Archivi tag: centrodestra

#CASAPOUND, L’AVANZATA NEI SONDAGGI SPAVENTA IL CENTRODESTRA

L’avanzata di CasaPound, ora, si fa palpabile. Alcuni sondaggi, infatti, danno il movimento intorno al 2%, ovvero a un punto percentuale dall’ingresso in Parlamento.

Ma, paradossalmente, CasaPound può danneggiare proprio il centrodestra. L’analisi viaggi sulle pagine de La Stampa. Ed è semplice: se la tartaruga frecciata raggiungesse il 2%, potrebbe erodere consensi soprattutto a Fratelli d’Italia e Lega.

E dunque, in alcune circoscrizioni, CasaPound potrebbe indirettamente favorire Movimento 5 Stelle e Pd, strappando qualche collegio in più. Una circostanza che, come detto, agita la coalizione.

Fonte: qui

Fact checking

EFFETTO #MACERATA? CON LA SINISTRA IN CALO E IL M5S STABILE, IL CENTRODESTRA SALE ANCORA…

La vittoria del centrodestra alle prossime elezioni politiche, da qualche giorno, ha maggiori probabilità di verificarsi.

A dispetto delle campagne mediatiche che stigmatizzano le posizioni securitarie di Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni sui fatti di Macerata, nei sondaggi il tema della sicurezza e dell’emergenza migranti acquisisce una connotazione sempre più prioritaria.

Ed è così che la coalizione, in quasi tutte le rilevazioni, si colloca stabilmente attorno al 37,5% (quota registrata da Emg), una quota che attualmente non garantisce una maggioranza sicura in Parlamento. Per raggiungere il primato in entrambe le Camere mancherebbero, infatti, una trentina di seggi a Montecitorio e una quindicina a Palazzo Madama.

Anche in questo caso Macerata ha una valenza pratica oltreché simbolica perché i collegi uninominali marchigiani potrebbero rivelarsi decisivi per conseguire l’obiettivo.

Tuttavia, prima di entrare nel dettaglio, è necessario precisare che, dopo il taglio delle tasse, la sicurezza nelle città è un forte driver motivazionale per il voto assieme alle politiche per il lavoro. Il centrodestra non ha fatto altro che ribadire, con diverse sfumature la necessità di rimpatriare gli immigrati senza titolo di soggiorno oltre a riproporre il poliziotto di quartiere.

Tanto il Pd quanto Leu sono in fortissimo imbarazzo su questo tema avendo spesso spinto sul tema dell’integrazione e dell’accoglienza. Il silenzio imposto al ministro dell’Interno Minniti, unico oppositore interno della vulgata buonista, ha fatto il resto. Non è un caso che più che i decimali guadagnati dal centrodestra pesi l’arretramento continuo del centrosinistra.

Si ritorna sempre a Macerata. Il tragico caso di Pamela Mastropietro che ha innescato la follia potenzialmente omicida di Luca Traini potrebbe riverberarsi anche nelle urne. Il capoluogo marchigiano è lo spartiacque tra una zona rossa e il Sud della regione (Fermo e Ascoli) più vicino al centrodestra.

Conquistare e confermare quei collegi potrebbe essere decisivo per ottenere una maggioranza solida. Un identico discorso si potrebbe ripetere per i collegi confinanti della dorsale appenninica di Abruzzo e Molise, soprattutto alla Camera.

Teramo, Pescara, Chieti, Vasto, Campobasso e Isernia, secondo gli ultimi dati di YouTrend, sarebbero pienamente contendibili. In molti casi il centrodestra parte avvantaggiato, in altri sembra più temibile la concorrenza pentastellata di quella piddina.

Il profilo leguleio assunto dal candidato premier M5s, Luigi Di Maio, sulla vicenda maceratese si spiega proprio in ottica elettoralistica. Anche i grillini hanno guadagnato decimali con la linea rigorista e si attestano stabilmente sopra il 27 per cento.

Il tema della sicurezza riguarda anche le grandi città dove disoccupazione e povertà si intreccia con il degrado delle periferie e non solo. Torino, Roma e Napoli, a titolo di esempio, presentano molti collegi in bilico dove il centrodestra si presenta con candidati molto legati al territorio che potrebbero consentire un risultato positivo quanto insperato sulla carta.

Senza contare che in Lucchesia e in Lunigiana, tra le province di Massa Carrara e Spezia, Berlusconi & C. sembrano ormai aver fatto breccia in quelli che un tempo erano feudi storici colorati del rosso diessino o della sinistra Dc. «Tutti i collegi sono contendibili, non ci sono più zone rosse inespugnabili. Ce la giochiamo ovunque e possiamo vincere alla grande», ha chiosato il capogruppo di Fi alla Camera, Renato Brunetta.

