E’ PARTITO L’ASSALTO GLOBALE AL CAFFÈ: “È COME IL TABACCO”… (Ma va là!)

Il caffè nuoce gravemente alla salute, avvertono gli americani. Ma facitece ‘o favore, risponderebbe Totò. Napoletano, e quindi nato con la tazzulella in mano.

La questione è di etichetta. La California è il primo stato Usa (e il primo posto al mondo) in cui l’avviso terrorizzante che da noi trova posto sui pacchetti di sigarette potrebbe finire sulle tazzine (o meglio, sui bicchieroni o sulle ragguardevoli mug da show televisivo). La colpa è la presenza di acrilammide, una sostanza potenzialmente cancerogena. Da diversi anni è l’organizzazione no profit Council for Education and Research on Toxics a condurre un’azione legale contro alcuni colossi del caffè come Starbucks.

E ora il loro obiettivo potrebbe essere vicino. Secondo la Cnn, infatti, la prossima settimana potrebbe esserci la sentenza che rivoluzionerebbe il mondo del caffè. Il presupposto legale su cui si basa l’azione legale è la cosiddetta Proposition 65, che identifica le sostanze chimiche nocive e costringe le imprese a pubblicare avvertimenti quando esse siano presenti negli alimenti o in altri prodotti con cui l’uomo viene a contatto. E l’acrilammide secondo la no profit americana sarebbe una di queste.

Ma che cos’è l’acrilammide? È un composto mutageno con tossicità preferenziale per il sistema nervoso centrale, per quello periferico e per quello riproduttivo. Viene prodotto durante la cottura ad alta temperatura dei prodotti amidacei contenenti zucchero (patate, cereali, prodotti da forno). Nel caffè viene rilasciato durante la tostatura, peraltro soprattutto in quella del caffè chiaro prediletta nei Paesi nordici (in Italia si usa la tostatura scura).

Le quantità sono minime e questo ha portato la scienza ad assolverlo. Ciò non toglie che l’obiettivo di ridurne la presenza negli alimenti sia considerato sensibile: l’11 aprile prossimo entrerà in vigore da noi il regolamento europeo che obbliga cuochi, pasticcieri e industrie a ridurre i livelli di acrilammide nei prodotti. Una riduzione a monte, che – udite udite – è necessaria soprattutto per gli alimenti integrali, nei quali la presenza di questa sostanza è maggiore. L’attuazione di questo regolamento è però una partita tutta da giocare.

Ma torniamo al caffè e alla California. Alcune catene che lo smerciano (Yum Yum Donut Shops, 7-Eleven, Gloria Jean’s Gourmet Coffee) hanno di malavoglia già accettato di pubblicare avvertimenti o di pagare multe. Starbucks invece si rifiuta, convinta che le percentuali di acrilammide contenute nel suo caffè siano trascurabili, non certo meritevoli di un warning tanto devastante. Va detto che in California un altro colosso ha già ceduto: il fast-food KFC, costretto aa avvertire i consumatori della presenza di acrilammide sulle patate fritte.

Resta il fatto che il caffè, una bevanda complessa che comprende centinaia di composti chimici tra i quali l’acrilammide ha un ruolo decisamente secondario, è stato considerato non cangerogeno meno di due anni fa dall’Oms. E questo dovrebbe rassicurarci molto di più di quanto possano preoccuparci delle (eventuali) scritte sulle tazze della California.

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IL VUDÙ DIETRO LA MORTE DI PAMELA MASTROPIETRO? E’ RIDUTTIVO, OCCORRE SAPERE CHE…

Il vudù dietro la morte di Pamela? In realtà parlare di vudù è riduttivo, dato che i riti che prevedono l’asportazione di organi interni (cuore e intestino, come nel caso della ragazza uccisa e mutilata a Macerata), solitamente per fini di cannibalismo fanno più parte della brujería, o stregoneria, vale a dire la forma “deviata”, satanica, della santeria caraibica e del vudù haitiano praticato dai “bokor”, gli stregoni “neri” che anziché spiriti (loa, orixà) e santi invocano i demoni come il Dio Serpente Damballah e gli spiriti malvagi Exù e Pomba Gira, l’equivalente del diavolo e della sua perversa consorte.

Il fatto che l’assassino abbia usato della candeggina per ripulire il cadavere, da cui avrebbe asportato il pube, in quest’ottica si può leggere non solo nel tentativo di rimuovere tracce di DNA, ma anche di voler cancellare i simboli magici e rituali di cui i satanisti africani ricoprono le vittime sacrificali. Occorre dunque distingue tra riti sacrificali “bianchi”, cioè buoni, e “neri”, nel senso di magia nera.

