ORA UBER SI ALLEA CON LA NASA: ARRIVANO I PRIMI TAXI VOLANTI?

Uber è pronta a portarci nel futuro. E sembra farlo anche in maniera decisa e veloce. L’azienda che offre un servizio di trasporto automobilistico privato ha stretto un accordo con la Nasa per dei “taxi volanti”

L’accordo per il futuro

Uber ha raggiunto un accordo con la Nasa per sviluppare un software per la gestione di “taxi volanti” e i primi modelli inizieranno a volare, in via sperimentale, nel 2020. Lo ha detto il chief product officer di Uber, Jeff Holden, precisando che i primi voli di prova si terranno a Los Angeles e che le auto volanti potranno andare a 200 miglia all’ora. I test successivi si terranno a Dallas/Fort Worth.

La Nasa ha utilizzato l’autorizzazione per volare a bassa quota per sviluppare razzi fin dalla fine degli anni ’50.

Il servizio, come riporta Leggo, si chiamerà UberAIR, parte di un progetto più ampio di della società ‘Elevate’. Questo prevede la realizzazione di una serie di piccoli velivoli elettrici, a decollo e atterraggio verticale, capaci di ospitare fino a 4 persone per condividere spostamenti aerei in aree densamente abitate.

Niente di meno di quello che già fa Uber, peccato che ora l’azienda con sede a San Francisco si prenderà anche il traffico dei cieli. Il servizio, giurano dall’azienda, sarà competitivo nei prezzi.

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‘MASCHIO, FEMMINA E ALTRO’: LA CORTE TEDESCA CHIEDE PER LEGGE L’ESISTENZA DEL TERZO GENERE

La Corte Costituzionale tedesca ha chiesto ai legislatori di riconoscere per legge l’esistenza del terzo sesso, consentendo così ai singoli individui di registrarsi diversamente da ‘maschi’ o ‘femmine’.

Una decisione che i giudici di Karlsruhe hanno preso nel rispetto dei diritti fondamentali delle persone e che va a difendere anche l’identità sessuale di coloro che si identificano nei generi maschile o femminile, hanno sottolineato.

A rivolgersi alla Corte era stata una donna che chiedeva di poter essere identificata nel registro delle nascite come “Intersessuale/Altro”.

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LASCIA IL FINESTRINO APERTO: I VIGILI GLI FANNO LA MULTA (Ma va là)

Una multa salatissima, per aver lasciato il finestrino dell’auto aperta.

Vi direte: impossibile. E invece è successo a Tavagnacco, in provincia di Udine. Dove Renato Garibaldi aveva parcheggiato il suo furgone di fronte ad un centro commerciale lasciando aperto il finestrino. Eccesso di sicurezza?

Forse. Di certo c’è che i poliziotti lo hanno multato perché in questo modo ha favorito l’azione di eventuali banditi.

Tutto accade ai primi di ottobre, come racconta la Stampa. La temperatura esterna è ancora molto calda e nel furgone c’erano alcuni minori italiani e stranieri che il signor Garibaldi ospita nella sua cooperativa. Prima di scendere attiva l’antifurto ma lascia aperto il finestrino del guidatore: non l’avesse mai fatto.

Infranto l’art. 158 del codice della strada, che impone a tutti gli autisti e proprietari di mezzi ad “adottare le opportune cautele atte a evitare incidenti ed impedire l’ uso del veicolo senza il suo consenso”. Alla fine della fiera, la multa è stata di 57 euro. Ma poteva andargli peggio.

Cercano di scongiurare i reati contro il patrimonio e intanto sottraggono dalle mie tasche 57 euro (16 sono le spese di notifica, ndr) – ha detto alla Stampa Garibaldi -: ho già fatto ricorso al Giudice di Pace contro la multa perché ciò che è accaduto è inaudito.

Per quanto riguarda la deterrenza al furto del mezzo, dispongo di un apposito dispositivo, mentre per il suo contenuto preferisco risparmiare i soldi del finestrino rotto. Nel Ducato precedente lo hanno distrutto tre volte, per rubare un’ autoradio che non valeva nulla“.

Garibaldi ha pensato a tutto. Per evitare che gli distruggano ogni volta il finestrino, lo lascia aperto e attiva l’antifurto per evitare che si portino via l’auto. Ma alla polizia non va bene. Per la dirigente della sezione della Polizia Stradale di Udine Anna Lisa Mongiorgi, tutto è stato fatto correttamente.

