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IPOCRISIA BOLDRINI: C’È SALVINI E LEI ATTACCA I CLANDESTINI

Cara Boldrini, ti scrivo. Perché ieri ti ho seguito attentamente, nel tuo faccia a faccia con Matteo Salvini, da Lilli Gruber. E mi son trovato (in tv) una persona molto diversa dal solito, che improvvisamente dice “che l’immigrazione è un problema” dopo averla caldeggiata in tutti i modi, dopo averci detto che dobbiamo adeguarci agli usi e costumi degli immigrati, dopo aver fatto il pianto greco perché è saltato lo Ius soli, con un peana che è andato avanti anche a Governo terminato e camere sciolte.

Mi son trovato (in video) una Boldrini che corregge Salvini, non sui temi politici fondamentali per il Paese, ma sulla grammatica: “La presidente  della Camera, non il presidente”. Che per inciso è sbagliato, così come è sbagliato quel “la presidenta” a lei tanto cara. Ma che sto a dire, a lei che sa di latino…

Ho ascoltato una presidenta/e/i/o/u che continua a sventolare quel fazzoletto rosso della “difesa delle donne” e mi chiedo se sia la stessa persona che incontrando i musulmani ha tolto il foulard per mettere il velo. In barba ai diritti delle donne delle quali dice di ergersi a difesa. Ancora, ho visto lei, terza carica dello Stato, ripetere alla nausea di appartenere alla “minoranza” (e m’ha fatto specie che la Gruber, che è giornalista preparatissima, abbia annuito) e dunque di “aver potuto fare poco”, quando sarebbe bastato che il suo ex partito (quello che ha fatto da stampella sia a Renzi che a Gentiloni) staccasse la spina per far cadere quell’esecutivo con il quale dice di essersi trovata così male.

Ho visto una Boldrini accusare Salvini di essere il responsabile morale di tutto l’odio telematico che gli italiani incazzati le hanno gettato contro: non le viene il sospetto che si raccoglie ciò che si semina e che se avesse operato per il bene degli italiani non una sola voce si darebbe levata contro di lei? E da che pulpito, poi, visto che, sino a quando non si è riciclata in LeU per trovare un nuovo posto al sole, il suo partito, quello di Nicki Vendola, è quello che ha sempre pescato voti nei “kompagni che sbagliano” dei centri sociali?

Gli stessi che non saranno saliti su un palco con una bambola di gomma (una volta per tutte: non era un oggetto erotico, ma un semplice pallone gonfiato) ma che nel 2014 a Bologna hanno assaltato la macchina del leader leghista tirando sassi e sanpietrini? Gli stessi che a ogni manifestazione “antifascista pacifica e democratica” mettono a ferro e fuoco le città, assaltano i gazebo del Centrodestra, pestando i poliziotti, sfasciano macchine e vetrine? Questa è dialettica e la bambola è sessismo?

Cara Boldrini, ieri Salvini s’è dimostrato un gran signore; s’è capito che lei cercava lo scontro duro (anche se sul finir di trasmissione era lei ad avere il labbro tremolante dal nervoso) per poterlo poi accusare di sessismo, ma le è andata male. Il leader leghista ha parlato di fatti, di programmi politici, lei di aria fritta, continuando a rinfacciargli – da che pulpito – di “essere ossessionato dagli immigrati”.

Proprio voi della Sinistra estrema che non pensate ad altro…Le mando dunque un grosso abbraccio e nel concludere le chiedo: ma quei cartelli già scritti se li era portati da casa, vero?

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ATTILIO FONTANA: “QUELLA DEI CLANDESTINI È UN’EMERGENZA, SERVONO PIÙ ESPULSIONI”

Quella degli immigrati irregolari in Italia è “un’emergenza, da cui derivano problemi di ordine pubblico e di tenuta sociale, che si può risolvere solo attraverso le espulsioni annunciate dalla coalizione di centrodestra, espulsioni da attuare anche attraverso accordi bilaterali con i Paesi di provenienza di questi immigrati, per la maggior parte provenienti da Nigeria, Senegal, Guinea, Gambia e Costa d’Avorio“.

