IL GRANDE SUCCESSO ITALIANO NEI LABORATORI USA: SCOPERTO COME RIATTIVARE IL CERVELLO DOPO IL COMA?

È italiano lo scienziato che, al lavoro nei laboratori statunitensi, ha scoperto come riaccendere il cervello dopo il coma. Si chiama Martin Monti, in forze oggi all’università della California di Los Angeles (Ucla), dove dirige un laboratorio di ricerca focalizzata proprio sui misteri del coma, e a lui si deve la definizione di una nuova tecnica in grado di far “ripartire” il cervello di pazienti che sopravvivono al coma, «massaggiando» l’area cerebrale dove dimora la coscienza.

Riattivare il cervello dopo il coma: un successo della ricerca italiana

L’idea finale è quella di mettere a punto un apparecchio che possa aiutare le persone in stato vegetativo o in minima coscienza a recuperare le facoltà cognitive, e come detto a lavorare a questo ambizioso progetto c’è il neuroscienziato italiano Martin Monti, in forze oggi all’Ucla, l’università californiana, al cui interno dirige un laboratorio di ricerca completamente incentrato su segreti e possibilità legati al coma.

Il gruppo di Monti ha applicato fino a oggi la tecnica su 5 pazienti, pubblicando già il primo caso al mondo su Brain Stimulation, ma continuando a raccogliere dati ed esperienze per arrivare a 10 pazienti entro due anni. «Lo studio della tecnica Lifu (Low Intensity Focused Ultrasounds, ultrasuoni focalizzati a bassa intensità) – racconta Monti all’Adnkronos Salute – adesso è il centro del nostro lavoro.

Negli ultimi 10 anni ci siamo occupati di studiare le basi neurali e strutturali del perché un paziente recupera dopo un coma, e un altro no: abbiamo capito che esiste una parte del cervello, il talamo, intimamente legato alla guarigione.

Ma questo da solo non esaurisce tale compito: la sua geometria di connessione al resto del cervello è tale che esso interagisce con la corteccia, inviando e ricevendo segnali.

Ed è questo circuito a essere necessario per mantenere la coscienza, la memoria, le nostre paure, i nostri desideri. E ora che abbiamo questo target nel cervello – spiega – possiamo stimolarlo».

L’innovativo studio spiegato dal ricercatore che l’ha realizzato

«Sappiamo – spiega infatti il neuroscienziato – che peggio sta il talamo, peggio sta il paziente in stato vegetativo. L’idea di intervento con gli ultrasuoni mira proprio a cercare di far ripartire il circuito talamo-corteccia. Alcuni ci hanno provato inserendo un elettrodo nel talamo, operando però un foro nella scatola cranica.

Noi utilizziamo una nuova tecnologia a ultrasuoni focalizzati a bassa intensità, che non è invasiva: si sfrutta un suono emesso da un altoparlante posto a livello della tempia, che produce un’onda, che andiamo a focalizzare (come fosse una “lente” di ingrandimento) sul talamo, con l’effetto quasi di “massaggiarlo”.

Sappiamo che a questa bassa intensità, se si stimola in un modo particolare e con certi ritmi, il risultato è di “eccitare” le cellule del talamo, che quindi inviano messaggi alla corteccia, innalzando il livello di comunicazione in questo circuito fondamentale. Al momento attuale non esiste altra tecnica che riesca a fare questo, senza dover bucare la testa del paziente».

I casi della sperimentazione: ecco i risultati

E allora, dalla teoria alla pratica: nel primo paziente, un ragazzo di 25 anni che ha subìto un grave incidente stradale ed era in coma da 2 settimane, si sono avuti risultati incredibili: «Già il giorno dopo la prima stimolazione, mostrava molti più segni di facoltà cognitiva: muoveva ad esempio gli occhi a comando. Due giorni dopo capiva, ma non si esprimeva, se non con un sì o con un no con la testa. La settimana successiva cercava già di camminare. Naturalmente questo recupero può accadere anche spontaneamente, è possibile che sarebbe comunque avvenuto. Proprio per questo stiamo raccogliendo più dati possibile».

E allora, per esempio, abbiamo sperimentato la tecnica anche su un secondo e su un terzo paziente che però, dopo 2 stimolazioni, non hanno mostrato risultati così evidenti: «Uno ha avuto un piccolo miglioramento comportamentale, ma non è passato da una categoria diagnostica all’altra; l’altra, una donna, non ha mostrato risultati clinici».

Questi rappresenteranno i nostri casi di confronto. Ma il paziente più interessante, che era completamente in coma, e aveva quasi zero in tutti gli score clinici, dopo la prima stimolazione d’improvviso è passato a uno stato vegetativo, ha aperto gli occhi. Il giorno dopo è ritornato in coma. Allora abbiamo eseguito una seconda stimolazione: all’indomani, all’improvviso, è ritornato in stato vegetativo, ma faceva molte più cose, apriva e muoveva gli occhi e non è più tornato in coma. E forse questo ci suggerisce che servono almeno un paio di stimolazioni per ottenere dei risultati. Questo è ciò che stiamo cercando di capire».

