MICHAELA BIANCOFIORE SEPPELLISCE CHICCO TESTA IN DIRETTA – VIDEO

“Siamo vicinissimi al 40 per cento“.

Michaela Biancofiore, ospite di Myrta Merlino a L’aria che tira, su La7, reagisce all’intervento di Chicco Testa che parla di “un lungo periodo di ingovernabilità” e confida nell’unione del centrodestra di Matteo Salvini e Silvio Berlusconi: “Ma quale ingovernabilità… A noi manca poco per il 40 per cento. Dipende solo dalle teste dei nostri leader. Se usano il cervello noi vinciamo”.

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PRONTO PER LA ARTICA ATLANTICA DEL WEEKEND? SUBITO DOPO SARÀ GIÀ SOS PER I NUBIFRAGI IN ARRIVO

La conferma è arrivata in queste ore: sarà una vera e propria sciabolata artica quella che arriverà a colpire nel weekend di festa per il ponte dell’Immacolata.

L’alta pressione ha i giorni contati: da venerdì, infatti, un nuovo attacco perturbato di origine sub-polare raggiungerà le nostre regioni.

Meteo, in arrivo sciabolata artica per il fine settimana

Le previsioni meteo confermano quanto paventato nei giorni scorsi, e cioè l’arrivo di una perturbazione atlantica il giorno dell’Immacolata con piogge deboli al Nord e nevicate sopra i 1000 metri sulle Prealpi, dai 500 metri sulle Alpi.

Peggiora gradualmente anche su Toscana, Lazio e in serata in Campani,a con precipitazioni via via più diffuse e anche forti. Venti in rinforzo da Libeccio e mar Tirreno molto mosso, agitato il Ligure.

Da sabato l’aria fredda giungerà sull’Italia, con conseguente crollo termico al Centro-Nord e precipitazioni che si portano verso il Sud con neve fino a quote collinari.

Da lunedì nubifragi in arrivo in 4 regioni

Domenica sarà una giornata di sole e di freddo su gran parte delle regioni. Ancora neve in pianura, poi, nella giornata di lunedì prossimo.

Una nuova perturbazione atlantica scorrerà sopra l’aria fredda esistente, portando precipitazioni diffuse al Nord, nevose fino in pianura, almeno nella prima parte della giornata.

Ma se al Nord nevicherà fino al piano, al Centro-Sud il tempo peggiorerà gravemente con tantissima pioggia e alto rischio nubifragi su Toscana, Lazio, Umbria e Campania.

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QUEI 17 PARADISI FISCALI NELLA BLACK LIST DELL’EUROPA…

Destinazione paradiso. Fiscale. Dopo due anni di analisi e negoziati, i governi europei hanno finalmente disegnato la mappa dei Paesi poco (o per nulla) allineati ai criteri di trasparenza fiscale, privi di una tassazione equilibrata e sprovvisti di un’imposta sui redditi aziendali.

Tre parametri fondamentali per una black list di 17 nomi di ogni latitudine e longitudine, con inserimenti e assenze abbastanza sorprendenti e con un sostanziale nulla di fatto sulle sanzioni da applicare.

Sono invece 47 le nazioni finite nella lista grigia, cioè quelle che hanno assunto l’impegno, da verificare nel corso dei prossimi mesi, di adeguarsi agli standard stabiliti.

Le decisioni prese ieri in seno all’Ecofin sono la diretta conseguenza dei Panama Papers, dei Paradise Papers e della fine del segreto bancario, tre elementi che hanno impresso un’accelerazione alle discussioni.

Il risultato, però, è quantomeno discutibile: fuori dall’elenco, per esempio, sono rimaste le 18 giurisdizioni d’oltremare britanniche, dalle Bermuda alle Cayman fino all’isola di Man, che a tutti gli effetti sono classificabili come paradisi fiscali.

