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SANREMO, GASPARRI STRONCA IL BUONISMO DI FAVINO SUI MIGRANTI: “PENOSO” – VIDEO

Un monologo che è diventato, in poche ore, virale, nel segno del buonismo e dell’ipocrisia, con i media di sinistra pronti a celebrare le frasi sul razzismo, sull’immigrazione, sugli stranieri, come un altissimo momento di televisione e di politica durante il festival di Sanremo, nella sua ultima serata.

Quel pezzo di teatro di Pierfrancesco Favino, che ha portato all’Ariston un brano da “La notte poco prima della foresta” del drammaturgo francese Bernard-Maria Koltès, che l’aveva già portato in scena a gennaio al teatro Ambra Jovinelli di Roma, ha conquistato la critica e fatto incetta di commenti demagogici sui social, stroncati solo dalla sincerità di Maurizio Gasparri, che con un tweet fuori dal coro ha voluto esprimere la propria contrarietà a quello spottone buonista di sinistra sui temi dell’immigrazione:

“Penoso Favino”, ha scritto l’esponente di Forza Italia, negli stessi minuti in cui andava in onda quel discorso fuori dalla realtà nel quale lo stranieri viene dipinto come una vittima del sistema, dell’emarginazione e del razzismo e non come soggetto da gestire e intregrare con regole, principi e valori che invece gli italiani, nel silenzio dei Favino, praticano quotidianamente…

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Ecco il video del monologo di Favino

Il tweet

Fact checking

 

POI A GORIZIA IL TIRAMISÙ DEI RECORD: OLTRE 250 METRI DA LECCARSI I BAFFI

Missione compiuta per il tiramisù da record realizzato in Friuli Venezia Giulia: con una lunghezza di 266,90 metri il dolce preparato a Villesse (Gorizia) è entrato ufficialmente nel Guinness dei primati. Un’impresa “titanica” che una squadra di pasticcieri e volontari ha messo a segno proprio nella patria del dolce italiano “piu’ conosciuto al mondo”. Oltre 30 pasticcieri al lavoro, più di 420 teglie di dolce cremoso assemblate su una lunga tavolata nel corridoio del centro commerciale Tiare. Tutt’attorno il tifo di centinaia di – golosi – sostenitori.

Obiettivo centrato nella patria del tiramisù

Obiettivo dell'”Official Attempt” – con certificazione ufficiale dei giudici del Guinness World Record – era battere la lunghezza di 200 metri ed entrare nella storia: un traguardo ampiamente raggiunto. “Per realizzare il dolce – ha spiegato Mirko Ricci, promotore dell’iniziativa – sono stati utilizzati 400 chili di mascarpone, 400 chili panna, 48 mila savoiardi, 420 litri di caffé, 200 chili di zucchero, 3mila uova, 47 litri di marsala”.

Il dolce è composto da “4 strati perché il regolamento impone che l’altezza minima sia di 8 centimetri e la larghezza di 15. Per perfezionare le misure i pasticcieri hanno tagliato a mano 10.100 savoiardi”. E dopo la classica spolverata di cacao, metro alla mano, il giudice del Guinness World Record di Londra, Stefano Veltri, ha portato Villesse nell’Olimpo dei record.

“Vittoria in casa” dunque per il tiramisù, che la scorsa estate era entrato a far parte della lista dei Prodotti agroalimentari tradizionali del Friuli Venezia Giulia, “bruciando” di fatto il Veneto, che ne rivendicava la paternità.

Un dolce rivendicato anche dal Veneto

Due le versioni inserite tra i Pat: quella “carnica”, conosciuta come “Tiramisù” o “Tirimi su”, un trancio al mascarpone che sarebbe stato inventato negli Anni ’50 all’albergo ristorante “Roma” di Tolmezzo (Udine) e quella “bisiaca” (area del monfalconese, Gorizia), un semifreddo in coppa noto come “Coppa Vetturino Tirime Su”, servita sempre negli Anni ’50 alla trattoria Vetturino di Pieris (Gorizia).

“Di entrambe le versioni – ha precisato il foodwriter Gigi Padovani, autore con la moglie Clara, del libro ‘Tiramisù – storia, curiosità, interpretazioni del dolce italiano più amato’- ci è rimasta una documentazione: una foto del 1950 con il Tirime Su, un conto del 1959 che segna a un cliente due porzioni di Tiramisù. A Treviso il Tiramisù è arrivato solo nel 1981: si potrebbe dire che la città veneta ha dato lo ‘ius soli’ al tiramisù friulano”.

“Con questa prova – ha osservato l’assessore alle Politiche agricole e forestali della Regione Cristiano Shaurli – il tiramisù si conferma un dolce che rappresenta l’essenza dell’Italia tutta, le cui radici si confermanoin Friuli Venezia Giulia. C’è l’orgoglio di rivendicare il saper fare della nostra regione e la qualità dei nostri ingredienti, un’opportunità per il settore agroalimentare”. Chiunque l’abbia inventato, ha concluso Padovani, il tiramisù, “nato nel ‘900, è una parola presente in 23 lingue ed è il dolce italiano più conosciuto al mondo”.

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MA ERDOGAN PUÒ PERMETTERSI DI FARE LA MORALE?

