IL VIDEO DELL’OMICIDIO DI BUDRIO COSÌ IGOR HA SPARATO AL BARISTA

Lo scorso primo aprile Davide Fabbri è stato ucciso nel suo bar a Budrio da Igor il russo.

Dopo otto mesi di ricerche, 15 dicembre Norbert Feher è stato arrestato in Spagna.

A maggio il Tg1 aveva mostrato in esclusiva le immagini dell’omicidio di Fabbri. Ora anche i carabinieri hanno diffuso il video di quella sera. Le telecamere di sorveglianza interne al locale mostrano tutta la sequenza del delitto.

L’omicidio è scaturito da un tentativo di rapina all’interno del locale da parte di Feher. Nelle immagini si vede come il killer viene immediatamente affrontato dal proprietario del locale mentre due clienti sono ai lati della sala.

Fabbri in un primo momento riesce a togliere dalle mani del bandito il fucile. Igor a questo punto entra in un’altra stanza dove poi farà fuoco con una pistola uccidendo l’uomo.

Nelle video si vede anche la moglie del barista, Maria che ha in mano un telefono e una scopa che le viene strappata dalle mani da Feher prima della fuga.

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Il video

ASIA ARGENTO, MORGAN LA UMILIA IN PUBBLICO: “IO LAVORO DA QUANDO HO 16 ANNI, TU CON DUEMILA EURO AL MESE…”

Morgan, all’anagrafe Marco Castoldi, scrive una lettera aperta dopo il pignoramento della sua casa di Monza seguito ai mancati pagamenti degli alimenti all’ex Asia Argento e alla figlia Anna Lou dal 2011: “Mettiamo subito le cose in chiaro: non sono uno particolarmente legato al denaro (la penso come Silvano Agosti cioè quando si ha un tetto, del cibo e dei vestiti, tutto il denaro in più è una sconfitta) perciò non sono mai stato attento al calcolo e al risparmio”. La lunga e accorata missiva, condivisa con un post su Facebook, racconta tutte le difficoltà che Morgan ha dovuto affrontare nella sua vita.

“Da buon artigiano-medio, una cosa ho fatto, e che ho potuto fare perché lavoro da quando ho sedici anni, da quando mio padre mi ha lasciato – unico figlio maschio – costretto a dover portare a casa soldi per continuare a campare, io, mia madre, mia sorella, e intanto studiare al liceo e al conservatorio, perché non volevo permettere che, sia io che mia sorella, non coltivassimo l’interesse per gli studi, per la musica e per la cultura soltanto perché mio padre aveva fallito nella vita e se l’era data a gambe.

Già c’era la sofferenza di un lutto così assurdo, ci mancava pure che tutto ciò ci rovinasse la vita… Ci siamo rimboccati le maniche: mia madre, insegnante elementare in pensione – prosegue Morgan – si è messa improvvisamente a girare da sola in macchina per tutta Italia improvvisandosi rappresentante di vestiti; mia sorella che aveva un anno più di me e che faceva la quinta ginnasio al liceo classico, ha cominciato a fare la cameriera e la commessa; io uscivo a mezzanotte con il motorino e andavo a fare piano bar per le coppiette innamorate nei locali della Brianza, tornavo alle cinque del mattino e alle otto, in bicicletta, con mia sorella sul manubrio, andavo al liceo. Io son stato bocciato mentre lei si è presa due lauree. Abbiamo pagato la casa, mettendo insieme le forze. Abbiamo continuato a studiare musica, lei il violoncello e io il pianoforte”.

“Non mi sono laureato – spiega Morgan – ma ho fatto il professionista musicista, mi conoscete tutti, non sono una persona superficiale, qualche libro l’ho letto, qualche strumento lo suonicchio. Dicevo, non venero il denaro, ma una casa sono riuscito a comprarmela, banalmente, una, l’unica, altro che villa al mare, chalet in montagna, residenza di famiglia in campagna, appartamento in centro…! Ma di cosa stiamo parlando? Una benedetta prima casa, l’unica, per metterci dentro una famiglia, dei figli, un televisore, un pianoforte, e il minimo per una vita tranquilla e dignitosa. Altro che rockstar, altro che figli d’arte: sono una persona comune, per bene. Ma artista. Mi son fatto da solo”.

“A diciassette anni ho firmato per una major – la Polygram, e ho inciso il mio primo album – Non c’erano mica i talent show – sottolinea il cantante – nemmeno l’ombra. C’erano lo scantinato della casa e un registratore quattro piste a cassette, e mentre i miei coetanei andavano ‘in compagnia’, io stavo a scrivere le canzoni, e a cercare di realizzare dei demo autoprodotti.

