OLIVIA NOVA RESTA SOLA A NATALE E MUORE A 20 ANNI: “LA BELLA ATTRICE HARD AVEVA CHIESTO AIUTO AI FAN…” R.I.P.

Olivia Nova aveva vent’anni e nella vita faceva l’attrice a luci rosse. La giovane è stata trovata morta in una casa di Las Vegas. Scioccati i familiari e gli amici per questa tragica fine. Olivia aveva raccontato ai followers sui social di essere rimasta sola a Natale. Ancora incerta la causa della morte.

Nova era un’attrice molto popolare, ma aveva iniziato la sua carriera da poco, passando per il settore della moda, per il quale era stata scoperta all’età di 12 anni.

“Sono sola a Natale, fatemi compagnia, mi solleverebbe il morale”, aveva twittato il giorno di Natale. I fan avevano risposto con affetto.

Il corpo è stato trovato il 7 gennaio, come reso noto dalla sua agenzia LA Direct Models.

“Sebbene fosse rappresentata da noi solo da pochi mesi, Olivia si è fatta conoscere come una ragazza dolce e gentile. Siamo oltremodo scioccati, è stata una cosa inaspettata. Riposa in pace, dolce angelo“, ha scritto l’agenzia in una nota diramata alla stampa. La ragazza sognava di laurearsi in futuro.

Come riporta Leggo, la morte di Olivia Nova ha sconvolto il mondo a luci rosse non solo per la giovane età e le circostanze misteriose, ma pure perché è la quarta attrice che scompare nel giro di pochi mesi. Negli ultimi tre mesi l’industria del cinema per adulti ha pianto quattro protagoniste: Yuri Luv, 31, August Ames, 23 anni, e Shyla Stylez, 35 anni, sono tutte morte recentemente, come ricorda il Mirror.

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L’ALLARME DELL’ONCOLOGO: “LA RICERCA NON FUNZIONA, ILLUDIAMO I PAZIENTI E BUTTIAMO VIA MILIONI”

Il colosso farmaceutico statunitense Pfizer interrompe le sperimentazioni su Alzheimer e Parkinson.

E un articolo appena pubblicato sul British Medical Journal dimostra come la maggior parte dei farmaci anti tumorali approvati dall’agenzia europea Ema tra il 2009 e il 2013 non porti ai benefici sperati.

Un quadro deprimente, che suona tanto come una sconfitta, su più fronti, della ricerca. Almeno di quella finanziata dalle case farmaceutiche.

Ne abbiamo parlato con Ermanno Leo, direttore della struttura complessa di chirurgia dell’apparato digerente colon retto dell’istituto dei Tumori di Milano, che sull’argomento non ha mai fatto segreto delle sue posizioni «fuori dalle righe».

Dottor Leo, sembra che la ricerca sventoli bandiera bianca. Che succede?

«Io parlo del settore di mia competenza, cioè quello oncologico. Diciamo che le cose non funzionano affatto».

Affermazione pesante. Cosa intende?

«Intendo dire che continuano a uscire ricerche che annunciano clamorose scoperte contro il cancro, ma i morti di tumore sono ancora più di 180mila all’anno. Qualcosa non va, giusto?».

Però sono stati fatti parecchi passi avanti.

«Conosciamo solo il 15% di quel che c’è da sapere sul cancro. È ovvio che su una materia così sconosciuta, sia facile trovare un piccolo tassello dell’immenso puzzle da completare. Però io mi aspetterei una cura. Pensi che quando, 40 anni fa, ho deciso di fare l’oncologo, mio padre mi disse che sarei rimasto disoccupato perché la soluzione sembrava vicina. Dopo anni ed anni di ricerche, non conosciamo ancora i meccanismi del tumore. Pubblicando ricerche su risultati che poi non si traducono in cure, illudiamo la gente e basta».

Quindi il vero cancro è nella ricerca?

«Sì. Temo che la ricerca sia più finalizzata alla ricerca del denaro che alla ricerca della cura. Anzi, più dura la ricerca di un determinato centro, più soldi arrivano».

Questione di business?

«E anche di una cattiva organizzazione. Vengono finanziate ricerche anche quando si sa che non porteranno a nulla. Vanno invece fatti più controlli sui risultati: se dopo un tot di tempo non si arriva a nulla, bisogna avere il coraggio di mollare il colpo e concentrarsi su altro».

Come ha fatto la Pfizer?

«In quel caso aspettiamo a parlare di coraggio. Magari ha interrotto le ricerche perché tra uno o due mesi lancerà sul mercato un suo prodotto. Difficile pensare che un colosso del genere rinunci al business del futuro: le patologie della terza età. La stessa cosa avviene con il cancro: le case farmaceutiche hanno monopolizzato ricerca e prodotti».

La ricerca pubblica lamenta che i finanziamenti siano sempre troppo pochi.

