rhazoui, giornalista e attivista franco-marocchina, sopravvissuta per caso al massacro (era all’estero quel giorno) e diventata da allora la donna più minacciata e protetta di Francia.

La sua storia di coraggio e lotta contro «il fascismo islamico», cominciata nel 2011 con la Primavera araba in Marocco, è stata trasmessa in Belgio, Svizzera, Austria, Svezia, Olanda, Norvegia. E approderà presto anche in Germania. Ma a quasi dodici mesi dall’uscita del documentario, nel gennaio 2017, nessuno ne ha ancora comprato i diritti in Francia. La ragione?

«Si tratta di una forma di autocensura. Nel film si vedono le vignette di Maometto», ci spiega lapidaria la stessa Zineb, l’esperta di islam che ha ispirato molte delle campagne del settimanale satirico, tra l’altro sceneggiatrice de La Vita di Maometto, il libro a fumetti sul quale per mesi ha lavorato al fianco del direttore Charb massacrato dai terroristi.

Anche il regista Coen, dopo mesi di dubbi, ha trovato un senso a questo misterioso silenzio: «La prima mondiale del film si è svolta proprio in Francia, al Fipa, il festival cinematografico di Biarritz. Lì fu un trionfo – ci spiega – Da allora una sfilza di sì, forse, è complicato, qualcuno che accampa problemi economici. E nessuno che svela le vere motivazioni. A un certo punto ne abbiamo parlato con Plantu, il vignettista di Le Monde, uno dei più noti di Francia, col quale stavamo lavorando a un progetto. Non ha avuto dubbi. Ci ha detto: mi è piaciuto immensamente ma so bene perché il mio Paese lo rifiuta. Mostra le vignette di Maometto e questo per ora non è possibile».

La Francia ha paura. «La paura del pubblico è normale – dice Coen – Per questo abbiamo pensato che le sale cinematografiche non fossero il posto giusto per trasmettere il film. Non è un caso che anche in Belgio il documentario sia andato in onda in tv. La nostra casa di produzione ha capito che presentarlo in sala sarebbe stato davvero pericoloso, che i cinema avrebbero potuto rappresentare un obiettivo per i terroristi. C’erano stati gli attacchi a Charlie Hebdo, al Bataclan, a Bruxelles. Abbiamo pensato fosse più giusto che gli spettatori belgi potessero vederlo in sicurezza, nelle proprie case, facendo in modo tra l’altro che potesse raggiungere anche un pubblico più ampio».

Ma in Francia nulla. Nessuna televisione si è ancora fatta avanti. «E questo è meno normale. Il Paese ha subìto uno choc, un trauma che spinge le persone a essere molto prudenti ma che non dovrebbe spingere gli editori e le tv al limite dell’autocensura».

Eppure chi tocca Maometto o l’islam rischia. «Anche noi siamo stati minacciati via web quando il film è stato proiettato a Bruxelles. Ma cerchiamo di non pensare ai rischi, anche se restiamo vigili».

Prudenti ma ostinati. Proprio come Zineb, che tra il 2011 e il 2016 ha visto morire i suoi amici per mano degli jihadisti e ha assistito dalla sua vita blindata, incinta della prima figlia, agli altri attentati che hanno colpito la Francia. Ma non ha mai smesso di combattere l’ideologia islamista.

«L’abbiamo scelta per questo – conclude Coen – Zineb è l’anticliché della donna sottomessa. È la voce della giovinezza del mondo arabo che si è battuta e ha pagato per il suo impegno». Il film con la sua storia aspetta di trovare un posto in Francia.

Fonte: Qui