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MIGRANTI? ORA L’AUSTRIA ISTITUISCE UNA TASK FORCE DI POLIZIA PER CONTROLLARE I CONFINI

Il ministro dell’Interno austriaco Herbert Kickl ha annunciato l’istituzione di una task force di polizia per i controlli di frontiera.

Come spiega il ministro del partito di ultradestra Fpoe, si tratta di un’unità di pronto intervento “in grado di avviare entro poche ore il management di confine” (controlli di frontiera) e “procedere all’identificazione” dei viaggiatori. “Non ci sarà più un lasciapassare”, ribadisce Kickl.

Kickl spiega di aver già provveduto all’istituzione di questa “Grenzschutzeinheit”.

“Abbiamo comunque già controlli efficaci che funzionano, ma un anno 2015 non si deve ripetere”, sottolinea il ministro in riferimento all’elevato numero di ingressi in Austria all’epoca.

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AUSTRIA, KURZ: “SIAMO EUROPEISTI, MA SERVE UN FRENO ALL’IMMIGRAZIONE. PRIORITÀ AI CITTADINI” (Trova le differenze!)

L’Austria è “un Paese chiaramente europeista” e “vuole apportare il suo contributo all`Unione europea”, dando “priorità alla sicurezza dei cittadini” contrastando “radicalizzazione, terrorismo e immigrazione illegale” e garantendo “la sicurezza delle frontiere esterne dell’Europa”.

 E’ quanto ha detto il cancelliere austriaco Sebastian Kurz, 31 anni, in un’intervista concessa a Repubblica al termine di un incontro avuto a Parigi con il presidente francese Emmanuel Macron.

“Noi siamo un Paese chiaramente europeista e io sono un europeista convinto – ha sottolineato – ho vinto le elezioni alla testa di un nuovo movimento perché realizzeremo dei cambiamenti profondi.

Abbiamo degli obiettivi chiari: mettere fine all’immigrazione illegale e garantire una maggiore sicurezza. Vogliamo modernizzare l’Austria in seno a un’Europa rifondata”.

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POLEMICHE IN AUSTRIA PER LE PAROLE DEL MINISTRO DELL’INTERNO: “MIGRANTI CONCENTRATI NEI CENTRI”

Non è passato neppure un mese dal giuramento del cancelliere austriaco Sebastian Kurz che è di nuovo bufera sul suo esecutivo.

Dopo la proposta di sistemare i migranti in caserme dismesse, con il coprifuoco notturno, avanzata una settimana fa dal leader dell’Fpö e vice-cancelliere Heinz-Christian Strache, a sollevare un vespaio di polemiche è stata una frase sui rifugiati pronunciata dal segretario generale dello stesso partito, Herbert Kickl, ora a capo del ministero degli Interni di Vienna.

I richiedenti asilo, secondo Kickl, dovrebbero essere “concentrati” in appositi centri, dove “le domande di asilo” possano essere “trattate e gestite al più presto”.

Ma il termine usato dall’ex capo della campagna elettorale del Partito della Libertà ha provocato una vera e propria levata di scudi. Per l’opposizione, infatti, il linguaggio usato da Kickl farebbe tornare alla memoria i campi di concentramento nazisti.

“È un modo intollerabile di trattare il periodo più nero della nostra storia e suscita timori tra la popolazione”, ha detto la deputata verde Maria Vassilakou. Anche la liberale Stephanie Krisper è certa che la scelta delle parole da parte di Kickl non sia stata casuale.

Si è trattato di una “provocazione deliberata” attacca Alexander Pollak, capo dell’associazione per i rifugiati SOS Mitmensch, citato dal quotidiano britannico Daily Mail.

Kickl, già accusato in passato di aver coniato slogan xenofobi ed islamofobi, però, si difende e, interpellato dai cronisti, nega di essersi espresso in “termini provocatori”.

“Ci interessa la sicurezza interna”, ha spiegato il ministro che ha detto di voler puntare al superamento dell’attuale sistema di accoglienza in microstrutture decentrate. L’obiettivo, più volte ribadito anche in campagna elettorale, è quello di portare avanti una “politica rigida sull’asilo”.