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NON PUÒ LAVORARE LA NOTTE PERCHÈ È DIABETICO: GUARDIA GIURATA SOSPESA

Antonio Franzè è una guardia giurata di 54 anni che a causa del diabete non può più svolgere il turno di notte e per questo motivo è stato sospeso dal suo compito.

L’uomo, a cui non manca molto alla pensione, non prende stipendio da un mese. Quando il medico curante ha diagnosticato che le sue condizioni fisiche erano peggiorate e non poteva più lavorare di notte perché sottoposto a trattamento insulinico, la Sicuritalia, azienda per la quale lavorava, ha deciso di non farlo lavorare più.

“Ogni sera prendevo una vettura – racconta l’uomo – e mi veniva assegnata la zona. Io ero tranquillo, da solo, sulla mia auto. Mi portavo dietro la macchinetta. Quando mi sentivo che non stavo tanto bene – perché col tempo impari a capirlo, a me suda la testa – mi fermavo, misuravo il valore del sangue e se era alto, oltre 150, facevo due passi. Poi risalivo in auto, e via”.

Ma nel mese di Luglio Antonio è stato trasferito all’ospedale Giovanni Bosco e li ha iniziato a muoversi di meno diventando così più stressato: “Quello è un servizio dove devi litigare con la gente, e non parlo dei tossici, ma proprio della cosiddette persone normali, perché col tempo ho imparato a capire che sono a volte le peggiori di tutte. Devi lottare con cinque parenti che vogliono entrare insieme per un paziente – prosegue – poi ci sono i malintenzionati, insomma, mi agitavo spesso. Avevo la pressione alta, una volta sono finito al pronto soccorso e come valore glicemico avevo 403″, racconta ancora.

Dopo aver comunicato al caposervizio dell’esenzione, a seguito della visita medica, è stato sospeso per trenta giorni: “Hanno detto che non sapevano dove mettermi, ma non è vero: so che ci sono dei servizi diurni. Ma a me non volevano farli fare”. Adesso Antonio è rimasto senza lavoro e può solo affidarsi all’aiuto economico dei familiari.

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STUFO DI ASPETTARE LO SBARCO DOPO L’ENNESIMO RITARDO, IL PASSEGGERO DECIDE DI USCIRE DALL’AEREO E “ASPETTARE” SEDUTO SULL’ALA… VIDEO

Stufo di aspettare in aereo, un passeggero della Ryanair ha aperto il portellone di emergenza ed è sceso sull’ala del velivolo con il suo bagaglio a mano in attesa di sbarcare.

È successo lunedì scorso nell’aeroporto di Malaga, riporta il Daily Mail online, dove il volo FR8164 della compagnia irlandese proveniente dallo scalo londinese di Stansted, era atterrato verso le 23:00 con circa un’ora di ritardo.

Arrivato nell’aeroporto della cittadina spagnola, l’aereo è rimasto fermo sulla pista per un’altra mezz’ora, troppo evidentemente per il polacco che – secondo un altro passeggero – ha annunciato “io passo per l’ala” prima di aprire il portellone di emergenza.

Secondo un altro passeggero, invece, l’uomo soffriva di asma e voleva solo prendere una boccata d’aria fresca. Il suo exploit è stato ripreso in video e postato su internet: il filmato mostra l’uomo con la sua borsa mentre si siede sull’ala dell’aereo.

Il personale dell’aeroporto è riuscito poi a convincerlo a rientrare e l’uomo è stato trattenuto a bordo fino all’arrivo della polizia dello scalo che lo ha arrestato.

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VENEZIA, COLPO GROSSO AL PALAZZO DUCALE DI VENEZIA: RUBATI I “GIOIELLI DEI MAHARAJA”

Colpo grosso al Palazzo Ducale di Venezia, dove da una teca della mostra “Tesori dei Moghul e dei Maharaja” sono spariti alcuni gioielli (due orecchini e un bracciale) dal valore di alcune decine di migliaia di euro, pur non essendo tra i “pezzi forti” della collezione.

La mostra – inaugurata a settembre – raccoglie 270 gemme e monili indiani dal XVI al XX secolo appartenenti alla collezione al Thani.

L’allarme – racconta Repubblica – è scattato intorno alle 10 di questa mattina quando il responsabile della sicurezza ha notato la teca vuota.

Allertati immediatamente polizia e carabinieri: in attesa che arrivassero alcuni esperti da Roma, agenti e militari hanno bloccato per le indagini i visitatori presenti nell’edificio nell’ultimo giorno della mostra.

Secondo il questore di Venezia, Vito Gagliardi, non è ancora ben chiaro “cosa non ha funzionato”.

Pare infatti che la teca sia stata aperta “come una scatoletta” e che l’allarme – se ha funzionato – è partito in ritardo.

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