Facevamo un centinaio di musicassette con la copertina fabbricata nella tipografia del paese, e al sabato pomeriggio andavamo a Milano in Piazza Duomo per cercare di venderle ai passanti. Non avrei potuto fare altro, era tanto forte il trasporto, la voglia, la determinazione. Così ho trascorso la mia adolescenza: studiando, lavorando, coltivando la passione. Elaborando il lutto”.

Morgan parla, poi, della sua esperienza di padre e degli alimenti. “Io ho due figlie, l’averle messe al mondo è stata una scelta, non un incidente – precisa con orgoglio -, perciò è logico che non mi sottragga al fatto di mantenerle al massimo delle mie possibilità, e non ho mai battuto ciglio quando i tribunali hanno stabilito gli assegni, nello stupore dei miei avvocati che tentavano di farmi ridimensionare le somme, ai quali rispondevo: no, è giusto, voglio che sia così, che i miei figli possano avere tutto, tutto quello che non ho avuto io’.

Mi rispondevano: ma guarda che tremila euro sono troppi, un bambino non ha quelle spese. E io replicavo: vabbè, non importa, vorrà dire che li metteranno via e glieli daranno poi quando sarà grande. Intanto io, che tra l’altro non ero quello che aveva voluto la separazione, continuavo a lavorare come sempre, e i soldi li facevo gestire di volta in volta a professionisti, i cosiddetti commercialisti, cosa che fanno tutti, non solo chi al denaro non è particolarmente attento”.

A determinare il mancato versamento degli alimenti ci sarebbero difficoltà economiche. Per farla breve, continua Morgan, “un giorno sono caduto dal pero, ed è stato non molto tempo fa, quando, dopo un’intera stagione di lavoro televisivo, una stagione campionessa di incassi, con ascolti record, mi trovo senza compenso. Perché? Innanzi tutto perché metà se li è presi Equitalia. E l’altra metà, non mi viene corrisposta semplicemente facendo appello alla mia ‘indisciplina’. Così, da un giorno all’altro io vengo a sapere che ho un gigantesco debito con l’Agenzia delle Entrate, accumulatosi in dieci anni di tasse mai pagate. Cosa???? Non sapevo nulla perché nessuno me l’aveva detto.

Semplice: non te lo puoi inventare, se non te lo dicono. Nessuno nemmeno mi aveva chiesto un parere. Io di certo non ho mai detto a chi gestiva il denaro di non pagare le tasse, anzi, quando chiedevo notizie sul denaro – che mi sembrava sempre un po’ meno di quello che mi pareva dovesse essere la quantità – mi veniva detto: ‘eh, si è vero, ma le tasse sono altè”. E invece non venivano pagate. Quindi dove sta il denaro? Boh. Io mi sono soltanto affidato a dei professionisti. Non voglio entrare in questo argomento ora, ma era solo per dire che se i soldi se li prende tutti completamente lo Stato (perché ho un debito), come faccio a vivere per saldarlo? Come mangio? Con che energia lavoro? Con che entusiasmo faccio gli spettacoli? Con che creatività scrivo? A qualcuno interessa?”, si chiede nella lunghissima lettera.

“Per anni ho pagato somme esorbitanti, intere rette annuali per scuole private di lusso, che costano più della Bocconi, ma non c’è problema – continua Morgan- per la bambina questo e altro, figuriamoci. Per una bambina fantastica, che non ha colpa, semmai la fortuna di essere figlia di un musicista realizzato e di un’attrice con un albero genealogico talmente grande che non ci sta neanche nei parchi delle sue ville in Toscana o nei giardini pensili delle sue terrazze romane. Ma il problema non è mica Asia. Sono certo che lei non c’entra nulla con questa faccenda, figuriamoci! Ma secondo voi, che interesse avrebbe nei confronti della mia umile dimora monzese, lei che vive tra Parigi e Los Angeles in case meravigliose, e che lavora con i più grandi registi del mondo? Mica ha bisogno di me per farsi mantenere!”.

“Quei tremila euro con cui certe famiglie avrebbero tirato su dodici figli, per lei sono una bazzecola, ci paghi giusto un giorno d’albergo a New York, viaggio escluso. Ma scherziamo? No?! Però appena ho sgarrato una mezza volta, e non per mia volontà, come ho spiegato ampiamente prima, allora ecco che subito arriva la notifica, il pignoramento, la chiamata a rispondere della condotta deplorevole, e per non parlare delle diffamazioni, le sputtanate a mezzo stampa.

Ma sì, distruggiamolo quello stronzo, togliamogli tutto, figli, casa, dignità civile, che ci frega, anzi mi diverto – conclude Morgan con amarezza – Dai massacriamolo, senza pietà, senza un minimo di rispetto! E non parlo del ricordarsi di aver detto ‘ti amo’, ma del minimo rispetto di un essere umano”.

