L’INCIDENTE AL RITORNO DALLA FESTA: LA BELLA FEDERICA MUORE A 20 ANNI, ​NON AVEVA ALLACCIATO LE CINTURE R.I.P.

Sarebbe bastato un clic, quello della cintura di sicurezza, e Federica Brollo, la studentessa che ha perso la vita nell’incidente di venerdì mattina ad Altivole, sarebbe ancora in vita.

La matematica certezza, in mancanza di prove contrarie, non si può avere. Ma la dinamica dello schianto e la ferita stessa che ha causato il decesso della giovane, spingono in quest’unica direzione.

Attorno alle 5.30 del mattino, di ritorno da una festa in discoteca, il pick up condotto da Francesco Zilio, 21 anni di Asolo, è uscito di strada in via Mure sbattendo contro un palo della luce che ha letteralmente abbattuto e finendo poi capovolto dentro un fossato. Il giovane è piombato col torace contro il volante riportando un trauma abbastanza serio. Ma la testa è rimasta intatta.

TRAUMA EVITABILE

Federica, a causa del contraccolpo, è invece schizzata contro il parabrezza che ha mandato in mille pezzi. Le cinture sono lì proprio per impedire questo genere di traumi.

Come riporta Leggo, ecco perchè ci sono ragionevoli sospetti che la sfortunata ragazza quel mattino, durante quel breve tragitto e proprio in quella maledetta circostanza, non l’abbia utilizzata.

Una parziale ma attendibile conferma arriva anche dal primissimo soccorritore, Giordano Piovesan, il 70enne che poi ha dato l’allarme: «Non ho dormito tutta la notte e non per la ferita all’orecchio che mi sono procurato tentando di aiutare quei ragazzi, ma perché ho sempre davanti i loro volti. Ne ho viste tante nella mia vita, anche incidenti, ma questo non mi abbandona un istante» spiega Piovesan con la lucida sofferenza di chi ha visto morire una giovane e la disperazione negli occhi di un altro.

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LE CONFESSIONI DI LAPO: “PENSAVO CHE LA COCAINA FOSSE GLAM E INVECE È DA SFIGATI”

“Ho odiato la mia infanzia”. E poi le droghe, la solitudine, la speranza. Lapo Elkann si confessa al Corriere della Sera e il quadro è quello di un 40enne che dalla vita ha avuto tutto e ha rischiato più volte di buttarlo via.

Oggi il fratello di John Elkann e nipote dell’Avvocato Gianni Agnelli sembra aver messo la testa a posto. Un anno fa, l’ultima bravata con il finto rapimento a New York e la richiesta di soldi alla famiglia.

“Fu un incidente. Non posso dire nulla. Era un periodo particolarmente violento, aveva scoperto che il mio autista fidato da anni rubava, poi l’arroganza dei miei manager, la mia amica Franca (Franca Sozzanindr) che stava morendo, come un altro amico. Sotto pressione ho sbottato. E mi sono fatto male”.

Ora, giura, è “pulito”. Molto c’entra la nuova avventura imprenditoriale a Milano, il “Garage Italia” con lo chef Carlo Cracco nella storia stazione Eni di Enrico Mattei (“Un uomo decisamente più forte e visionario di me”), così come la svolta nella sua azienda di moda Italia Independent dove ha cambiato tutti i manager (“I risultati stavano crollando, c’erano tanti errori strategici e un’arroganza e una supponenza e un ego che sono la mia antitesi. E a malincuore ho allontanato tutti”).

Soprattutto, però, a dare una nuova luce alla sua vita è la lotta contro la tossicodipendenza. Le droghe, spiega Lapo, “possono abbagliarti ma sono il peggiore amico che puoi avere, perché ti allontanano da tutto.

Con loro ho combattuto battaglie terribili, e ho ottenuto la più grande vittoria della mia vita. Pensavo che la cocaina fosse glam e invece è da sfigati.

Mi sono fatto male e ho fatto male. Poi ho incontrato medici geniali, Lorenza Bolzani e Gallimberti e Bonci, italiani per l’appunto, che hanno inventato un sistema chiamato Tms, che agisce sul cervello e allontana il craving, la voglia. Ce l’ho fatta. Si può. Bisogna volerlo”.

Anche grazie alla terapia ha raggiunto la pace con se stesso: “Mi sentivo solo, infelice, ingabbiato. Non mi amavo e non amavo chi ero. Ora, a 40 anni, mi accetto. Avrei voluto succedesse prima ma è andata così”.

La svolta è arrivata “guardando i miei fratelli e i loro figli. Ho sentito il desiderio di averne. Ma io non ho mai amato la mia infanzia. E mi sono detto che così non sarei stato degno di essere padre. Dovevo sentirmi pulito. Ora aspetto la donna giusta”.

Sono stati due i suoi grandi amori: “Martina Stella che ora è una carissima amica e sono contento di vederla felice sposata e con figli. Lo merita. E sono stato molto innamorato di Bianca Brandolini. Con loro ho costruito e distrutto”.

Due fallimenti personali dovuti forse “al rapporto non facile con mia madre. Sempre tanti dubbi e quell’ossessione per la perfezione, che non esiste”.

“L’ho odiata la mia infanzia, sì. Ho amato solo il periodo in Brasile. Poi l’orrido collegio…”. Dove ha subito violenze sessuali.

“L’umiliazione di essere abusato ti porta a nasconderlo e ti senti colpevole perché è successo. È una violenza incommensurabile che ti trascina nel meccanismo di autodistruzione: canne, alcol, cocaina, prostitute per non sentire il dolore dentro. Anestetizzarlo a tutti i costi, questo solo contava. Nessuna gioia o divertimento. Solo squallore e tristezza”.

