STRAPPA LA MULTA E INSULTA VIGILESSA: AVVOCATO A PROCESSO

Ha prima rifiutato di firmare la ricevuta, poi l’ha strappata dalle mani della vigilessa che le stava notificando la multa e l’ha fatta in mille pezzi.

Protagonista della vicenda – racconta il Messaggero – è un avvocato romano che si ritrova ora a processo e a dover rispondere di resistenza a pubblico ufficiale e calunnia. Secondo gli atti ufficiali, l’uomo ha strattonato la vigilessa procurando “contusioni al braccio sinistro guaribili in 5 giorni”.

Ma lui – che ha a sua volta denunciato la donna “per ingiurie e violenza privata” – sostiene di essere stato insultato dalla vigilessa, che si era recata nel suo studio a Prati per la notifica della contravvenzione: “Questo è pazzo! Ricoverate questo avvocaticchio in manicomio. Fategli una puntura!”, avrebbe detto la vigilessa.

Ma per il pm la versione dell’avvocato è poco attendibile dal momento che ha omesso nella sua querela “di aver cagionato alla stessa lesioni personali, come certificato dal pronto soccorso dell’Ospedale San Carlo”.

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POI NELLA TABACCHERIA DI ASTI DOPO 3 FURTI COMPARE QUESTO CARTELLO…

Uno sfogo, non una resa. Giancarlo e Lucia, titolari di una tabaccheria nel centro di Asti, hanno voluto lanciare un messaggio ai propri clienti.

Un cartello recita così: “Chiediamo scusa alla clientela per i disagi. Due furti e una rapina ci hanno messo in ginocchio, scusate se non riusciamo a servirvi meglio”.

Firmato “Giancarlo e Lucia”. Parole semplici che però testimoniano quanto sia difficile fare il proprio lavoro quando di fatto bisogna fare i conti con una criminalità feroce e uno Stato che latita.

E così questi due tabaccai di Asti hanno deciso addirittura di porgere le scuse alla clientela: “È doveroso chiedere scusa perché se non paghi ti staccano tutto e non hai più servizi: il cliente non trova quello che vuole e va via, giustamente arrabbiato,e non torna più. Le scuse sono doverose”, hanno affermato a Repubblica.

Il loro gesto è stato molto apprezzato sia da chi vive ad Asti che sul web.

Quel cartello ha letteralmente fatto il giro dei social e sono continui gli inviti ad andare a fare acquisti in quella ricevitoria prima che chiuda un’altra attività in centro. Un messaggio chiaro che si spera possa servire a garantire un futuro a Giancarlo e Lucia.

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DA DISPERSI CHE RISORGONO A MORTI CHE NESSUNO HA MAI VISTO: QUELLE FALSE VERITÀ DELLA DISINFORMAZIONE BUONISTA (Ma va là) #Stopinvasione

La disinformazia umanitaria ha colpito ancora nel caso del naufragio di un gommone stracarico di merce umana il 6 novembre al largo della Libia trovando sponda su Rai news 24 con migranti dati per morti, che al contrario sono stati recuperati dalla nave dell’Ong tedesca Sea watch.

Per non parlare del migrante che i libici avrebbero ucciso aggrappato alla scaletta della motovedetta.

In realtà era stato tirato a bordo ed è vivo e vegeto in un centro di detenzione del ministero dell’Interno vicino a Tripoli.

E la balla che fa da cappello alle altre è lo sbandierato numero della “strage”: 50 dispersi in mare. I morti sono cinque e nessun altro corpo è stato ritrovato o riportato dalle onde sulle coste libiche.

Ieri la Guardia costiera libica ha tenuto una conferenza stampa a Tripoli denunciando “le calunnie di Sea Watch” (guarda il video).

Rai News 24 va in onda il 10 novembre con un servizio dal titolo inequivocabile: “Migranti, un video non lascia dubbi: la motovedetta libica se ne va e lo abbandona in mare” (guarda il video).

