FIORI, ANIMALI E TANTO AZZURRO: ECCO I SIMBOLI ELETTORALI (E I MESSAGGI CHE CELANO)

Fiori, animali, bandiere e azzurro come se piovesse e a dominare sul tricolore: c’è davvero di tutto un po’ nei simboli elettorali che tappezzano il Viminale e che tra le righe provano a lanciare messaggi subliminali agli elettori chiamati alle urne il prossimi 4 marzo.

Simboli elettorali: analisi e raffronti

Di tutti i colori e non solo cromaticamente parlando: nei 98 simboli elettorali presentati al Viminale in vista delle elezioni politiche del 4 marzo – che contando anche i “doppioni” per alcune aree geografiche lievitano fino a 104 – c’è un po’ di tutto e davvero per tutti i gusti: piante e fiori, animali e oggetti, fiamme e bandiere.

A fare una analisi iconografica della grafica al servizio delle urne è Gabriele Maestri, cultore di Diritto dei Partiti alla facoltà di Scienze Politiche dell’università Roma Tre e massimo esperto di simboli elettorali della Repubblica cui si dedica per passione con il blog isimbolidelladiscordia.it.

Il quale, tra analisi e raffronti, parte da un’osservazione preliminare: i simboli presentati sono la metà rispetto alla volta precedente, come mai? «Per tre ordini di motivi – risponde Maestri – Anzitutto, per la ragione che quest’anno è stato più gravoso presentarli dal punto di vista burocratico, con richiesta di statuti, dichiarazioni di trasparenza, indicazioni di proprietà del simbolo, autentiche notarili».

Poi, «per il freno della nuova legge elettorale che ha convinto partiti “veri” che puntano seriamente a entrare in Parlamento a unirsi tra loro per raggiungere la soglia del 3% o almeno quella dell’1% che fa affluire i loro voti alla coalizione, optando per la presentazione di un unico simbolo elettorale che al suo interno contiene diversi emblemi»; infine, «l’assenza dei simboli “furbetti” che ne imitano altri più conosciuti».

Soggetti, colori e variazioni sul tema

E allora, passando all’esame cromatico, «il colore che prevale sugli altri, spesso usato come sfondo in alternativa al bianco e al rarissimo nero, è l’azzurro in tutte le sue varianti che vanno dal celeste chiaro al blu scuro – osserva Maestri –. Seguono poi il rosso e il verde, spesso accoppiati nel tricolore nazionale, anche se il rosso splende talvolta anche di luce propria. Meno adottati colori “alternativi” come l’arancio, il rosa, il giallo, il viola. In generale, il fondo bianco è tradizionale, l’azzurro è rassicurante, il rosso è vistoso e richiama l’attenzione».

E ancora, se la “biologia” politica scalpita, la “botanica” ha di gran lunga la meglio sulla “zoologia”: «Soprattutto i fiori – rileva l’analisi dell’esperto – sono molto usati all’interno dei simboli e questo fatto ha una lunga tradizione politica, dal garofano alla rosa, dalla stella alpina alla margherita, fino alla recentissima peonia; e poi ci sono le piante, basti pensare alla quercia o all’ulivo o per andare più indietro con i tempi all’edera».

Molto meno gettonato il ricorso agli animali, a cui vengono preferiti scudi crociati, qualche sole ridente o nascente, qualche stella «e a sinistra soltanto due combinazioni di falce e martello, un aereo ma niente automobili o trattori o biciclette». E infine, stemmi, slogan e i nomi dei leader che, fra le tante – e più o meno ingegnose e stravaganti – variazioni sul tema, un unico dato è comune a tutti i 98 simboli presentati al Viminale: essere inscritti all’interno di un cerchio.

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