È assai verosimile che la delicatezza delle trattative sulla Brexit abbia consigliato i ministri finanziari a non affrontare ora il dossier, destinato a essere aperto una volta chiuso il divorzio con Londra.

Allo stesso modo, pare criticabile l’inserimento nella lista nera di Paesi come la Corea del Sud, con cui praticamente tutta l’Unione europea intrattiene rapporti commerciali; così come includere gli Emirati Arabi Uniti appare delicato non solo sotto il profilo geo-politico, ma anche dal punto di vista dei rapporti economico-finanziari. Solo in Italia, Abu Dhabi è tra i principali soci di Unicredit e Alitalia.

Oltre agli Emirati e alla Corea del Sud, dell’elenco fanno parte Samoa Americane, Bahrain, Barbados, Grenada, Guam, Macao, Isole Marshall, Mongolia, Namibia, Palau, Panama, Santa Lucia, Samoa, Trinidad e Tobago e Tunisia.

Marocco e Capo Verde, in un primo momento collocate nella black list, sono poi state cancellate. Tra le giurisdizioni fiscali che rimarranno sotto monitoraggio per la trasparenza o l’equa tassazione ci sono invece Hong Kong, Taiwan, Turchia, Marocco, Serbia, Thailandia, Svizzera.

«È una vittoria chiave per la trasparenza e l’equità», ha detto il commissario per gli Affari economici e Finanziari, Pierre Moscovici.

Il quale ha sollecitato i Ventisette a sanzionare le imprese che intrattengono rapporti con i Paesi fuorilegge. Il problema, tuttavia, è che su questo capitolo l’Ecofin è diviso: l’accordo indica che gli Stati «dovrebbero applicare» almeno una misura amministrativa di controllo nell’area fiscale verso certe transazioni con i Paesi della lista nera.

L’uso del condizionale indica che non c’è un vincolo preciso.

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DALLA FRANCIA ARRIVA UNA NUOVA FOLLIA LAICISTA: È VIETATO PURE SCRIVERE LA PAROLA “NATALE” (Ma va là)

Che l’offensiva laicista contro il Natale avesse già ampiamente superato il limite del ridicolo, era cosa nota da tempo.

Ma la notizia che arriva da Poitiers, in Francia, più che del ridicolo ha dell’assurdo.

Persino il nome della festa che si celebra il 25 dicembre è stato messo al bando.

Può sembrare uno scherzo ma così non è: una festa di Natale è stata rinominata “festa del Leon“, esattamente l’inverso della parola francese “Noel”.

La denuncia arriva dal sito francese Osservatorio sulla Cristianofobia, che si occupa di monitorare il preoccupante aumento di atti di odio contro i cristiani in tutto l’Esagono e in Europa.

A Poitiers – dove, per una curiosa coincidenza, nel 732 il re dei Franchi Carlo Martello sconfisse gli invasori musulmani, preservando il volto cristiano della Francia – il direttore di un centro di quartiere ha spiegato che la festa in programma per il prossimo 15 dicembre verrà chiamata “festa di Leon” e non “festa di Natale” proprio per “non offendere le altre religioni e le altre culture”.

Un po’ come se per non offendere cristiani, ebrei e buddhisti, gli islamici iniziassero a festeggiare il “Daraman” invece del Ramadan. Follia pura.

Ma purtroppo il caso di Poitiers non è isolato: a Nantes, al confine fra la Bretagna e i paesi della Loira, il tradizionale mercatino natalizio, in programma dal 2 al 23 dicembre, è stato ribattezzato ancora una volta “mercato di Leon”, come si può leggere anche sul sito della pro loco cittadina.

Una coincidenza certo non casuale, visto che il mercato viene pubblicizzato con abeti e fiocchi di neve ed è allestito proprio nelle settimane centrali di dicembre. Ma il vero nome della ricorrenza della Natività è meglio censurarlo. Non sia mai che qualcuno ricordasse perché il 25 dicembre ci si ferma dalla routine quotidiana e si festeggia.

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