LA MOGLIE NON SI CONCEDE E LUI LA PUNISCE GETTANDOLE ACIDO SUI GENITALI…

L’ennesima violenza in India ai danni di una donna. Secondo quanto riporta Leggo, una donna si è rifiutata di fare sesso e il marito per ripicca le ha gettato dell’acido sui genitali.

Ora l’indiana sta lottando tra la vita e la morte. Come scrive Leggo, “tutto è avvenuto nella casa della donna nel villaggio di Behrin nel distretto di Kannuaj, nello stato dell’Uttar Pradesh dell’India settentrionale“.

I due erano sposati da 7 anni e hanno due figli. Il loro matrimonio, però, negli ultimi tempi era un po’ in crisi e la donna non si concedeva al marito. Ed è stata proprio questa ritrosia a far scattare la violenza dell’uomo. Prima l’ha picchiata e poi le ha versato il liquido sui genitali.

Come riporta Leggo, “anciare l’allarme sono stati i vicini che hanno avvertito la famiglia della donna, il padre si è precipitato in casa, come riporta il Daily Mail, e ha poi portato la figlia in ospedale“.

Arrivata in ospedale, i medici hanno provato a curarle le ferite, ma senza grandi risultati. Secondo quanto riporta Leggo, “medici hanno curato le gravissime ustioni ai genitali e alle cosce, definendo il suo caso molto grave. Si sta cercando di capire di che prodotto chimico si tratti, intanto la donna lotta tra la vita e la morte. Non è però ancora chiaro, secondo le fonti locali, se il responsabile dell’aggressione sia stato arrestato“.

Fonte: qui

VESPA: PERCHE SOLO PUTIN PUÒ SALVARE IL MONDO

Di seguito riportiamo il capitolo del libro di Vespa dedicato al presidente russo Vladimir Putin.

Oggi l’ Occidente vede in Putin un potenziale pericolo per la propria sicurezza, ma dovrebbe ricercarne le cause nei propri errori in politica estera. Abbiamo visto che, fin dall’ inizio del suo mandato, il leader russo ha cercato di costruire un rapporto amichevole con gli Stati Uniti.

Nel 2001 incontrò George W. Bush, che disse di aver “guardato i suoi occhi e di aver visto la sua anima”. Poi, nel 2002, il presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi, amico di entrambi, li invitò nella base di Pratica di Mare, vicino a Roma.

Fu decisa la costituzione di un consiglio Nato-Russia e si certificò di fatto la fine definitiva di quel che restava della vecchia guerra fredda. Putin instaurò buoni rapporti anche con il cancelliere tedesco Gerhard Schroeder e il presidente francese Jacques Chirac.

A Kaliningrad

 I tre s’ incontrarono nel 2005 a Kaliningrad per celebrare i 750 anni della città, e nel 2008 Francia e Russia stipularono un gigantesco accordo di forniture militari. Noi tutti ci illudemmo che, dinanzi ai nuovi pericoli del terrorismo islamista certificati dall’ attentato alle Torri Gemelle e da quelli che seguirono e alle inquietudini permanenti del Medio Oriente, non avesse più senso un confronto muscolare tra la Nato e quel che restava dell’ ormai disciolto Patto di Varsavia. Come dice Romano, immaginammo che la Nato si fosse ormai trasformata in un’ organizzazione collettiva dell’ intero continente europeo. Purtroppo non fu così.

È comprensibile che Stati vissuti per più di sessant’ anni sotto il tallone di un comunismo durissimo non aspettassero altro che rifugiarsi sotto l’ ombrello protettivo dell’ Occidente. Ma inglobare nei confini della Nato Estonia, Lettonia e Lituania, e piazzare missili e radar dalla Polonia alla Romania, non è stata una buona idea.
La Storia ha visto l’ Occidente vincere sul comunismo. Stravincere può essere rischioso.

L’ annessione della Crimea alla Russia e la perdurante crisi ucraina nascono anche da qui. La Crimea è sempre stata russa ed è possibile che abbia ragione Putin a sostenere che, quando Chrucëv la regalò all’ Ucraina, lo fece con una violazione costituzionale.

Fra il 2013 e il 2014 l’ Unione europea tentò di far associare l’ Ucraina, con una mossa molto forzata sia sotto il profilo tecnico (vi abitano parecchi milioni di russi) sia sotto quello economico (il paese era in bancarotta ed era stato salvato due volte dal Fondo monetario internazionale) sia sotto quello politico (lo schiaffo alla Russia sarebbe stato fortissimo).

Putin convinse il governo ucraino a non associarsi all’ Europa acquistando titoli di Stato per 15 miliardi di dollari e praticando all’ Ucraina uno sconto del 30 per cento sul prezzo del gas. (…) Putin si muove talvolta con eccessiva, pericolosa spregiudicatezza. Il bilancio delle forze armate russe è raddoppiato fra il 2010 e il 2014, e questa non è una buona notizia. Ma in questa partita Europa e Stati Uniti non hanno saputo fermarsi in tempo. La conseguenza è un incrociarsi di gigantesche esercitazioni militari ai confini ora della Nato ora della Russia, pur nella generale convinzione che nessuna delle due attaccherà mai per prima.

