AUMENTA LA SPESA MILITARE ITALIANA, 25 MILIARDI DI EURO NEL 2018; PER DIFENDERCI DA CHI?

È stato presentato presso la sala stampa della Camera dei Deputati il rapporto MIL€X 2018 a cura dell’Osservatorio sulla spesa militare italiana.

“Il rapporto mostra un’ulteriore incremento della spesa militare italiana: 25 miliardi di euro nel 2018 (1,4% del PIL), un aumento del 4% rispetto al 2017 che rafforza la tendenza di crescita avviata dal governo Renzi (+8,6 % rispetto al 2015) e che riprende la dinamica incrementale delle ultime tre legislature (+25,8% dal 2006) precedente la crisi del 2008”.

“Cresce nel 2018 il bilancio del Ministero della Difesa (21 miliardi, +3,4% in un anno, +8,2% dal 2015) e i contributi del Ministero dello Sviluppo Economico all’acquisto di nuovi armamenti (3,5 miliardi di cui 427 milioni di costo mutui, +5% in un anno, +30% nell’ultima legislatura, +115% nelle ultime tre legislature) per i quali nel 2018 verranno spesi 5,7 miliardi (+7% nell’ultimo anno e +88% nelle ultime tre legislature). Tra i programmi di riarmo nazionale in corso, i più ingenti sono quelli per le nuove navi da guerra della Marina (tra cui la nuova portaerei Thaon di Revel), carri armati, elicotteri da attacco dell’Esercito ed aerei Typhoon e F-35”.

“Agli F-35 il Rapporto MIL€X dedica un approfondimento che analizza costi effettivi (50 miliardi con i costi operativi), reali ricadute industriali ed occupazionali, difetti strutturali (che rischiano di mettere fuori servizio gli F-35 finora acquistati dall’Italia per 150 milioni l’uno) e funzione strategica di questo sistema d’arma”.

23 milioni di euro per aggiornare i siti delle B61

“Un altro approfondimento del Rapporto riguarda le spese di stoccaggio e sorveglianza delle testate atomiche americane B61 nelle basi italiane (23 milioni solo per l’aggiornamento delle apparecchiature di sorveglianza esterna e dei caveau conteneti le B61 all’interno degli undici hangar nucleari della base bresciana) e alle spese di stazionamento del personale militare USA addetto e di mantenimento in prontezza di aerei e piloti italiani dedicati al nuclear strike. Le spese italiane di supporto alle 59 basi USA in Italia sono di 520 milioni l’anno”.

La bomba nucleare tattica guidata B61-12

Sono asset a rendimento variabile con diversi protocolli di autenticazione e sicurezza come il Permissive Action Links. La B61-12 rappresenta un unicum nel panorama delle armi tattiche.

Con una precisione (CEP) di 30 metri dall’obiettivo richiede solo una testata da 50 kilotoni (una potenza più accettabile e con minori effetti collaterali). Il rendimento detonante di una testata da 50 kilotoni, in un raggio di 30-68 metri, è assolutamente necessario per polverizzare ogni tipo di bunker fortificato.

Ogni bomba all’idrogeno ha una potenza regolabile: da un massimo equivalente di 50.000 tonnellate di TNT ad un minimo di 300. La resa esplosiva della bomba può essere ridotta elettronicamente attraverso un sistema di calibrazione. L’impiego sul campo di battaglia, quindi, potrebbe essere personalizzato a seconda dell’effetto desiderato e dell’obiettivo.

Pur non essendo tecnicamente una nuova arma, l’aggiornamento del Pentagono trasforma l’attuale inventario nucleare a caduta libera in sistema d’arma a guida di precisione. L’Air Force continuerà a testare fino alla fine del 2019 la bomba B-61-12 (la revisione del progetto finale dovrà concludersi nel 2018), prima di avviare la produzione di serie.

Il primo lotto, quasi certamente destinato all’Europa dove sono presenti le versioni più obsolete della bomba B61, dovrà essere consegnato entro il marzo del 2020. L’intera produzione B61-12 si completerà nel 2025 e coinciderà con il ritiro dal servizio del sistema d’arma all’idrogeno B83 con resa massima di 1,2 megatoni. Le B61-12 LEP (life extension program) resteranno in servizio fino al 2050.

La prima versione della bomba nucleare tattica entrò in servizio nel 1968 e da allora rimane uno dei pilastri principali dell’arsenale nucleare statunitense. La letalità della B61-12 è determinata dalla sua precisione, l’aspetto più rilevante nella deterrenza nucleare (stesso principio adottato sulle testate da 100 Kt 76-1 / Mk4A con spoletta programmabile, linea leggera di attacco Trident II).