È questa l’opinione del candidato del centrodestra alla presidenza della Regione Lombardia, l’avvocato Attilio Fontana.

In una nota, Fontana ha citato martedì i dati del rapporto Ismu di qualche settimana fa, ripubblicati dal Corriere della Sera. Secondo questi dati, ha sottolineato Fontana, si tratta di “oltre mezzo milione di immigrati irregolari” in Italia, e “di questi un quinto, circa 100mila, sono sul territorio lombardo.

Da governatore della Regione Lombardia – ha detto – farò pressione sul presidente del Consiglio e sul ministro dell’Interno, per attuare il più rapidamente possibile questo piano di espulsioni, partendo proprio dalla Lombardia”.

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Fact checking

 

SALVINI SULL’ISLAM: “NON LO VOGLIAMO QUI”

I giochi sono ormai fatti. Salvini si lascia alle spalle la fiera delle candidature e pensa al futuro.

Fissa paletti, indica percorsi, suggerisce. Batte sull’immigrazione. «Per il primo anno di governo Salvini il numero è zero. Dobbiamo smaltire un arretrato di clandestini di mezzo milione. La prima opzione è blindare i confini, dalle Alpi alla Sicilia. Basta, non si passa, stop. L’Islam di oggi è un pericolo».

Non teme sorprese sulle alleanze. «Mi fido di Berlusconi e dei patti chiari perché abbiamo scritto insieme un programma, non ci siamo incontrati al bar per prendere un caffè». Ribadisce che la legge Fornero va cancellata. Indica che un suo eventuale governo avrà tra i ministri Bagnai, Borghi e Siri.

Va a testa bassa su Bruxelles: «Siamo gli unici fessi che non diamo da mangiare ai nostri figli, perché lo chiede l’Europa. L’Unione ha già 52 dazi che proteggono merci europee. Io dico che, come Trump difende lavatrici e pannelli solari, abbiamo il dovere di tutelare alcune nostre produzioni, penso al tessile, alle scarpe, ai giocattoli e quello che mangiamo e beviamo». Prima di tutto questo però ci sono le elezioni.

Il Carroccio ha preferito puntare da una parte sui big, dall’altra sui giovanissimi, in qualche caso studenti universitari o lavoratori in erba. Salvini, in primis, correrà per il Senato, col proporzionale, in Calabria 1, Lazio 1 (Roma), Lombardia 4 (Milano), Liguria 1, Sicilia 2 (Catania, Messina, Acireale e Siracusa). Il Senatùr, Umberto Bossi, è stato candidato, invece, come capolista al Senato nella circoscrizione Lombardia 3 (Varese, Como e Lecco). «Adesso Bossi mi dà del cretino tre giorni su sette, ma il rispetto e la gratitudine umana sono dei valori».

L’avvocato Giulia Bongiorno correrà come capolista al Senato in Lombardia 5 (Cologno, Monza, Sesto), Lazio 2 (Roma Collatino, Viterbo, Guidonia), Piemonte 1 (Torino), Liguria 2 (seconda dopo Salvini) e Sicilia 1 (Palermo). In quest’ultima regione, a seguirla, ci saranno Santo D’Alcamo, Patrizia Battello e Gioacchino Picone.

In Liguria correranno anche il presidente del consiglio regionale Francesco Bruzzone e l’assessore Edoardo Rixi. C’è poi il segretario del Sap Gianni Tonelli, indicato come capolista in Emilia 3 (Bologna). Sempre in Emilia, per il Senato, le pedine schierate sono l’ex candidata a sindaco Lucia Borgonzoni e il consigliere economico di Salvini, Armando Siri.

La Toscana vede giochi complessi. L’economista anti euro Claudio Borghi Aquilini dovrà scontrarsi col ministro dell’economia Pier Carlo Padoan a Siena, dove correrà per l’uninominale, ma i suoi paracadute saranno, al proporzionale, sempre per la Camera, Toscana 2 e 4. Nel Granducato correranno anche i giovanissimi Lorenzo Gasperini (Livorno) ed Edoardo Ziello (Pisa) per l’uninominale, la consigliera regionale Elisa Montemagni e Manfredi Potenti per il proporzionale.