«Sembrano pochi perché l’ingordigia nel raccattare fondi fa in modo che vengano mal usati. Avviene anche con le nostre donazioni. Dire che i soldi raccolti servono alla ricerca è un grande passepartout. Ma bisogna capire che tipo di ricerca. Vanno selezionati meglio i progetti. Io non dubito della buona fede di nessuno, ma qualcosa non va nella gare di solidarietà tanto reclamizzate. Pensi che in Italia ci sono 800 società medico scientifiche, una follia».

Ad oggi l’unica cura anti cancro resta la chemio?

«Premetto che, in caso di tumore, la farei anche io. Ma quella non è la soluzione. Bisogna cambiare registro. Le case farmaceutiche lo stanno capendo e hanno finanziato ricerche su farmaci biologici e immunitari».

Lei associa ricerca e case farmaceutiche. Ma se la scoperta arrivasse da un ricercatore qualunque?

«Impossibile. Il ricercatore scientifico in Italia non è libero. La ricerca resta imbrigliata nella logica dei brevetti e legata a doppio filo ai finanziamenti delle multinazionali».

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CINEMA IN LUTTO, È MORTO NOVELLO NOVELLI, STORICA SPALLA DI PIERACCIONI E NUTI: L’ATTORE AVEVA 87 ANNI R.I.P.

Addio all’attore Novellantonio Novelli, noto come Novello Novelli, uno degli interpreti simbolo della comicità toscana e spalla storica di Francesco Nuti prima e Leonardo Pieraccioni poi. Aveva 87 anni.

È morto oggi in una casa di riposo di Poggibonsi (Siena), città dove era nato il 2 marzo 1930 e dove tuttora risiedeva. Diplomato geometra, Novelli inizia a dedicarsi allo spettacolo come impresario dei fratelli Mario e Pippo Santonastaso. Debutta come attore cinematografico, dopo una lunga presenza all’interno del Teatro Metastasio di Prato, nel 1981 con il film Ad Ovest di Paperino di Alessandro Benvenuti.

Poi Novelli diventa uno delle spalle preferite dell’attore e regista pratese Francesco Nuti, che lo chiama a recitare in tutti i suoi maggiori successi: Madonna che silenzio c’è stasera, con la regia di Maurizio Ponzi (1982); Io, Chiara e lo Scuro, sempre con la regia di Ponzi (1982); Son contento, ancora diretto da Ponzi (1983); Casablanca, Casablanca, con la regia di Nuti (1985), Tutta colpa del paradiso (1985) e Stregati (1986), sempre diretti da Nuti.

Oltre a Benvenuti e Nuti, Novelli ha lavorato soprattutto con comici toscani come Athina CenciAlessandro Haber, Leonardo Pieraccioni, Massimo Ceccherini e Alessandro Paci. Era uno dei soci fondatori della Fondazione dei Maledetti Toscani, oltre che allenatore dell’omonima squadra di calcio.

Con Francesco Nuti il sodalizio con Novelli è durato a lungo, tanto che è apparso anche nelle pellicole del famoso comico toscano per tutti gli anni ’90: tra gli altri titoli Caruso Pascoski di padre polacco (1988), Willy Signori e vengo da lontano (1989), OcchioPinocchio (1994), Il Signor Quindicipalle (1998). Con la regia di Alessandro Benvenuti, Novelli ha recitato in Benvenuti in casa Gori (1990), Zitti e mosca (1991) e Caino e Caino (1993), Ritorno a casa Gori(1996).

Tra gli altri suoi film Miracolo italiano di Enrico Oldoini (1994), Cari fottutissimi amici di Mario Monicelli (1994), Gli inaffidabili di Jerry Calà (1997), La mia vita a stelle e strisce di Massimo Ceccherini (2003), La mia squadra del cuore di Giuseppe Ferlito (2003). In tv è apparso in varie serie, tra cui lo sceneggiato I Cesaroni (2006).

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ARABIA SAUDITA: INSCENANO UN MATRIMONIO GAY ALLA MECCA, ARRESTATI – Video

Un  gruppo di giovani ha inscenato un matrimonio gay alla Mecca, il luogo più sacro dell’Islam e meta di milioni di pellegrini da tutto il mondo.

A denunciarlo sono i media locali, che hanno pubblicato anche un breve filmato postato sui social nel quale si vedono due uomini camminare fianco a fianco sotto una pioggia di confetti e musica di sottofondo.

La polizia ha arrestato le persone coinvolte, dopo la denuncia di un fedele che ha assistito alla scena, come riporta Metro.co.uk.

Diverse persone coinvolte in quanto accaduto sono state individuate e il loro nomi sono sul tavolo del pubblico ministero che si occupa del caso, spiega la polizia locale. L’omosessualità è vietata in Arabia Saudita, dove è punita anche con la frustate fino alla pena di morte.

Dopo la pubblicazione del video sono apparsi in rete numerosi commenti negativi. 

“Nel posto più puro della terra… due omossessuali che si sposano in Arabia Saudita”, scrive un utente su Twitter, mentre un altro incolpa gli stranieri per il dilagare del “fenomeno” dell’omosessualità.

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