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USA, SPARATORIA DAVANTI LA SEDE DELLA NSA, TRE FERITI. E’ TERRORISMO? – VIDEO

Sparatoria all’esterno della sede della National Security Agency di Fort Meade, nel Maryland. LaCbs riferisce che un Suv è stato bloccato all’ingresso del complesso. Almeno 3 persone sarebbero rimaste ferite.

Nel parabrezza, erano visibili fori provocati presumibilmente da proiettili. La situazione è definita sotto controllo dal network.

La Casa Bianca ha fatto sapere che il presidente Donald Trump è stato informato sull’accaduto. Ancora non si capisce se si tratti di terrorismo. I colpi sono stati sparati davanti al quartier generale della National Security Agency.

La polizia della Nsa, l’Fbi e le forze dell’ordine locali hanno reagito a un’intrusione, hanno riferito alcune  fonti. Non era chiaro cosa stesse facendo il Suv davanti al cancello.

Il vice segretario stampa della Casa Bianca Lindsay Walters ha dichiarato: “I nostri pensieri e le nostre preghiere sono con tutti coloro che sono stati colpiti”, ha detto Walters. Una persona è stata arrestata dopo la sparatoria.

Le immagini riprese da un elicottero e trasmesse dalle tv mostrano un Suv nero fermo davanti alle barriere di protezione collocate in corrispondenza di uno degli ingressi del complesso.

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SPAGNA, LʼASSASSINO DI FEDERICA SQUARISE PRESTO LIBERO

Il 30 giugno 2008 Federica Squarise, 23 anni, veniva stuprata e strangolata a Lloret de Mar in Spagna. Per quel terribile omicidio è stato condannato Victor Diaz Silva, barista e clandestino uruguayano di 39 anni, detto il “Gordo”. Una condanna a 17 anni e nove mesi. Ma ora, denunciano di genitori della ragazza padovana, il Gordo potrebbe dopo solo 10 anni tornare in libertà. E scrivono ai giudici spagnoli: “Non dategli permessi, lui scapperà”.

Secondo la legge spagnola, dopo aver scontato almeno due terzi di pena, sono consentiti dei permessi premio. Ma Ruggero Squarise e la moglie Maria Grazia non si fidano di quell’orco che ha massacrato la figlia Federica e, tramite il legale Agnese Usai esprimono tutti i loro dubbi e rabbia: “Ne approfitterà per sparire e non farsi più trovare”.

Lo scrive in prima pagina il Gazzettino Veneto che si era ben occupato della vicenda sin dal 2008 quando la scomparsa di Federica sembrava solo una ragazzata. “Allontanamento volontario”, aveva detto la polizia le prime ore successive alla scomparsa il 30 giugno del 2008. La storia è andata invece diversamente. Il corpo nudo di Federica è stato invece ritrovato una settimana dopo, il 7 luglio, nascosto in un parco non distante dal centro della cittadina spagnola.

Una inchiesta lampo che ha portato all’arresto del barista Victor Diaz Silva. Lui alla fine ha confessato e collaborato con gli inquirenti. Una scelta che gli ha permesso di ottenere anche uno sconto di pena. Ora, però, dopo dieci anni potrebbe usufruire anche di permessi premio. “Se uno così lo si fa uscire, chi lo prende più?”, scrive l’avvocato Usai.

“Noi fa presente l’avvocato Usai a nome della famiglia Squarise confidiamo che la condizione di quel soggetto, che era e rimane clandestino, e nell’estate del 2008 si trovava a Lloret de Mar da soli quattro giorni, porti i giudici a pensare bene alle loro azioni. Che permessi premio gli vanno riconosciuti? Ha già avuto l’attenuante della collaborazione, in parte falsa dal momento che è stato arrestato mentre stava scappando: sì, messo alle strette ha parlato, ma se si trovasse di nuovo in libertà, non mi stupirei se come prima cosa gli venisse in mente di darsi di nuovo alla fuga”, dice ancora Usai.

Il legale fa anche presente che nemmeno il risarcimento che i giudici spagnoli avevano assegnato alla famiglia, 250mila euro, sono mai stati elergiti. Il Gordo risulta nullatenente ed essendo arrivato da clandestino in Spagna non era nemmeno entrato nell’anagrafe tributaria. Soldi che la famiglia avrebbe voluto donare per far sopravvvivere l’associazione intitolata alla figlia, Onlus per Federica, per aiutare le donne vittime di violenza. Ma ora tutto è svanito e la possibile scarcerazione “premio” per il Gordo potrebbe essere l’ennesima, forse l’ultima, beffa di questa triste storia.

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POI LA CHIESA RICONOSCE IL 70ESIMO MIRACOLO DI LOURDES

La guarigione nel 2008 di una religiosa francese di 69 anni, suor Bernadette Moriau, affetta da una grave forma di invalidità, avvenuta dopo un pellegrinaggio al santuario di Lourdes, è stata riconosciuta come “miracolosa” dal vescovo di Beauvais, nel nord della Francia. In 160 anni, si tratta del 70esimo miracolo riconosciuto dalla Chiesa a Lourdes. Il precedente risale al 2013.

