ARRIVA ANCHE IL SOSTEGNO DI ELENA SANTARELLI A NADIA #TOFFA: “ANCHE MIO FIGLIO È UN GUERRIERO”

“È proprio così, Nadia. Mio figlio Giacomo non è malato, è un guerriero, come te”, risponde con queste parole Elena Santarelli, sul suo profilo Instagram, alle affermazioni, forti e toccanti, di Nadia Toffa, tornata a “Le Iene” con la rivelazione shock sul suo tumore.

Anche il figlio della modella e showgirl, Giacomo, sta combattendo contro  un male  simile da mesi, come ha rivelato lei stessa qualche mese fa proprio sui social.

“Non siamo malati, siamo guerrieri. Chi combatte contro il cancro è un figo pazzesco”, ha detto Nadia Toffa, dopo aver raccontato, durante la trasmissione, ciò che ha vissuto negli ultimi mesi.

E allo stesso modo, sin da quando Elena Santarelli ha rivelato sui social il dramma che stava vivendo con il marito Bernardo Corradi e la malattia del loro primogenito: “Una diagnosi che nessun genitore vorrebbe mai sentire”, per lei è stato chiaro che “questa battaglia di sicuro la vinciamo”.

Parole di coraggio e di speranza rivolte a chiunque stia combattendo la stessa dura e faticosa lotta contro la malattia.

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#MACERATA, RIMOSSO IL QUESTORE… PERCHÉ?

Mentre oggi è stato più volte ribadito dai media che le indagini sulla morte di Pamela Mastropietro non sono affatto concluse (smentendo le voci circolate nei giorni scorsi) ecco arrivare la notizia della rimozione del questore di Macerata: l’attuale dirigente Vincenzo Vuono viene trasferito a Roma, al Dipartimento, e lascia il posto ad Antonio Pignataro, fino ad oggi direttore della II sezione della Direzione Antidroga.

“Si tratta di un normale avvicendamento”, sottolineano al Dipartimento della Pubblica Sicurezza, che “rientra in un più ampio movimento di dirigenti e prefetti”, ma i media ci credono poco.

Vincenzo Vuono, infatti, si era insediato a Macerata soltanto tre mesi fa, il 20 novembre, proveniente dalla questura di Isernia. Vuono ha avuto il suo primo incarico in Polizia a Bolzano, ma è a Roma che ha fatto gran parte della carriera: dal 1995 al 2012 ha diretto 3 commissariati in città (Borgo, Primavalle e Salario-Parioli), quello di Tivoli e quello di Ostia. Nel 2012, prima di passare al Dipartimento, ha prestato servizio all’ispettorato Vaticano.

La decisione arriva dopo le polemiche sugli ultimi fatti, dall’omicidio di Pamela al raid di Traini e alla manifestazione antifascista. “Necessità di un cambio di passo dopo giorni difficili per la città. Così fonti qualificate della Polizia motivano il cambio del questore di Macerata.

Le stesse fonti fanno inoltre notare che già venerdì scorso il Dipartimento aveva inviato un funzionario da Roma al tavolo tecnico in Prefettura al termine del quale è stato autorizzato il corteo antifascista. E sempre da Roma è arrivato il funzionario che, sabato, ha gestito l’ordine pubblico in piazza”, ha scritto Il Messaggero.

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#PAMELA, SIAMO AL QUARTO NIGERIANO INDAGATO…

Non solo Innocent Oseghale (29 anni), Lucky Desmond (22) e Lucky Awelima (27), già in cella per l’omicidio di Pamela Mastropietro: nel caso ci sarebbe un altro indagato, anche lui nigeriano.

Lo rivela il Resto del Carlino, sostenendo che l’avvocato del quarto uomo nel mirino dei pm per la morte della 18enne romana ha presiedutto stamattina al nuovo sopralluogo dei Ris in via Spalato 124 a Macerata, nell’appartamento in cui viveva Oseghale e in cui la giovane sarebbe stata uccisa e fatta a pezzi.

Per i tre nigeriani fermati la Procura contesta le accuse di concorso in omicidio, occultamento e vilipendio di cadavere e spaccio di stupefacenti.

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LA GAFFE DI ALESSIA MORANI (PD): IL TRICOLORE È NATO DALLA LOTTA ANTIFASCISTA…

Tengono banco i fatti di Macerata. Nei talk show, nelle piazze e sui giornali. Il dibattito di domenica sera a Non è l’Arena di Massimo Giletti (su La7) è incentrato proprio sulla sparatoria di Macerata, i migranti, il tema sicurezza.

Ebbene nell’altalena di botta e risposta se ne esce Alessia Morani (Pd), deputata e laureata in Giurisprudenza, che chiede di non far vedere più la foto di Luca Traini con il tricolore sulle spalle. “E’ una vergogna quella foto di Traini col tricolore, il tricolore è nato con la lotta antifascista…”.

Ma va? E noi che si pensava tutti che il tricolore fosse figlio delle battaglie risorgimentali. Invece guarda un po’, la lotta antifascista ha prodotto anche la bandiera nazionale. La sciocchezza detta da Alessia Morani passa inosservata in studio (nessuno le fa notare l’errore) ma non sui social.

Dove il giornalista Marco Valle scrive: “Scusate l’autocitazione ma, riprendendo alcune mie righe dal catalogo della mostra sul Tricolore del 2011, organizzata dalla Provincia di Milano e da me curata: « Il tricolore italiano quale bandiera nazionale nasce a Reggio Emilia il 7 gennaio 1797, quando il Parlamento della Repubblica Cispadana, su proposta del deputato Giuseppe Compagnoni, decreta “che si renda universale lo Stendardo o Bandiera Cispadana di Tre Colori Verde, Bianco, e Rosso, e che questi tre Colori si usino anche nella Coccarda Cispadana, la quale debba portarsi da tutti”.

Tra l’altro, non risulta nella storia repubblicana postbellica questo attaccamento della sinistra antifascista al tricolore, riportato all’attenzione degli italiani e rivalutato dal presidente Carlo Azeglio Ciampi assieme all’Inno di Mameli.

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