Legge applicata alla lettera e senza sbavature. “Il mezzo era posteggiato in quella zona da oltre due ore – ha detto – Lavoriamo con buon senso e non vogliamo essere rigidi: capita di allontanarsi per qualche istante, ma non era questa la circostanza.

Stiamo parlando dell’ uscita da un casello autostradale, dove gli episodi criminosi sono in aumento.

Certamente meglio una sanzione da pochi euro, 28 se avesse pagato entro cinque giorni dalla notifica, sfruttando il 30% di riduzione prevista dalla legge, che il furto del mezzo”.

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SILVIO SPIAZZA ANCORA, TRA I NOMI IN LIZZA PER LA PREMIERSHIP SPUNTA LEI: CHI È

E adesso… sotto a chi tocca. Perchè, vinte con ampio margine le regionali siciliane, Silvio Berlusconi guarda già alla primavera 2018, marzo o maggio che sia, quando si voterà per eleggere il nuovo Parlamento e verosimilmente mandare a Palazzo Chigi un nuovo premier.

E se Renzi va dicendo che è possibile che il Pd non indichi un leader prima del voto, il Cav al candidato ci sta pensando eccome. Quasi certamente non potrà essere lui, visto che i legali gli hanno confermato che la Corte di Strasburgo, dopo l’udienza del prossimo 22 novembre, non si pronuncerà in merito alla decadenza. E quindi per la fine della sua decadenza potrebbero volerci mesi.

Dunque, appunto, sotto a chi tocca. Con buona pace di Salvini e della Meloni, come riporta il quotidiano La Repubblica, il Cav è sicuro che sarà Forza Italia la componente maggioritaria all’interno del centrodestra e che dunque tocchi al suo partito esprimere il premier.

Secondo il quotidiano diretto da Calabresi, Berlusconi avrebbe fatto agli uomini più fidati il nome di “Gianni”. Ovvero Gianni Letta, per almeno due decenni suo fido braccio desto, “l’unico – disse una volta il Cav – di cui mi fido ciecamente insieme a Ghedini”.

Ci sarebbe anche Antonio Tajani, tra gli “unti” da Silvio, non fosse che è presidente del Parlamento di quell’Europa che Salvini vede come il fumo negli occhi. “A Strasburgo – disse il leghista – abbiamo sempre votato in modo difforme, figuriamoci se sosterrei un governo guidato da lui”.

Un altro nome fatto solo nel salotto di Villa San Martino è quello di Paolo Romani, uomo del nord tessitore della legge elettorale approvata grazie anche ai suoi buoni rapporti col Pd renziano.

Ma dietro l’angolo, magari suggerita da chi vive accanto a Berlusconi (Francesca Pascale), potrebbe esserci una rivoluzione, con la candidatura di una donna, che spiazzerebbe tutti. Berlusconi ne sarebbe stuzzicato sopratutto se la fortunata fosse una outsider rispetto alla politica.

Una donna della “società civile”, come piace chiamarla a lui. E sotto i riflettori, sempre secondo Repubblica e pare a sua insaputa, ci sarebbe Antonella Mansi, classe ’74, toscana, donna di impresa, Cavaliera (pure lei) della Repubblica e vicepresidente di Confindustria.

Se però alla fine, nel confronto in terno al centrodestra, la spuntasse la Lega, il nome che il leader azzurro continua a portare in palmo di mano (anche per non darla vinta a Salvini, che si è più volte “autocandidato”) è quello del governatore veneto Luca Zaia.

E se, scenario ancor peggiore, la soglia del 40% non venisse raggiunta (come invece fanno intravedere alcuni sondaggi che danno già oggi la coalizione al 38%), e occorressero i voti del Pd per fare un governo, Berlusconi avrebbe ammesso a porte chiuse di non avere “problemi a sostenere anche la premiership di Carlo Calenda“, attuale ministro allo Sviluppo economico del governo Gentiloni. Ma questo è uno scenario al quale, in questo momento, il leader di FI non vuol nemmeno dover pensare. Anche perchè, andando col Pd, perderebbe all’istante sia Lega sia Fratelli d’Italia e il centrodestra italiano sarebbe finito per sempre.

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