Un altro settore in cui Putin ha saputo muoversi con molta abilità è il Medio Oriente, dove ha approfittato intelligentemente della debolezza e delle oscillazioni di Barack Obama. L’ Occidente vorrebbe che il dittatore siriano Bashar al-Assad facesse le valigie. Putin non lo consentirà mai, o comunque non rinuncerà mai al protettorato politico sulla Siria. Secondo Romano, il presidente russo ha tirato Obama fuori dei pasticci quando si è avuto il forte sospetto che Assad avesse fatto uso di armi chimiche contro i ribelli.

Il presidente americano aveva dichiarato che non avrebbe tollerato niente del genere e sarebbe intervenuto. Al momento di farlo, però, si è tirato indietro e ha salvato la faccia solo grazie a Putin, il quale gli ha garantito che Assad si sarebbe comportato bene in futuro.

I rapporti di Putin con Trump passano con facilità dal sereno alla tempesta, e The Donald ha dovuto faticare parecchio per smentire le insistenti notizie di un intervento russo per mettere in difficoltà Hillary Clinton durante la campagna elettorale del 2016. Il primo incontro tra i due nel luglio 2017 non ha portato all’ atteso ritiro delle sanzioni alla Russia.

Trump è lunatico ed effervescente quanto Putin è freddo e calcolatore. Ma entrambi hanno capito che, con un Medio Oriente sempre in ebollizione e una Corea del Nord nelle mani di un uomo pronto a tutto, l’ ultima cosa di cui il mondo ha bisogno è una crisi Est-Ovest.

Il più importante

Putin passerà alla storia come la figura russa più importante dell’ ultimo secolo, insieme a Stalin e Gorbacëv, con un potere che il secondo non ha mai avuto. Pur venendo dal Partito comunista e dal principale strumento di potere dello stalinismo, il Kgb, egli sta ricostruendo la Grande Madre Russia cristiana degli zar, senza tuttavia rinnegare quasi niente del passato, Stalin compreso, a cui riconosce il merito di aver condotto alla vittoria l’ Unione Sovietica nel secondo conflitto mondiale combattendo una “grande guerra patriottica”.

Nel 2015, per celebrarne il settantesimo anniversario, il leader russo si è mescolato alla folla mostrando la foto del padre soldato. Subito dopo aver preso il potere nel 2000, Putin commissionò una revisione dell’ inno nazionale: stessa bellissima musica, ma parole radicalmente mutate, con il richiamo alla Russia eterna e alla protezione di Dio.

I suoi rapporti con la Chiesa ortodossa sono eccellenti e non è un mistero che sarebbe stato favorevole alle visite in Russia di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI, oltre che naturalmente di Francesco. Nei suoi primi otto anni di presidenza, il prodotto interno lordo russo è aumentato del 70 per cento e il livello di povertà si è dimezzato. Gli investimenti stranieri si sono moltiplicati e la qualità media della vita è più che dignitosa, nonostante il peso delle sanzioni.

La Russia di Putin non è certamente una democrazia compiuta secondo i canoni occidentali. Le limitazioni alla libertà di stampa sono molto forti, le manifestazioni di dissenso vengono represse con durezza, ma bisogna tener conto degli sforzi di chi ha dovuto e deve ricomporre il puzzle di un impero disgregatosi in un baleno con la caduta del comunismo.

Se ne avvide bene Aleksandr Solzenicyn, che nel 2000 giunsead affermare: “Quando dicono che da noi è minacciata la libertà di stampa, io manifesto tutto il mio dissenso”. Per giudicare la Russia di oggi, occorre non dimenticare mai quella di ieri.

Fonte: qui

IO EX “NINFOMANE” VI SVELO TUTTI I MIEI SEGRETI; TUTTA LA VERITÀ

«Dai 4 ai 12 anni sono stata abusata dal fratello di mia madre. Nessuno ne ha mai saputo niente, ho sepolto dentro di me questa terribile verità per oltre trent’ anni», ci confida Sara, 46enne bolognese, uscita dalla spirale della dipendenza da sesso circa due anni fa.

«In realtà da questa malattia non si guarisce mai, ogni giorno ne devi fare i conti, imparando a gestire i tuoi impulsi» specifica la donna, che solo quando ha intrapreso il percorso di recupero (della durata complessiva di un anno) all’ interno del Centro San Nicola, struttura nata nel 2013 e specializzata nel trattamento delle dipendenze, è arrivata alla radice di quel malessere che covava in fondo all’ anima e che la portava alla ricerca nonché al consumo quotidiano di rapporti sessuali con perfetti sconosciuti incontrati in chat.

Nei primi due mesi intensivi della cura, quando l’ ospite del centro, che è situato nella campagna marchigiana, deve osservare i divieti assoluti di utilizzare cellulari, internet, di leggere i giornali, di guardare la tv, nonché di masturbarsi o avere rapporti sessuali, è inevitabile fare un viaggio introspettivo che conduce alla riapertura di vecchie ferite che devono prendere ossigeno per poter guarire.

