MORALES VA ALLA PARATA SENZA MEDAGLIA E FASCIA, SAREBBERO STATE RUBATE IN UN BORDELLO… Ma va là!

«Minchia signor tenente», canterebbe Giorgio Faletti, se fosse ancora tra noi, in onore delle gesta tutt’altro che eroiche di Juan de Dios Ortiz Blanco, «el teniente Roberto» per gli amici, che invece di custodire i massimi simboli patrii della Bolivia, ha deciso di fare il più classico dei «tour della prostituzione» in quel di El Alto, la città dormitorio che sovrasta la capitale La Paz e che ormai l’ha superata per popolazione e, ça va sans dire, per numero di bordelli.

La realtà molte volte supera la fantasia più sfrenata in Sudamerica grazie a quello che Gabriel García Márquez definì benevolmente «realismo magico» ma che, in realtà, è un mix di mancanza di regole, irresponsabilità e predisposizione alla castroneria. Ma andiamo con ordine, e con i fatti.

Martedì 7 agosto il tenente Roberto – che trasporta nella sua valigetta di servizio la medaglia regalata dalla Bolivia nell’anno della sua indipendenza (1825) a Simón Bolívar – perde il volo delle 14.30 per Cochabamba dove, il giorno dopo, il presidente Evo Morales deve passare in rassegna l’esercito dello Stato andino in occasione del 193esimo anniversario dalla sua fondazione. Insieme alla medaglia – che poi Bolívar restituì al governo di La Paz nel 1830, anno della sua morte, e che da allora tutti i presidenti boliviani s’appuntano sul petto nelle occasioni importanti – il tenente Roberto nella sua valigetta conserva pure la fascia presidenziale, antica anch’essa ma assai meno preziosa del gioiello. La «medaglia di Bolívar», come tutti la chiamano nel Paese, ha infatti un valore inestimabile non solo storico, essendo di oro massiccio e decorata da 24 diamanti sudafricani purissimi da 22 carati.

A quel punto, all’aeroporto internazionale di El Alto, il tenente Roberto prima prenota il volo delle 21, poi, bevuto il primo bicchiere di una lunga serie, decide di cominciare un’instancabile maratona tra i bordelli più famosi e tutt’altro che raccomandabili della città dormitorio. Peccato solo che, parcheggiata la Renault su cui viaggiava di fronte ai night di Avenida 12 de Octubre – il quartiere rosso di El Alto – proprio mentre questo Stakanov del sesso boliviano s’intrattiene con un numero imprecisato di lucciole, qualche ladruncolo sottrae dal veicolo la valigetta incustodita con tanto di fascia e medaglia presidenziale.

Risultato? Per usare le parole dell’ex presidente Mesa si tratta di «una vergogna»: «Il gioiello più prezioso del tesoro nazionale, eredità di Bolívar, è stato rubato all’ingresso di un bordello». E la testimonianza all’agenzia iberica Efe di Lili Cortés, presidente delle lavoratrici notturne di El Alto, taglia la testa al toro: «Il tenente è entrato nei nostri bordelli completamente ubriaco».

Di certo c’è che l’altroieri Morales ha sfilato a Cochabamba senza fascia presidenziale né medaglia di Bolívar appuntata sul petto. Così come altrettanto certo, poi, il lieto fine, con il ritrovamento, misterioso, in una chiesa nel centro di La Paz di entrambi i simboli. Più che realismo magico, in questo caso, un mezzo miracolo.

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