MIGRANTI? LA TUNISIA ALZA IL “PREZZO”: “NESSUN HOTSPOT QUI DA NOI”

L’intervento militare anglo-franco-americano del 2011 in Libia contro il ràis Muammar Gheddafi “è stato imprudente” e ha “lasciato dietro di sé violenza e instabilità” mentre ora le potenze occidentali usano Tripoli come “arena per la loro guerra per procura” che minaccia la stabilità della regione.

Ad affermalo è Khemaies Jhinaoui, ministro degli Esteri della Tunisia in un’intervista  rilasciata a Foreign Policy, durante il suo viaggio a Washington. Nell’intervento militare occidentale a sostegno dei ribelli, osserva il ministro, “non c’era una strategia di uscita: hanno rovesciato un governo, ma non hanno aiutato a creare le condizioni necessarie per aiutare i libici ad eleggere un nuovo esecutivo. La Libia si trova nel caos per via di quello che è successo nel 2011”.

Il ministro tunisino contro le potenze occidentali

Nella Primavera araba che ha travolto il Medio Oriente e il Nord Africa nel 2011, la Tunisia rappresenta un’eccezione. Ovunque quell’insurrezione  conservatrice sostenuta dal Qatar e dalla Fratellanza musulmana, superficialmente letta da troppi commentatori come una semplice pretesa di maggiore democrazia e diritti, ha fallito. In Tunisia no. La cosiddetta “Rivoluzione dei Gelsomini” causata dalla dilagante disoccupazione e dall’aumento dell’inflazione, ha portato all’esilio forzato in Arabia Saudita dell’ex presidente Zine El-Abidine Ben Ali, dopo 23 anni di governo.

Il ministro Jhinaoui ha visitato Washington a luglio per cercare di rafforzare la cooperazione economica e di sicurezza con gli Stati Uniti e chiedere una soluzione politica in Libia. “È di fondamentale importanza per noi vedere la Libia stabilizzata perché la nostra sicurezza è interconnessa con quella libica. Ciò che complica la situazione è l’interferenza straniera in Libia“, ha affermato. Sebbene abbia evitato di nominare i Paesi coinvolti, è chiaro che si riferisce alle potenze europee e mediorientali che si stanno contendendo l’influenza nel Paese.

La guerra per procura libica

Il Qatar e la Turchia sostengono il governo di Accordo Nazionale, riconosciuto a livello internazionale, guidato dal primo ministro Fayez al-Serraj a Tripoli. Gli Emirati Arabi Uniti e l’Egitto riconoscono invece la Camera dei rappresentanti di Tobruk e la sua armata nazionale libica guidata dal generale Khalifa Haftar. Gli Stati Uniti, nel frattempo, hanno lanciato una campagna anti-terrorismo in Libia con attacchi aerei contro obiettivi di al-Qaeda e dello Stato Islamico.

Sullo sfondo c’è l’Italia e la guerra diplomatica con la Francia. Il governo di Giuseppe Conte sa che Emmanuel Macron ci sta soffiando la tradizionale influenza che Roma ha su Tripoli. Un piano iniziato dalla guerra voluta da Nicolas Sarkozy contro Gheddafi. E che continua oggi, con la strategia di Macron di diventare il dominus incontrastato della Libia post-rivoluzione. Da qui l’intesa del premier Giuseppe Conte con il presidente Usa Donald Trump per la  “cabina di regia” prospettata nel vertice a Washington e che vede proprio l’Italia come Paese cardine della strategia americana nella regione.

“No agli hotspot in Tunisia”

La crisi migratoria ha coinvolto anche la Tunisia. La scorsa settimana è attraccata al porto di Zarzis la Sarost 5 con a bordo 40 migranti tra cui due donne incinte e un ferito. Il ministro Jhinaoui ha spiegato che il governo tunisino ha fornito ai migranti cibo, aiuti umanitari e assistenza medica. Ciò nonostante la Tunisia insiste sul fatto che questa azione non dovrebbe essere letta come un via libera per aprire i centri di accoglienza dei migranti in Tunisia come chiesto da più parti in Europa. “Non vogliamo essere un centro di accoglienza per i migranti provenienti dall’Africa sub-sahariana”, ha ribadito Jhinaoui.

La Tunisia e gli altri Paesi del Nord Africa hanno risposto in blocco “no” all’idea europea di portare gli hotspot per migranti al di là dei confini europei e precisamente in Africa. Anche in questo caso, il ministro degli Esteri tunisino ha ribadito che “la Tunisia protegge i propri confini e quindi assolve nel migliore dei modi ai propri doveri”.

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