L’attacco del pezzo è un pugno nello stomaco con un africano, forse un uomo o una giovane donna, aggrappata alla fiancata della motovedetta libica giunta per prima sul posto, che cercava di recuperare i migranti e riportarli a Tripoli.

“Questo è uno dei 50 dispersi nelle operazioni di salvataggio a 35 miglia dalle coste libiche” esordisce Pino Finocchiaro mostrando le immagini drammatiche del disgraziato in mezzo ai flutti con il volto terrorizzato.

E poi: “Disperso perchè la motovedetta della guardia costiera libica ha lasciato la zona delle operazioni nonostante l’uomo fosse ancora appeso alla scaletta in attesa di aver salva la vita”. In pratica dato per morto.

Peccato che il “disperso” prima viene recuperato da un gommone della ong Sea Watch giunta sul posto a fare da “esca” per portare più migranti possibili in Italia. E poi fatto salire a bordo della loro nave.

Si nota nelle stesse immagini girate dall’organizzazione umanitariariconoscendolo grazie i pantaloni rosa. Il peggio arriva più avanti nel servizio di Rai news, che fa vedere dei migranti che salgono a bordo della nave Sea watch sani e salvi.

Fra i fortunati c’è anche il “disperso” con pantaloncini della tuta rosa e felpa grigia (guarda la foto). Inspiegabilmente la parte che lo riguarda è tagliata nel servizio di mamma Rai. Lo spettatore è convinto che il poveretto o poveretta sia annegato.

L’ennesima chicca della disinformazia umanitaria riguarda le riprese di Sea watch, che mostrano un altro migrante appeso alla scaletta della motovedetta libica dopo essersi buttato in mare nel tentativo di raggiungere la nave della Ong e l’Italia.

L’unità di Tripoli se ne va dalla scena della disastrosa operazione a tutta velocità. In un nuovo filmato di mezz’ora (guarda) l’Ong si sofferma sulla drammatica immagine ed in sovrimpressione sullo schermo appare l’epitaffio “…a tutta velocità – possono ucciderlo”.

Qualcuno ripete due volte “stanno uccidendo una persona” sulla plancia della nave umanitaria. Peccato che il migrante è stato tirato a bordo e salvato proprio dai libici.

Si chiama Mustafà Ghane ed è un senegalese senza alcun diritto di venire in Italia. I fratelli sono riusciti a farsi recuperare da Sea Watch. La Guardia costiera l’ha filmato vivo e vegeto (guarda) nel centro di detenzione del ministero dell’Interno di Tajura vicino a Tripoli.

Non a caso il drammatico filmato di Sea watch sui “cattivi” libici si conclude con una schermata nera ed una denuncia terribile: “Circa 50 persone da questa barca di migranti sono morti” per colpa della Guardia costiera di Tripoli e non della Ong che ha fatto da esca o calamita (guarda la foto).

I conti però non tornano: i libici hanno recuperato 47 persone e l’Ong 59 oltre a cinque cadaveri. La somma è di 111 persone. Secondo una stima fatta da un velivolo il gommone conteneva al massimo 120 migranti.

Nessun corpo è stato recuperato sulle coste libiche nonostante le giornate di vento avrebbero dovuto spingere gli annegati verso terra. Dove sono i 50 morti della strage, che giornali, parlamentari e per ultima l’Arci con un duro comunicato sono convinti sia avvenuta?

Non solo: Sea watch chiede a gran voce che l’Unione europea “fermi immediatamente i finanziamenti alla Guardia osteria libica”.

Peccato che Harald Hopper, a nome dell’Ong abbia firmato appena il 14 ottobre il codice di condotta (leggi il documento) imposto dal Viminale con un interessante allegato relativo solo a Sea Watch (leggi il documento).

I tedeschi si impegnavano a “non ostacolare la guardia costiera libica nelle acque territoriali o dove sono autorizzati a svolgere le proprie attività” (guarda la foto).

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