Un suo amico si è suicidato, per questo. “Io, nella disperazione, ho voluto combattere, senza mollare. E sono uscito alla luce”.

Forse se il nonno Gianni Agnelli fosse rimasto per qualche anno in più, l’avrebbe potuto aiutare nei momenti di crisi: “Avrei avuto una persona con la quale condividere di più determinate difficoltà della vita e forse mi avrebbe facilitato il percorso per uscire dalle tenebre che avevo dentro di me. Fino a 18 anni volevo essere come lui, poi ho capito che ognuno ha la sua strada: voglio lasciare la mia storia”.

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ORA MACRON SI SCHIERA CON ERDOGAN E SI APPELLA A TRUMP: “CI RIPENSI SU ISRAELE”

Emmanuel Macron va ancora più a fondo nella sua azione politica contro Donald Trump.

Già ispiratore della mozione all’Onu contro Gerusalemme capitale d’Israele sostenuta anche da Londra, Berlino e Roma, ha trovato ieri un punto d’incontro sulla questione anche con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan.

Nel corso di un colloquio telefonico, il presidente francese e il collega di Ankara hanno concordato una «stretta cooperazione» sul tema e annunciato l’intenzione di fare comune pressione su Trump affinché faccia marcia indietro.

Erdogan e Macron hanno condiviso la «preoccupazione per l’intera regione» per la scelta degli Stati Uniti.

Erdogan ha sottolineato che è dovere di tutta l’umanità preservare lo status di Gerusalemme e ha aggiunto che un passo sbagliato potrebbe avere un impatto negativo su tutta la regione, compreso Israele.

La Francia è storicamente sostenitrice della causa palestinese, mentre Erdogan è da tempo impegnato in un tentativo (piuttosto velleitario in realtà) di rivitalizzare l’antica politica «ottomana» in Medio Oriente.

Al tempo stesso, però, Ankara si sforza di perseguire una politica pragmatica con Israele, nonostante il ruolo dello Stato ebraico nella questione palestinese.

Tuttavia ieri Erdogan è tornato ad alzare i toni, definendo Israele «uno Stato occupante che spara su giovani e bambini diffondendo il terrore» e dicendo a Trump che «non basta la forza per avere ragione».

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POI ARRIVA LA CLAMOROSA PROPAGANDA UE: ARRIVA IL GIOCO SULLE TASSE “BELLE”(Ma va là)

Lo hanno chiamato Taxlandia. È un piccolo Stato europeo immaginario di cui bambini, adolescenti e giovani adulti fino ai 25 anni si devono fingere primi ministri, nel nuovo gioco (dis)educativo partorito da Parlamento europeo e Commissione europea, e pensato prima di tutto per essere proposto dagli insegnanti nelle scuole.

Lo scopo? Inculcare nelle giovani menti il solito, sinistro messaggio che le tasse sono bellissime. Anzi, perfino «divertenti» («tax can be fun»). L’iniziativa non è inedita: vi sono diversi precedenti tentativi di lavaggio del cervello pro fisco in forma ludica, da una tremenda «fisco-strocca» della nostrana Agenzia delle Entrate, alle monete di cioccolato inventate da Biennale Democrazia per pagare «le belle tasse».

Ma qui si fa il salto di qualità: si punta a formare dei felici pagatori di tasse in tutto il Continente. E, per essere sicuri di raggiungere i ragazzi da indottrinare, il sito (in ventidue lingue!) non è bastato: hanno fatto pure la app.

Ma come funziona questo mirabile giochino? Il giovane si connette e magicamente si trova a capo del governo, con il potere di stabilire il livello ottimale di prelievo per poter realizzare tutti gli investimenti pubblici di cui Taxlandia ha bisogno, sulla base di un assioma keynesiano che i creatori del gioco fanno passare come verità di fede.

Come ha scritto sul blog della Foundation for Economic Education Daniel J. Mitchell, a quanto pare fino all’87% di aliquota il gioco ti segnala che va tutto bene e ti incoraggia a procedere in quella direzione.

L’ingenuo giovanotto fuori dalle scuole pubbliche, s’intende ha letto qualche sovversiva pagina di Milton Friedman sui danni del fisco elevato, o è pericolosamente attratto dall’economia dell’offerta, o guarda con favore al poderoso taglio fiscale di Trump?

Ci pensa Taxlandia a riportarlo sulla retta via. La cosa più stupefacente è che il fisco, dopo averci messo le mani in tasca, senta la necessità di spendere una parte del denaro che ci ha prelevato per convincerci di quanto ha fatto bene a farlo e di quanti benefici questo ci abbia arrecato.

Ma se si rende necessario ficcarcelo in testa fin da bambini, evidentemente questo beneficio è molto più nella fantasia degli esattori che nella realtà.

Ed ecco allora l’esigenza di costruire da subito i bravi e ubbidienti contribuenti di domani, convincendoli a suon di neolingua che «le tasse costruiscono il mio futuro», prima che possano formarsi liberamente una diversa opinione.

Al posto di soldati felici di morire per la patria, oggi lo Stato vuole soprattutto soldi, ma i meccanismi di propaganda sono gli stessi.

Forse, anziché ricorrere a trovate come Taxlandia, gli euroburocrati si renderebbero un po’ meno antipatici rinunciando a far passare l’idea che, quando ci viene portata via oltre metà del nostro reddito, dobbiamo festeggiare.

Non è così, e loro non dovrebbero stupirsi, continuando su questa strada, che l’euroscetticismo dilaghi e che chi ha inventato i limiti costituzionali alla tassazione, come gli inglesi, abbia deciso di scappare da questo inferno fiscale appena ha potuto. Se non gli si fa il lavaggio del cervello, lo capisce anche un bambino!

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Il commento di Lucia Borgonzoni