SOLO UNA VOLTA

«L’ evento scatenante del disturbo è stata la morte di mio padre, ammalatosi di una grave forma di cancro qualche anno fa. Mi sono legata al piacere sessuale per sopravvivere. Il sesso compulsivo per me era un modo di non soffrire, una soluzione che però mi gettava ancora più a terra» spiega Sara, che nella fase acuta della sua dipendenza era arrivata a fare sesso anche con due estranei in un solo giorno, mettendosi in situazioni non di rado rischiose per la sua incolumità e la sua salute.

«La mia unica regola era quella di non incontrare dal vivo più di una volta uno stesso uomo. In questo modo evitavo qualsiasi coinvolgimento. Volevo solo sesso, amavo mio marito e non mi sembrava affatto di tradirlo, non con il cuore almeno», continua la donna, che all’ età di 42 anni, quando la febbre del sesso si impossessa di lei per non lasciarle tregua, inizia a frequentare una chat denominata “chatt77”, in cui gli utenti in perfetto anonimato condividono le proprie perversioni e fantasie sessuali, si conoscono, fanno sesso virtuale o dal vivo, nelle numerose “stanze” dedicate a specifiche preferenze, tra cui anche la pedofilia, o il sadismo estremo.

«All’ inizio fui spinta a navigare all’ interno di quel sito per pura curiosità, poi ci presi gusto. Conobbi un uomo nella stanza “Bologna” e decidemmo di incontrarci, dopo un caffè finimmo subito a letto. Non lo rividi mai più.

Ho ripetuto questo copione per un anno intero», ricorda Sara, che in chat ha ricevuto proposte di ogni genere: «C’ era un uomo che offriva 3 mila euro alle donne disposte a farsi incatenare e torturare con bruciatore, tagli con lamette o coltelli, inserimento di oggetti molto grandi nelle parti intime.

Andava spesso in Romania per trovarle, ma il suo sogno era quello di torturare un’ italiana. Mi chiese di assistere alle sue torture. Una volta in un albergo un tipo voleva legarmi, sono scappata via. Tutti gli uomini che ho conosciuto, sposati, pretendevano di fare sesso non protetto, io mi sono sempre rifiutata, non avrei mai messo in pericolo la salute mia e di mio marito».

Ad un certo punto il sesso smette di dare piacere a Sara e si trasforma in una schiavitù a cui ella non si può sottrarre e che la conduce a fare esperienze di ogni tipo.

«Ogni giorno chattavo finché non prendevo appuntamento con qualcuno. Era la mia priorità. Non mi bastava più un semplice incontro. Cercavo emozioni estreme. Preferivo gli uomini più grandi, perché quelli giovani si innamorano. Li incontravo in posti pubblici e poi andavamo subito al sodo». Ma come riusciva la donna a conciliare questa vita segreta con quella privata di mamma e moglie? «Mio marito non si era accorto di nulla, perché tra noi c’ era una grande fiducia.

Ad un certo punto la situazione mi è sfuggita di mano, l’ urgenza di fare sesso mi rendeva sempre più distratta. Una volta ho lasciato il computer aperto e lui ha trovato una mail tra me ed uno degli uomini della chat. Ho detto che era uno scherzo e lui ha voluto credermi. Mi vergognavo da morire».

Il dipendente da sesso non si ferma da solo, lo fa quando si scontra con le regole della società o con un evento eclatante. Sara conosce in chat un uomo e lo vede più di una volta, trasgredendo la regola che si era autoimposta.

Da lì comincia un incubo: «Avevo paura, quell’ uomo mi seguiva ovunque, mi perseguitava. Ero disperata e ho raccontato tutto a mio marito, al quale è crollato il mondo addosso».

IN ISOLAMENTO

La coppia decide così di chiedere aiuto: «Ci siamo rivolti ad un sacerdote e poi siamo arrivati al centro San Nicola. Ho capito che ero malata. Mi bastava vedere un uomo per eccitarmi. Ecco perché sono stata supervigilata all’ interno della clinica».

La prima settimana è stata dura per Sara, divisa tra il senso di colpa verso i figli, dai quali si era dovuta distaccare, e la speranza di una vita migliore.

«A volte l’ isolamento mi sembrava una sorta di punizione, ma grazie a questo ho preso le distanze da quella persona che ero diventata. La mia vita parallela, che neanche la mia migliore amica conosceva, mi aveva distrutta Sono ripartita da me stessa», dichiara la donna, che oggi ha riscoperto insieme al suo coniuge un nuovo modo di amare: «Sono consapevole di essere fortunata, mio marito è una benedizione».

«Gli uomini malati di sesso sono considerati playboy, o al massimo porci. Noi donne, invece, siamo definite puttane. Ma dietro tutto questo quasi sempre si nasconde un dolore lacerante. Se ne viene fuori solo affrontandolo», conclude Sara.

Fonte: qui