Da rilevare, infine, che la modernizzazione delle armi nucleari tattiche è un processo di routine, poiché ogni sistema d’arma ha una durata prestabilita. Non vi è alcun accordo internazionale tra Mosca e Washington sull’aspetto qualitativo e quantitativo delle testate nucleari tattiche. Il trattato START, attualmente in vigore, si rivolge specificatamente alle testate strategiche ed ai loro lanciatori.

Le B61 in Europa

Le sei basi della Nato (Belgio (Kleine Brogel AB), Germania (Buchel AB), Italia (Aviano e Ghedi AB), Paesi Bassi (Volkel AB), e Turchia (Incirlik AB) ospitano circa 180 bombe nucleari americane B61 Mod-3,-4,-7,-10. Le basi italiane di Ghedi ed Aviano dovrebbero ospitare complessivamente dalle 30 alle 50 bombe nucleari B61.

Le 180 testate B61 all’idrogeno, secondo il concetto politico della condivisione nucleare, saranno tutte riconvertite alla versione Mod-12, pena il deterioramento delle testate più obsolete (quelle cioè dislocate in Europa) per un totale di 500 testate Mod-3, 4, 7 e 10 da riconvertire. Il concetto Dial-a-yield è puramente teorico e si basa sulla facilità di impiego a causa delle resa esplosiva relativamente piccola.

Le B61-12 dovrebbero rappresentare un deterrente nucleare ritenuto in grado di dissuadere anche gli stessi alleati dallo sviluppare armi nucleari fatte in casa. Gli americani prevedono l’integrazione della B61-12 anche sulle portaerei, rispolverando il concetto della doppia capacità sugli F-35C. In Europa, la B61-12 potrà essere trasportata esclusivamente dagli F-35A.

La garanzia politica

Le B61, più che una forza di reazione rapida (non sarebbero sufficientemente potenti per decapitare la linea di comando nemica, mentre il concetto scalare è prettamente letterale) dovrebbero rappresentare un deterrente strategico ritenuto in grado di dissuadere anche gli stessi alleati dallo sviluppare armi nucleari fatte in casa.

Vanno quindi intese come una garanzia politica degli Stati Uniti, che ne detengono la proprietà e la discrezionalità, a protezione dell’Europa. L’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord è stata concepita per supportare logisticamente la presenza in Europa degli Stati Uniti.

Parliamo di una strategia che proviene direttamente dalla guerra fredda. La responsabilità condivisa per le armi nucleari si basa sulla solidarietà degli alleati della Nato e l’unità di intenti a protezione dell’integrità territoriale.

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ROMA, ALBANESE ACCOLTELLA ALLA SCHIENA IL FORNAIO PER UN RESTO SBAGLIATO

Capotreno, insegnanti, tabaccai, ristoratori: i mestieri pericolosi si moltiplicano in questa girandola di follia di cui ci inondano le cronache. Roma ancora una volta teatro di un gesto folle.

Un albanese porta a casa il resto sbagliato e dopo aver litigato con la moglie, torna dal fornaio e lo accoltella alla schiena.

Questo è quanto narrato nel verbale di arresto che la polizia di Stato ha redatto a carico di un’albanese di 41 anni. La vicenda è iniziata nel tardo pomeriggio di giovedì nel quartiere Borghesiana, quando L.S., seguendo le indicazioni della moglie, va in un mini-market a comprare il pane.

Al suo ritorno a casa la consorte si accorge che il resto è sbagliato ed i coniugi iniziano a discutere. Al termine della lite, l’uomo torna al negozio ed inizia ad inveire contro il proprietario, un suo coetaneo originario del Bangladesh. Al culmine della lite l’albanese estrae un coltello a scatto, colpisce alla schiena il negoziante e scappa.

La tempestiva segnalazione al 112 Nue ha consentito ad una pattuglia del Reparto Volanti di fermare l’albanese con ancora le mani sporche di sangue.

Il fornaio ferito è stato medicato in ospedale, per lui la prognosi è di almeno 7 giorni. L’albanese, al termine degli accertamenti di rito, è stato arrestato e condotto presso il carcere di Regina Coeli.

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SALVATE IL SOLDATO #ALFANO (VESTITO DA RAMBO)… CHE LA DIVISA È UNA COSA SERIA

Il fascino della divisa, quando si tratta di uomini politici, non sempre ottiene l’effetto sperato. Basta vedere quello che è successo con Angelino Alfano, ministro degli Esteri tuttora in carica. A Mariupol, sul fronte ucraino orientale, giovedì scorso si è presentato con elmetto, giubbotto antiproiettile, scarpetta di cachemire e occhialoni.