Prima di partire per l’Italia, il presidente islamista turco Tayyip Erdogan ha voluto dire la sua sull’attacco di Macerata, definendolo “un attacco razzista non diverso da quelli nei confronti dell’Islam” e tirando in ballo il Myanmar e l’islamofobia.

E’ evidente che Erdogan sta cercando di ritagliarsi un ruolo di primo piano sullo scacchiere europeo nel tentativo di far entrare la Turchia nell’UE. Peccato però che il leader islamista turco non sia certamente il più adatto a fare la morale visto l’operato del suo esecutivo, a partire da Afrin, dove è in atto uno dei più feroci massacri contro i curdi nel pressoché totale silenzio di Unione Europea, Stati Uniti e Russia.

Nella giornata di ieri è emerso un video di propaganda agghiacciante nel quale il corpo di Barin Kobani, membro delle Unità di protezione popolare femminile, veniva mutilato (seni esportati, addome devastato) e poi esposto a trofeo dalle truppe fedeli ad Ankara.

Erdogan ha riaperto un campo di battaglia in una regione che era stata liberata dall’Isis proprio grazie alle milizie curde e sono oggi centinaia i feriti e i caduti sotto i colpi di Ankara. E’ curioso come Erdogan affermi di “non parlare la lingua dei terroristi” visto che ha rifornito i jihadisti operanti in Siria (Isis incluso) per tutto il periodo pre-golpe, con tanto di carichi inviati oltre confine e capi-milizia dell’Isis curati negli ospedali in territorio turco.

Lo stesso Erdogan che da sempre appoggia Hamas e che lo scorso dicembre ha definito Israele “Stato terrorista assassino di bambini”. Insomma, il leader turco ha un’idea tutta sua di cosa significhi il termine “terrorista”. E’ inoltre fondamentale ricordare come la Turchia sia oggi una delle più grandi prigioni per giornalisti del mondo, come dimostrano i recenti casi di Mehmet Altan e Sahin Alpay, arrestati nel settembre 2016 e ancora in stato di detenzione nonostante che la Corte Costituzionale turca abbia definito incostituzionali i motivi alla base del loro arresto, ordinandone la scarcerazione.

Altro caso noto è quello di Can Dundar, direttore del quotidiano Cumhuriyet e autore del libro “Arrestati”, perseguitato a partire dal 2013 dopo i fatti di Gezi Park e successivamente arrestato nel 2015 per aver diffuso un video sulla vendita di armi alle milizie islamiste in Siria da parte del governo, con l’accusa di spionaggio e divulgazione di segreti di stato.

Nel 2016 veniva liberato e dopo aver subito un tentativo di omicidio era fuggito in esilio in Germania. Lo scorso 29 settembre a Dundar è stato conferito il premio Politovskaja e per l’occasione ha dichiarato: “La Turchia è stata finora l’unico paese laico e democratico di religione musulmana, ma il presidente Erdogan vuole trasformare il Paese in un regime islamista radicale ed ha l’ambizione di diventare un riferimento per tutto il mondo islamico”.

E in effetti Erdogan non ha perso tempo nello strumentalizzare persino un caso come quello di Macerata trasformandolo in salsa islamica. Nel frattempo non si può non chiedersi che senso abbia conferire il premio Politovskaja a Dundar se poi il Governo italiano e papa Bergoglio ricevono Erdogan con tutti gli onori di casa. Speriamo intanto che le guardie del corpo di Erdogan questa volta si comportino civilmente e non aggrediscano manifestanti e critici come lo scorso maggio a Washington.

Del resto si sa, a Erdogan gli oppositori non piacciono, così come non ama i giornalisti, al punto da minacciarli anche in suolo francese, come lo scorso mese in durante una conferenza stampa quando aveva verbalmente aggredito il giornalista francese Laurent Richard dopo una domanda non gradita: “Quando fa una domanda, dovrebbe fare attenzione. E non parlare con le parole di un altro…Voglio che lei sappia che non ha di fronte qualcuno che la manderà giù tanto facilmente”.

Sarebbe interessante sapere cosa pensano di tutto ciò il governo italiano e papa Bergoglio, visto che si apprestano ad ospitarlo.

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MORTA LʼATTRICE IRINA SANPITER, LA MAGDA DI “BIANCO, ROSSO E VERDONE” – R.I.P.

E’ morta Irina Sanpiter, l’attrice russa che interpretava Magda nel film “Bianco, rosso e Verdone“. La donna lottava contro la leucemia da quando aveva 27 anni e si è spenta a Roma all’età di 60 anni dopo otto mesi di ricovero al Policlinico Umberto I.

Vita e carriera – Irina era nata a Mosca nel 1957 e, fin da piccola, aveva manifestato interesse per la carriera da attrice. Dal teatro era passata al mondo del cinema. Il grande pubblico l’ha conosciuta grazie al film di Carlo Verdone del 1981, in cui interpretava la moglie esasperata del logorroico Furio.

Ha sposato il produttore musicale Toni Evangelisti , quando ha smesso di calcare il palcoscenico, si è dedicata alla carriera di organizzatrice di concerti rock.

Il ricordo di Verdone – L’attore e regista romano Carlo Verdone l’ha ricordata con un post su Facebook

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Il post di Verdone