Tra i più rodati l’assessore aretino Tiziana Nisini, quello grossetano Mario Lolini e il consigliere regionale Manuel Vescovi. L’economista Alberto Bagnai andrà allo scontro con Matteo Renzi a Firenze 1, per il Senato, ma sarà anche capolista in Abruzzo 1 (Pescara e L’Aquila), Lazio 3 (Frosinone, Velletri e Fiumicino). Massimiliano Fedriga si potrà votare in Friuli 1 come capolista, mentre il collega Gian Marco Centinaio sarà schierato all’uninominale in Lombardia. Roberto Calderoli sarà capolista in Lombardia 2 (Bergamo) per l’uninominale, mentre Giancarlo Giorgetti sarà, per il proporzionale alla Camera a Varese.

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SOLO LA SINISTRA HA IL CORAGGIO DI DIRE CHE I REATI SONO DIMINUITI: “PIÙ CRIMINI CON I CLANDESTINI”

Mario Pari La corruzione, tema forte sempre presente. Ma anche quel passaggio sul rapporto tra immigrati clandestini e criminalità presente nella relazione scritta, che non poteva passare inosservato.

«In linea generale – è scritto – occorre osservare come non sembri ragionevolmente contestabile che l’impatto sul territorio bresciano di immigrati clandestini, in numero cospicuo e crescente, contribuisce a creare condizioni di crescita dei fenomeni di devianza criminale». Il procuratore generale Pier Luigi Maria Dell’Osso, anche quest’anno, in occasione della cerimonia d’inaugurazione dell’anno giudiziario ha dispensato franchezza nella propria analisi.

Anche nel suo caso c’è stato però il riferimento ai processi del 2017, da quello d’appello a Massimo Bossetti, celebrato a Brescia alla Cassazione che ha condannato definitivamente, per la strage di piazza Loggia, Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte.

Sul tema della criminalità straniera ha spiegato come: «un “mercato“ con un indotto finanziario assai ingente – reso ancora più consistente nel Bresciano dalle cospicue condizioni economiche complessive dell’area su cui insiste – possa aver esercitato e sia destinato ad esercitare una fortissima capacità attrattiva per i gruppi criminali stranieri che, in particolare all’interno dei flussi migratori da tanto tempo in atto, sono approdati in Italia e seguitano ad operare, indirizzando spesso la loro operatività verso l’area lombarda, in ragione della sua preminenza economica».

Ma per il procuratore generale parlare di criminalità, anche sulla base delle precedenti esperienze professionali, significa puntualmente fare riferimento alla criminalità organizzata e quindi, nel caso bresciano, anche al processo Pesci e a una parte delle condanne. Riferimenti quindi alla ’ndrangheta, a quella «molteplicità di atti intimidatori, realizzati mediante l’incendio doloso di autobotti per calcestruzzi, di attrezzatura per attività di movimento-terra e di veicoli utilizzati.

Le indagini, dapprima iscritte come singoli eventi nel registro delle notizie di reato dalla procura di Mantova, sono state poi sviluppate e coordinate dalla D.D.A della Procura di Brescia». E ancora «l’usura collegata alla ’ndrangheta».

CRIMINALITÀ organizzata significa però anche corruzione, il tema principale dell’intervento del magistrato in un bilancio di un anno in cui sono state «molte più le luci delle ombre». Tra queste ultime il sottodimensionamento, quanto a magistrati, delle procure del distretto. Sottodimensionamento che non ha impedito di dimostrare di sapere operare.

E in queste condizioni si è trovata anche la procura dei minori. Ma sullo sfondo dell’intervento è rimasto sempre il tema della corruzione. «Il dato nazionale – ha concluso – dei procedimenti per corruzione è basso rispetto al livello di corruzione che è un reato di violenza perchè fa violenza all’ordinato svolgersi economico di una collettività. C’è la necessità di un contrasto ferreo. Occorre insorgere contro la corruzione. Tutti insorgano. Insorgiamo!».

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Il commento di Lucia Borgonzoni