Fonte: qui

Fact checking

BECCHI: IL PROGRAMMA DEL PD PUNTA A CANCELLARE LO STATO NAZIONALE

Ciascuna lista ha presentato il proprio programma elettorale che tutti i cittadini possono consultare sul sito del ministero dell’Interno. Del programma di centrodestra abbiamo già parlato: dai «minibot» utili al ripristino parziale della sovranità monetaria alla «prevalenza della nostra Costituzione sul diritto comunitario», dall’abolizione dei limiti all’utilizzo del denaro contante al no alle politiche di austerità e delle eccessive regolamentazioni da parte dell’Unione europea.

Il Movimento 5 Stelle ha presentato i suoi venti punti senza alcun riferimento né alla sovranità nazionale né alla revisione dei Trattati – come il Fiscal Compact – che tanto male fanno alla nostra economia. Nel documento programmatico non c’è alcun riferimento neppure all’euro. Esemplare è il punto 17), dove il Movimento propone la «riduzione del rapporto debito pubblico/Pil di 40 punti in 10 anni», il che significa tagli su tagli alla spesa pubblica per compiacere i mercati finanziari e le Istituzioni Ue. Un programma che nei rapporti con l’Unione non presenta significative differenze rispetto a quello del Pd.

STATO NAZIONALE ADDIO

Il Pd, infatti, ha presentato un programma che – in chiave europea – fa molti passi indietro rispetto ai «pugni sul tavolo» che Renzi avrebbe voluto battere a Bruxelles fino a pochi mesi fa. Tant’è che si parla di «Stati Uniti d’Europa», che tradotto significa superamento illegittimo della nostra sovranità, la quale appartiene al popolo ed è esercitata dalle Istituzioni della Repubblica sulla base del principio democratico. Perseguire il cammino che conduce agli «Stati Uniti d’Europa» significa abbattere lo Stato nazionale.

Per non farsi mancare nulla, il programma del Pd afferma che l’«appartenenza all’Europa e all’euro non solo non è in discussione ma costituisce elemento di orgoglio politico e istituzionale». Questo è un modo per dimostrare piena sudditanza all’Ue a trazione tedesca, escludendo a priori ogni analisi critica sulla moneta unica – che avvantaggia i tedeschi a scapito soprattutto degli italiani – e sui trattati vigenti.

Dello stesso tenore il programma della lista +Europa di Emma Bonino, che vorrebbe una «federazione leggera» allo scopo di «spostare al centro federale funzioni di governo oggi svolte dagli Stati membri», sempre in preparazione degli «Stati Uniti d’Europa».  Non a caso Renzi e Bonino sono alleati.

SOLO VENDETTE

Del tutto incoerente è il programma di Liberi e Uguali, la lista che vede schierati entrambi i presidenti dei due rami del Parlamento, Grasso e Boldrini. Tante belle parole su lavoro, diritti, dignità per tutti i lavoratori ma nessun cenno al vero ostacolo alla realizzazione di tali diritti, vale a dire l’euro e i vincoli dettati dai Trattati europei. Ma questa lista non conta per il programma: è nata da una vendetta personale di D’Alema contro Renzi e ha solo il compito di indebolire Renzi.

Insomma, l’unica forza politica che ha avuto il coraggio dimettere nel programma il «recupero di sovranità» è il centrodestra. E si tratta dell’unica coalizione che al momento può vincere. Chi predica il caos post elettorale lo fa solo solo per via del programma sovranista del centrodestra. Tutti bravi a lodare o criticare Berlusconi per essere andato a Bruxelles a rassicurare le Istituzioni europee, quando il gioco delle parti tra un Berlusconi «istituzionale» e un Salvini «movimentista» potrebbe, a ben vedere, essere politicamente molto utile in questa fase.

Fonte: qui

MENO TASSE E PERSECUZIONI: IL FISCO VISTO DAL CENTRODESTRA

Roma «No all’imposta sulle donazioni, no all’imposta di successione, no alla tassa sulla prima casa, no al bollo sulla prima auto, no alle tasse sui risparmi».

Il punto qualificante del programma della coalizione di centrodestra firmato da Berlusconi, meloni e Salvini (e da ieri anche dai Noi con l’Italia) è, soprattutto, la riduzione della pressione fiscale che non si sostanzia solo con l’eliminazione di balzelli sgraditi ai più, ma con l’introduzione della flat tax, l’aliquota unica che potrebbe garantire tanto progressività quanto nel tempo, un aumento di gettito.