L’attuale ministro degli Interni del governo Kurz ha iniziato la sua carriera politica a fianco dello storico leader del Partito della Libertà, Jörg Haider.

Quando Haider decise di abbandonare il partito Kickl decise di seguire il nuovo capo dell’Fpö, Heinz-Christian Strache. Da quel momento è divenuto uno dei suoi collaboratori più fidati. Nel 2017 è stato il principale stratega della campagna elettorale che ha portato il partito di estrema destra a conquistare 14 incarichi nell’attuale esecutivo.

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STRANIERI, CASERME E UN WELFARE PIÙ ARMONICO: L’AUSTRIA VUOLE IL COPRIFUOCO (Trova le differenze)

Immigrazione, caserme, coprifuoco e un welfare più armonico: ecco il decalogo del governo di Vienna per il nuovo anno.

Lo aveva annunciato alla Vigilia di Natale il neocancelliere austriaco Sebastian Kurz che «costringere i Paesi membri ad accogliere i rifugiati non aiuterà l’Europa».

E sulle quote Ue per la ripartizione del migranti aveva tuonato che «se continuiamo così divideremo l’Ue e gli Stati membri decideranno ognuno per conto proprio quante persone accogliere».

Oggi il suo governo, figlio dell’accordo siglato un mese fa tra i conservatori del Partito Popolare Övp e la destra di Fpö, passa dalle analisi ai fatti e mette nero su bianco la strategia da adottare nel breve periodo. Il vicecancelliere Heinz-Christian Strache propone per gli immigrati una sistemazione nelle caserme in disuso, ma con il coprifuoco notturno per evitare reati e commistioni con la criminalità organizzata e con luoghi di possibile intreccio con l’Isis.

«Anche in passato – ha precisato – si è discusso se non sia il caso che, da una certa ora in poi, la sera, debbano essere tutti di nuovo nelle caserme». Per cui niente alloggi di massa, come palazzine di edilizia popolare o alberghi e camping, ma strutture controllate direttamente dalla Difesa per gestire con intelligenza e senza sciatteria l’accoglienza e soprattutto garantendo un controllo serio e programmato per impedire, come accaduto altrove, il rischio di radicalizzazione o di eccessiva libertà per gli ospiti tra cui possono nascondersi jihadisti pronti all’azione.

Una strada che Kurz aveva già imboccato un biennio fa, quando ricopriva la carica di ministro degli Esteri, criticando la politica di accoglienza tout court praticata da Berlino che nel 2015 «fruttò» un milione di profughi.

Erano i giorni del campo di Idomeni, del caos al confine tra Grecia e Turchia, che condusse all’accordo tra Ue e Ankara. E lo stesso cancelliere, sin dalla sua elezione, si è schierato con Ungheria e Repubblica Ceca contro la politica tedesca sui richiedenti asilo nella consapevolezza che «anche militarmente occorrono ulteriori sforzi per aiutare i migranti nel loro paese d’origine o negli Stati vicini», con la certezza che «il confine che separa asilo e migrazione economica è attualmente del tutto labile».

Kurz e Strache hanno sottolineato che le decisioni verranno prese insieme, come quelle sul welfare nazionale, per il quale è allo studio un piano per ridurre l’assegno familiare dall’Austria all’estero e utilizzare quei soldi per favorire gli investimenti e, quindi, la creazione di nuovi posti di lavoro.

E ancora, centinaia di leggi saranno cancellate introducendo più libertà amministrativa e più rapidità nelle operazioni legate alle imprese e al commercio: l’obiettivo dell’esecutivo è quello di stimolare una maggiore possibilità per le imprese di fare Pil. Secondo il nuovo governo ciò gioverebbe anche agli austriaci e all’economia interna.

L’Austria, che nei prossimi mesi quando i termini della Brexit diverranno effettivi ricoprirà la presidenza di turno del Gruppo di Visegrad (composto da Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria e Slovacchia), si prepara così ad affrontare le sfide del 2018 anche (o soprattutto) in chiave Ue nella consapevolezza che, come osservato dal cancelliere pochi giorni fa, «i migranti che intendono venire in Europa non vogliono andare in Bulgaria o Ungheria, bensì in Germania, Austria o Svezia».

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