Giusto per intenderci, il vudù è una religione afroamericana sincretica, che mixa cioè elementi da varie religioni ed il cui nome significa “spirito”, “divinità”, o ancor più letteralmente “segno del profondo”, perché crede che gli spiriti siano tra noi e possano possederci. I sacrifici rituali nel vudù comportano solitamente animali, principalmente galline.

La religione vuduista attuale combina elementi ancestrali estrapolati dall’animismo tradizionale africano che veniva praticato nel Benin prima del colonialismo. L’idea di mangiare il cuore di una vittima fa ormai parte dei riti satanici, sia di quelli africani che di quelli messicani (pratica tuttora in uso presso i narcotrafficanti, che in questo modo sperando di essere protetti dalle cacce della polizia). Questo è il caso della povera Pamela? È stata vittima di un rito tribale? Non si può escludere.

Oggi il vudù “buono” è praticato da circa sessanta milioni di persone in tutto il mondo, ed ha recentemente acquisito il privilegio di essere riconosciuto come religione ufficiale in Benin, dove è fiorentemente organizzato in una Chiesa alla quale aderisce l’80% della popolazione, e ad Haiti dove è praticato da gran parte della popolazione.

La magia nera o la credenza negli zombi (in realtà poveri dementi drogati con il veleno del pesce-palla) sono solo aspetti “minori” di questa religione, ma esistenti, così come il satanismo è solo una costola del cristianesimo (nel senso che i satanisti credono nel Dio biblico ma preferiscono adorare la sua controparte) eppure è tuttora praticato, si pensi al caso delle Bestie di Satana, peraltro adepti di una pseudoreligione molto rozza e con elementi inventati (parrà strano, ma in California, ove i buonisti permettono ogni culto, esiste anche un rituale demoniaco codificato dal 1966, la Bibbia di Satana del “sacerdote nero” Anton La Vey).

Tornando allo spiritismo africano, c’è poi la santeria, nata dal sincretismo di elementi della religione cattolica con altri della religione tradizionale yoruba, praticata dagli schiavi africani e dai loro discendenti a Cuba, in Brasile, Porto Rico, Repubblica Dominicana, Panama e anche in luoghi con molti immigrati latinoamericani negli Stati Uniti.

Affine a culti animistici come Candomblé e Macumba brasiliani e vudù haitiano, i suoi adepti sostengono di non praticare la magia nera, ma solo quella bianca. Ma nella Macumba le fatture a morte (macumbe, appunto) sono pratiche note (solitamente con wanga, cioè con bamboline contenenti sangue o capelli della vittima, o con cuori di animali con la foto della persona da colpire trafitta da spilloni).

E c’è il Palo Mayombe, o “le Regole del Congo”, uno stretto gruppo di religioni africane di origine Bantu che gli schiavi dell’Africa Centrale importarono soprattutto nelle isole di Cuba e Porto Rico. Il sacerdote ha le conoscenze e l’abilità per interagire con le forze della natura, attraverso la Prenda, una sorta di feticcio composto da un contenitore, le ossa di un morto, sperma, sangue, terra e foglie a cui ci si riferisce a volte con il nome di Nganga, Nkiso o Cauzela. Lo “ngangulero” instaura un dialogo con il morto che continua ad abitare nella Prenda e lo asseconda nutrendolo con il sangue di sacrifici animali (come polli o lucertole); in cambio il morto obbedisce allo stregone e lo protegge dal male.

Ed infine, il culto degli spiriti brasiliani. In nessun Paese del mondo lo spiritismo ha mai ottenuto grande fama e fortuna come in Brasile. In questo immenso stato, fra i più popolosi e poveri del mondo, si mescolano con grande noncuranza antico e moderno, povertà e ricchezza, scienza e superstizione.

 E la credenza nel mondo degli spiriti, gli orixàs, trova un terreno fertilissimo. Per i moderni discendenti degli indios amazzonici e degli schiavi neri importati dall’Angola o dal Dahomey vivere gomito a gomito con gli spiriti, che sono visti come compagni di viaggio, è perfettamente normale. E per questo c’è una ragione storica. Importanti città come S.Salvador de Bahia sono state edificate da quegli schiavi e da quegli immigrati giunti da tutto il mondo con il proprio bagaglio culturale e religioso spesso molto primitivo.

Lo spiritismo brasiliano trae difatti le proprie origini dai culti animistici africani, dal vudù al candomblé alla umbanda, che contemplano l’esistenza di un mondo parallelo accanto al nostro, popolato da orixàs per lo più benevoli ed identici ai numi tutelari del focolare degli antichi romani e agli antenati dei taoisti cinesi.Intermediari fra l’uomo e gli spiriti sono i medium, che in Brasile sono moltissimi, i babalao, i babalorixàs, i mestres ed i “figli del santo”.