La malattia di suor Bernadette

Nata nel nord della Francia nel 1939, suor Bernadette Moriau cominciò a sentire dolori lombari nel 1966, quando aveva 27 anni. Nonostante 4 interventi chirurgici, non riusciva più a svolgere il suo lavoro di infermiera, né a camminare normalmente. Nel luglio 2008, la religiosa partecipò al pellegrinaggio a Lourdes dove ricevette il sacramento dei malati.

Il pellegrinaggio e la guarigione miracolosa

Al suo ritorno, l’11 luglio 2008, riferisce il comunicato della diocesi, “sentì un’insolita sensazione di rilassamento e di calore in tutto il corpo” e “percepì come una voce interiore che le chiedeva di abbandonare tutti gli apparecchi, il busto e il tutore. Suor Bernadette interruppe di colpo, il giorno stesso, tutte le cure.

“Osservando che la guarigione fu improvvisa, istantanea, completa, duratura e inspiegabile allo stato attuale delle conoscenze scientifiche”, monsignor Jacques Benoit-Gonnin ha dichiarato “il carattere ‘prodigioso-miracoloso’ e il valore di ‘segno divino’ della guarigione, ottenuta per intercessione della vergine Maria”.

Nuovi esami medici, perizie e tre riunioni collegiali a Lourdes hanno permesso all’Ufficio delle constatazioni mediche di affermare in modo collegiale il carattere “inesplicabile” della guarigione.

Il culto di Lourdes

Secondo la fede cattolica, a Lourdes la Vergine apparve nel 1858 alla pastorella Bernadette Soubirous. Il luogo diventò il primo luogo di pellegrinaggio cattolico al mondo, con 4 milioni di visitatori all’anno

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OLIMPIADI 2018, PYEONGCHANG: DOMINIK WINDISCH BRONZO NEL BIATHLON

Arriva la prima medaglia per l’Italia ai Giochi Olimpici invernali di PyeongChang. A conquistarla è Dominik Windisch, che vince il bronzo nella 10 km sprint nel biathlon. Una prova magistrale dell’azzurro, rovinata solo dall’unico errore all’ultimo sparo nel secondo poligono. Windisch ha chiuso terzo a 7″7 dal tedesco Peifeer, oro, e al ceco Krcmar, argento.

Un finale mozzafiato e la prima luccicante medaglia per la spedizione azzurra in Corea del Sud. Dominik Windisch, classe ’89, nato a Brunico, conquista un meraviglioso bronzo nella 10 km sprint di biathlon. Una gara quasi perfetta, con un primo poligono, da sdraiato, perfetto e con il secondo, in piedi, che ha visto un unico errore proprio all’ultimo sparo: se Windisch avesse fatto 10/10, avrebbe vinto l’oro.

Dopo quell’errore l’azzurro si è lanciato in una rimonta sfrenata sull’austriaco Eberhard, che era terzo. Sul traguardo, con uno sprint da sci di fondo, Windisch lo ha superato per soli 7 decimi che gli sono valsi la medaglia di bronzo.

È stata una gara ricchissima di colpi di scena e vinta dal tedesco Arnd Peiffer perfetto al poligono come anche il ceco Krcmar, che ha chiuso con l’argento staccato di 4″4. Per Windisch si tratta del secondo bronzo olimpico in carriera: a Sochi nella staffetta mista l’Italia con appunto Windisch, Hofer, Wierer e Oberhofer si era piazzata quarta, per poi essere proiettata sul podio per la squalifica della squadra russa per doping.

Gli altri azzurri in gara sono arrivati con più distacco: Hofer ha chiuso decimo (2 errori) a 31 secondi dal primo. 50esimo e 51esimo Giuseppe Montello e Thomas Bormolini.

Con il piazzamento in questa gara Windisch si candida ad una medaglia anche nell’inseguimento nella gara di inseguimento di lunedì, alle 13 ora italiana. Windisch partirà 7″7 dopo il tedesco Peiferr e con un margine di 15 secondi sul fenomeno francese Fourcade, il grande deluso della sprint, arrivato ottavo a causa dei tre errori al primo poligono.

“PENSAVO DI AVER PERSO L’OCCASIONE DELLA VITA”

È incredulo Dominik Windisch dopo la medaglia di bronzo conquistata: “Non ci credo, pensavo di avere perso l’occasione della mia vita e invece… Quando ho sbagliato l’ultimo tiro ho pensato: ‘Non è possibile..l’avevo visto bene’. Non mi ricordo nemmeno se mi è scappato, ero convinto di prenderlo. Poi quasi spaventato ho detto: ‘No, adesso ho perso la possibilità della mia vita‘. Ma quando sei a un’Olimpiade e senti che stai lottando per un bronzo dai davvero tutto, sei solo tu e l’adrenalina“.

Windisch, classe ’89, arriva da Anterselva: “Lì in valle, da piccolo, o fai calcio o ti dedichi al biathlon. Mi capitava di saltare la scuola per andare a vedere le gare di coppa del mondo. Quelli che erano i miei idoli ora sono i miei allenatori e sono felice di aver vinto assieme a loro questa medaglia”. Una famiglia di biathleti quella dei Windisch: “Ero il fratello meno bravo. Markus era più forte, poi dopo il suo ritiro mi ha dato tanti consigli preziosi, lo ringrazio”.

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