È fondamentale, tuttavia, interrogarsi su altri aspetti della proposta alternativa a sinistra e M5S per capire se, oltre alla sostenibilità, questo tipo di offerta possa fornire risposte adeguate alle esigenze di un Paese ancora ammaccato dalla più grave crisi dal dopoguerra a oggi.

FISCO VERAMENTE AMICO

Un argomento fondante (e un po’ meno evidenziato) del programma di centrodestra è la rivoluzione nel rapporto con il Fisco. Lo slogan utilizzato spesso dal Cavaliere e fissato nel «decalogo» è l’abolizione di Equitalia, che da sei mesi è una branca dell’Agenzia delle Entrate, restituendo agli enti locali la «libertà di decidere i metodi di riscossione». Non meno importante, però, è il modus operandi alla base di questo obiettivo.

Si tratta dell’abolizione dell’inversione dell’onere della prova fiscale come base della riforma del contenzioso tributario. Che cosa significa, in buona sostanza? Attualmente, se l’Agenzia delle Entrate riscontrasse un’anomalia nelle nostre dichiarazioni, saremmo noi a dover dimostrare di essere in regola. Qualora le nostre argomentazioni non fossero ritenute valide si aprirebbe la lunga trafila dei ricorsi alle commissioni tributarie.

La proposta del centrodestra, invece, riporta anche il Fisco nell’alveo del diritto: ogni accusa deve essere provata e non è l’accusato a doversi discolpare. Una rivoluzione copernicana, giusto per fare un esempio, rispetto alle proposte di Liberi e Uguali che, su suggerimento dell’ex ministro Visco, vorrebbero ampliare gli spazi (e i poteri discrezionali) dell’accertamento. Non a caso, il centrodestra è a favore dell’abolizione del limite all’uso del contante.

IVA NEUTRALIZZATA

Un altro tema qualificante della proposta fiscale è la modifica dello split payment rendendo neutra l’applicazione dell’Iva su tutta la filiera di produzione. Il regime di separazione contabile per cui la pubblica amministrazione e le sue controllate trattengono direttamente l’Iva dovuta dai fornitori che devono recuperarla successivamente ha creato non pochi problemi.

In questi due anni la sua progressiva estensione ha fruttato all’Erario oltre circa 2 miliardi di euro in più, ma alle controparti dello Stato e degli enti locali è costata 18 miliardi di minore liquidità, inclusa la stretta sulle compensazioni abbassando la soglia per la quale è necessaria una certificazione. Riportare l’Iva alla sua originaria funzione di imposta neutra è significativo. Una scelta consequenziale rispetto alla promozione della pace fiscale per i contribuenti in difficoltà economiche.

TASSE PIÙ BASSE

Della flat tax, ossia dell’aliquota unica al 23% assieme a una no tax area e a un sistema di deduzioni che renda il sistema progressivo rispettando la Costituzione ormai si sa quasi tutto. Anche che sarà coperta tramite un taglio delle tax expenditures, ossia degli sconti fiscali qua e là applicati salvaguardando quelli più importanti (come le detrazioni per figli a carico e per le spese sanitarie).

Meno pubblicizzata, invece, l’introduzione del principio del divieto di tassazione in assenza di reddito (Irap, Imu, bollo auto, donazioni e successioni). La flat tax è una vera novità nel panorama elettorale considerato che, ad esempio, il Pd propone sgravi Irpef per 9 miliardi alle famiglie con figli, mentre la politica M5S si basa sull’abbassamento delle tasse per i redditi bassi e per le pmi cui fa da contraltare un inasprimento per i più alti.

PENSIONI

Allo stesso modo molto clamore ha suscitato l’inserimento nel programma di centrodestra dell’«azzeramento della legge Fornero» che sarà sostituita da una nuova riforma previdenziale economicamente e socialmente sostenibile. Così come non meno dibattito ha suscitato il programma di aumento delle pensioni minime e l’introduzione delle pensioni per le mamme (oltre al raddoppio degli assegni di invalidità).

Il centrodestra è in ottima compagnia. Ad esempio, ieri il candidato premier pentastellato, Luigi Di Maio, ha rilanciato la proposta della «pensione di cittadinanza», cioè un minimo di 780 euro al mese per tutti i pensionati che si alza a 1.170 per una coppia. I grillini, inoltre, vogliono il ritorno al vecchio sistema delle pensioni di anzianità: con 41 anni di contributi ci si può

Fonte: Qui