Gli spiriti, da parte loro, possono comunque decidere di possedere chiunque, in qualsiasi istante e a proprio piacimento. Questa possessione, ereditata dai culti vudù, non ha nulla a che fare con quella diabolica tipicamente cristiana, ed è una sorta di trance indotta. Queste credenza sono così forti e radicate da non essere state scalfite dal cristianesimo. Anzi, per contro, le figure tradizionali della nostra religione, Gesù, la Madonna e soprattutto i santi (per i brasiliani, molto affini agli orixàs) sono state subito adottate e personalizzate, entrando nel sincretico pantheon locale.

S.Pietro, custode delle chiavi del paradiso, diventa così Exù das Sete Caveiras, Exù dai sette teschi, signore dei cimiteri, che può essere buono o cattivo a seconda se a invocarlo sia un mago “bianco” o uno stregone “nero” (riferito non al colore della pelle, ma al tipo di magia rituale praticata). E Gesù Cristo viene identificato in Trancarua das Salmas, a detta dello studioso brasiliano Fernando Portugal “uno dei più potenti spiriti che da sempre abita questa terra, con il compito di mediare fra la popolazione di schiavi africani e gli afrobrasiliani”.

Queste credenze sono tipiche del candomblé, una religione magica di origine africana particolarmente radicata a Bahia, ove è praticata come una professione riconosciuta dallo stato da ben dodicimila persone (più cinquemila clandestini). Il sacerdote del canbomblé è un miscuglio fra il prete cristiano, il mago ciarlatano, il medium ed il guaritore. Ci vogliono sette anni di scuola prima di poter gestire una Casa dos Santos, una sorta di casa-chiesa “abitata dagli spiriti”.

La Casa dos Santos è un normalissimo appartamento con bagno, sala e cucina, ma è anche un luogo sacro ove non tutti hanno accesso e dove ogni stanza ha una sua funzione religiosa. Casa Branca è il più antico terreiro di Bahia. Nel soggiorno vivono in clausura, per 21 giorni, le novizie del culto del candomblé; nella cucina viene preparato ritualmente il cibo per gli orixàs, in genere sangue di uccelli e di piccoli animali, che viene consumato dagli spiriti attraverso il medium, che mangia tutto.

Durante queste cerimonie lo spirito o il santo, attraverso il medium, diventa signore e padrone della situazione. Ordina, decide, amministra la legge. Tutto gli è permesso e consentito in quanto dio, anche possedere una donna davanti al proprio marito. Il che spiega il proliferare di ciarlatani che si fingono posseduti dall’orixà.

Questi riti animistici sono tra noi più di quanto si pensi. Il padre dell’ex ministro Cécile Kyenge, Kikongo, ne praticò uno, un rito esorcistico “bianco”, convinto che in un esponente della Lega albergasse uno “spirito malvagio”. La Boldrini direbbe che anche noi dobbiamo accettare questi stili di vita…

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COI GENITALI ALL’ARIA, MAROCCHINO RISCHIA IL LINCIAGGIO

Ubriaco ha molestato alcuni partecipanti ad una fiera, tra cui alcuni minori, mostrando anche i genitali. Un cittadino marocchino di 37 anni, O.B., è stato denunciato dalla Polizia locale di Lamezia Terme che l’ha salvato da un probabile linciaggio visto che in molti si stavano avventando contro di lui.

Il fatto è successo nella serata di ieri alla fiera di San Biagio nel quartiere Sambiase di Lamezia. L’uomo ha iniziato a infastidire alcuni partecipanti.

Sul posto sono giunti gli agenti della Polizia locale, allertati da numerose telefonate, che con difficoltà, vista la calca che si era creata, hanno prelevato l’uomo per portarlo al Comando.

Una volta identificato il marocchino è stato denunciato per atti osceni in luogo pubblico aggravati dallo stato di ubriachezza.

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LA ANNUNZIATA PROVOCA LA MELONI SUL FASCISMO E I SOCIAL SI INFIAMMANO…

Dopo i fatti di Macerata, Lucia Annunziata nel corso di In mezz’ora ha pungolato in più occasioni la sua ospite, Giorgia Meloni.

La conduttrice è arrivata addirittura ad affermare che la Meloni dovrebbe rivendicare con orgoglio la crescita dei movimenti neofascisti in Italia. Una sorta di provocazione, alla quale la leader di Fratelli d’Italia ha risposto a tono, zittendola: “La politica dovrebbe occuparsi di più dei terroristi che fanno base in Italia invece del dibattito surreale del ritorno del fascismo“, ha tagliato corto.

Evidente il nervosismo dell’Annunziata, che ha provato più volte a far perdere la pazienza alla Meloni. Una circostanza che non è sfuggita ai social, come dimostrano alcuni di questi tweet pescati dal mazzo:

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