Una immagine esilarante, che ha scatenato le ironie del web. Alfano era presente come presidente dell’Osce. Infatti, dal 1° gennaio 2018 l’Italia presiede l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa e da protocollo spetta al ministro degli Esteri ricoprire questo incarico. La missione a Kiev e Mosca era per discutere le prospettive di normalizzazione della crisi ucraina, ma in Italia si è parlato più di questa foto che di scenari internazionali.

Alfano è solo l’ultimo di una lunga serie di politici vestiti da Rambo

Non è l’unico caso di esponenti di governo di centrosinistra che vengono attratti dall’idea di indossare l’uniforme. Spesso sono leader politici che si sono dimostrati freddi, se non addirittura ostili, nei confronti delle forze armate. Poi arriva la trasformazione: quando arrivano nel posto di comando e respirano l’aria della caserma, cedono alla tentazione di interpreatare una nuova versione di Rambo, pur rischiando di diventare ridicoli.

Matteo Renzi si era presentato in mimetica, durante la visita ai “caschi blu” italiani dell’Unifil nel sud del Libano, il contingente più numeroso delle missioni all’estero.

Non era stato da meno l’ex presidente della Camera Pier Ferdinando Casini in occasione della visita al quartier generale dei nostri militari a Nassiriya. Casini aveva trascorso una giornata con i militari italiani in Iraq in occasione dell’avvicendamento dei contingenti, senza rinunciare alla mimetica.

Persino il solitamente misurato Enrico Letta era stato immortalato con elmetto e giubbotto antiproiettile. Neanche a lui a resistito al fascino della divisa. Mostrando un notevole sprezzo del ridicolo.

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L’ITALIA È INVASA DAI DELINQUENTI, #GRAZIEPD

… Per tutti i delinquenti che abbiamo importato negli ultimi cinque anni da ogni latrina del globo. Impastate a pochi poveracci (usati come specchietto per le allodole), sono sbarcate da pittoreschi barconi, che fanno tanto “fuga dalla povertà”, e da comode navi, modello “ventre di mamma ong”, decine, centinaia di migliaia di farabutti e assassini africani, mediorientali e asiatici.

Brutti ceffi, spesso terroristi, che NON scappano da guerre e pestilenze, ma da mandati di arresto stampati nei Paesi dove sono nati e dove hanno commesso chissà quale sorta di lurido delitto, chissà quale reato, chissà quale atrocità. Di questi stronzi non sappiamo nulla.

Né il vero nome, né il vero luogo di nascita, né la fedina penale. Sappiamo solo che vengono bene in foto di gruppo, piangenti e imploranti mentre sono stipati su improbabili natanti salpati dalle coste libiche e diretti nel Paese di Bengodi, l’Italia puttana del terzo millennio. Questo residuo di Bel Paese, ormai ridotto ad un letamaio, nel quale ognuno fa legge a sé.

Tutti, tranne gli Italiani, ai quali non è consentito altro che sopravvivere in silenzio. Ai quali, anzi, è VIETATO anche sopravvivere. Qui, gli Italiani devono morire e basta. E se non lo fanno spontaneamente, ci pensano i Kabobo, gli Oseghale, le centinaia di clandestini delinquenti clandestini, privi della pur minima possibilità di essere veramente individuati,  identificati, rispediti nelle (loro) patrie galere. Sicuramente più galere delle nostre.

Qui in Italia, in Occidente, la condanna non li spaventa: li diverte. Siamo andati così avanti con le concessioni, che, quasi quasi, commettere reato è meno faticoso che fare la fila al supermercato.

Sono centinaia, migliaia, le vittime di violenza “clandestina”. Solo poche trovano soddisfazione nella Giustizia. La maggior parte deve subire in silenzio il buonismo imperante e le sue conseguenze. Il perdono forzato, per esempio. Se l’assassino è negro, zingaro o mediorientale, i Codici vengono silenziati e deposti nell’abisso senza fondo della finta bontà. Anche i tribunali si prestano, spesso, a inspiegabili sconti di pena, che stanno demoralizzando gli Italiani.

Ci siamo consegnati ai nostri carnefici, senza reagire. Anzi, ringraziandoli della morte che ci consegnano fin dentro le nostre case.

Mi auguro e auguro alla mia adorata Terra che le urne del 4 marzo riconsegnino l’Italia agli Italiani. E gli assassini alle pene massime stabilite dai Codici.

E vorrei poter morire con gli occhi pieni di un mare popolato da navi cariche di clandestini che… fanno ritorno verso casa… (volenti o nolenti)

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