SALVINI: “DOPO I MIGRANTI, RIDURREMO LE TASSE”

In autunno il tema caldo sarà il bilancio, la partita economica, con la finanziaria. Ed è lì che tutti i capitoli più scottanti dovranno essere sciorinati, come sull’IVA, legge Fornero, pace fiscale.

Però c’è un cavallo di battaglia, una norma di civilizzazione fiscale, di rivoluzione se vogliamo, ch’è stato il gioiello luccicante di tutta la campagna elettorale, ed è finito come una pergamena sacra nel contratto di Governo del Cambiamento.

La Flat Tax, quell’aliquota unica (o doppia, secondo i desiderata del M5S) che tanto fa sognare il ceto produttivo di questo Paese. In verità, anche le famiglie e la classe media, infatti sarebbero i primi a beneficiare di un immediato aumento retributivo in busta paga, consolidato e non come gli 80 euro di Renzi che poi pesavano su deficit, interessi e fiscalità generale.

“La flat tax verrà fatta: c’è nel contratto di Governo, vogliamo fare in piccolo quello che ha fatto Trump in America. Non lo facciamo in sei mesi”. Sentenzia Salvini. Ovviamente le resistenze, specie quelle ideologiche, sono tantissime, come lo scetticismo. La paura infondata sulla tenuta dei conti pubblici alimenta lo spettro dell’impossibilità, causa la scarsa conoscenza del funzionamento reale dell’idrovora tributaria.

Per fortuna in Parlamento esiste già una legge depositata negli anni passati, che logicamente verrà aggiornata in base all’accordo di coalizione, esiste un libro ed esiste un economista, oggi anche Senatore e Sottosegretario di Stato, che ha corredato fin nei minimi particolari la proposta, trovando l’avallo più che entusiasta di Alvin Rabushka, padre mondiale della Flat Tax.

Stiamo parlando di Armando Siri, che imperterrito non cede di un millimetro nella divulgazione continua del verbo della crescita. Da anni conduce lo studio, l’approfondimento, l’adattamento al tessuto italiano, dell’aliquota unica. Libri, conferenze, proposte, un percorso di buona lena vissuto tra gli ostacoli di un Paese che vorrebbe essenzialmente campare di nanismo imprenditoriale e stucchevole odio verso il benessere.

Matteo Salvini tiene molto alle tasche, alla pancia, al cuore, ma possiamo dire al corpo tutto degli italiani. Abbiamo finalmente in cabina di regia un leader che crede nel patto di fiducia col suo elettorato. E chissà che dopo l’afa agostana, potremo avere i bollenti spiriti di una ripresa economica.

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