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INDOVINA UN PO? COMUNI PRONTI ALLA STANGATA, I BILANCI SALVATI DALLE MULTE… FAI ATTENZIONE!

Roma Ci mancavano. Dopo i sanguinosi, recenti conguagli in busta paga e i rincari delle bollette di luce e gas ora arriva la (consueta) mazzata delle multe.

Secondo un’indagine condotta dell’Adnkronos che è andata a spulciare i bilanci di previsione 2018 di qualche comune italiano è in arrivo un salasso niente male.

E già che le sanzioni previste dal Codice della strada restano una voce di bilancio essenziale per far quadrare i conti e, da Firenze a Bologna, passando per Roma, anche il 2018 si prospetta un anno di buoni incassi. In teoria. Perchè poi vai a controllare e scopri che il grosso delle multe o non viene pagato o è fermo al ricorso.

Cominciamo da Roma, capitale d’Italia e degli indisciplinati, una città con 4 milioni e mezzo di abitanti e un parco auto circolante di 4. Praticamente guidano tutti.

Nel bilancio previsionale 2018-2020, sotto la voce «proventi derivanti dall’attività di controllo e repressione delle irregolarità e degli illeciti», ci sono le stratosferiche cifre di 208 milioni e 211 milioni di sanzioni che, si presume, saranno comminate nel 2018 e 2019. Sarà.

Perchè a Roma i dati rilevano un crollo del 78% delle sanzioni con un incasso del secondo semestre pari a poco meno di 1,2 milioni di euro. Un valore troppo basso per essere normale. Delle due l’una: o i vigili, con la giunta Raggi, hanno smesso di fare verbali oppure qualche funzionario si è dimenticato di aggiornare il database.

Andiamo avanti. A Milano, la città dove si pagano più multe, si è reduci da un pessimo 2017 con entrate per 20 milioni di euro in meno di multe. Per il 2018 si stima un totale degli incassi da sanzioni stradali di 300 milioni.

A Firenze il gettito previsto sarà di 66 milioni di euro, con un aumento di 8 milioni rispetto al 2017. Ma, tiene a precisare il sindaco Dario Nardella, l’85% delle multe per violazioni di Ztl e autovelox provengono da non residenti. Sui fiorentini, quindi, grava solo il 15% delle multe emesse.

E passiamo a Bologna, dove le sanzioni in materia di circolazione stradale per il 2018 ammontano a 30,8 milioni di euro e quelle derivanti dall’accertamento delle violazioni dei limiti massimi di velocità a 7,1 milioni, per un totale di 37,8 milioni. Meno, comunque, di quanto previsto per il 2017, 39 milioni e 119.000. A Padova il Comune conta di incassare 33 milioni di euro.

A Ravenna 4 milioni in più di incassi da multe per i 4 nuovi autovelox fissi che si affiancano alle postazioni mobili, per un totale di 9 milioni. Infine Bolzano, dove il comune prevede di incassare 7 milioni e mezzo di euro in contravvenzioni.

Ma, come detto, in Italia pochi pagano le multe. Consultando i rendiconti dei Comuni capoluogo di provincia, si scopre infatti che nel 2015 (ultimo dato disponibile) sono state accertate infrazioni al codice della strada per 1,3 miliardi, ma le riscossioni si sono fermate a mezzo miliardo.

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CAPODANNO, BERLINO: ZONA DI SICUREZZA PER LE DONNE ALLA PORTA DI BRANDEBURGO #StopIslamizzazione!

Siamo arrivati alle segregazione delle donne, per motivi di sicurezza. In Europa come in Afghanistan.

Una zona di sicurezza per le donne davanti alla Porta di Brandeburgo: polemiche in Germania per la soluzione escogitata a Berlino per proteggere donne e ragazze durante i festeggiamenti di Capodanno. Nella mente dei tedeschi la notte delle molestie di massa a Colonia durante la festa del Capodanno 2016 è una ferita mai rimarginata.

Le forze dell’ordine hanno anche diramato un avviso con il quale invitano le donne a portarsi dietro solo una borsetta con lo stretto necessario, lasciando a casa gli oggetti di valore.

L’allerta in Germania è altissima. Il timore è di risvegliarsi ancora una volta all’indomani della notte di festa con le immagini e i racconti dell’orrore che fecero il giro del mondo.

La decisione ha fatto storcere il naso a molti in Germania, anche tra le forze dell’ordine. In un’intervista al quotidiano locale Neue Osnabrücker Zeitung, Rainer Wendt, capo del sindacato di polizia DpolG ha parlato di una misura che “veicola un messaggio disastroso”.

“E’ come sancire che esistono aree sicure e altre che non lo sono. Una deriva che segnerà la fine della libertà di movimento e di autodeterminazione”

Fonte: qui e qui