RICORDI I BIMBI TRAVOLTI DA UN TRENO IN CALABRIA? IN TANTI CONTINUANO AD ATTRAVERSARE I BINARI, I SOTTOPASSI SAREBBERO “INACCESSIBILI”

Gente che attraversa i binari per arrivare in spiaggia più velocemente, incurante dei pericoli: è questo lo spettacolo al quale si continua ad assistere a Brancaleone(Reggio Calabria), dove mercoledì due bimbi sono morti travolti da un trenomentre erano assieme alla loro madre, ricoverata in gravissime condizioni. La tragedia sembra dunque non aver scosso abitanti e turisti, che però si giustificano: “I sottopassi della stazione sono inaccessibili“.

Come riporta il Corriere, il sottopassaggio più vicino si trova a circa 200 metri dal luogo in cui hanno perso la vita i piccoli Lorenzo e Giulia Pipolo, 12 e 6 anni. Oltre alla pigrizia, però, occorre precisare che il tunnel è bloccato da rifiuti e sterpaglie. Per questi motivi tutti preferiscono tagliare per i binari, comprese mamme con bambini o addirittura neonati e anziani.

“E’ una questione di cultura, ma anche di praticità”, ha affermato il commissario prefettizio Salvatore Mottola Di Amato, che co-amministra il Comune di Brancaleone, sciolto per infiltrazioni mafiose. Anche d’inverno è infatti abitudine dei residenti attraversare i binari per giungere più rapidamente dalla parte opposta. La situazione è simile anche in altri centri delle coste ionica e tirrenica, con le stazioni prive di barriere di protezione.

Le indagini della polizia ferroviaria si concentrano “sulla funzionalità del sistema frenante del treno“. Il convoglio, realizzato negli Anni Ottanta, poteva raggiungere una velocità massima di 130 chilometri orari.

La madre dei due bambini, Simona Dall’Acqua, dopo l’incidente non ha più ripreso conoscenza. Attualmente è ricoverata nel reparto di Terapia intensiva del Grande ospedale metropolitano di Reggio Calabria. Nella mattinata di giovedì anche l’ex marito e padre dei tre figli della donna si è recato in ospedale, dove uno psicologo sta seguendo anche la figlia 16enne Benedetta, non coinvolta nella tragedia perché rimasta a casa.

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