CATALOGNA, BARCELLONA: “È UN COLPO DI STATO”

Un “no” secco, ma altrimenti non poteva essere. Questo è quanto è arrivato ieri da Madrid, con Re Felipe VI che ha messo in chiaro come “la Catalogna è e sarà parte essenziale della Spagna”, rifiutando in toto le richieste indipendentiste della regione autonoma e seguendo una linea già tracciata dal premier Rajoy in risposta al referendum per la separazione dai castigliani.

Un promessa mantenuta dal governo di Madrid, che si è riunito questa mattina, con al centro dell’agenda odierna proprio la questione dell’indipendentismo catalano.

Una “disobbedienza ribelle, sistematica e consapevole” quella del president catalano Carles Puigdemont, per cui ora la Spagna chiede l’attivazione dell’articolo 155 della Costituzione, che consente di commissariare una regione che non abbia adempiuto ai suoi obblighi verso lo Stato centrale.

Nel suo discorso Rajoy ha messo in chiaro che il governo non poteva accettare un referendum indipendentista.

“Tornare alla legalità, recuperare la normalità e la convivenza, continuare con la ripresa economica e andare a nuove elezioni in Catalogna” è ora la timeline che si prospetta per la regione con l’esautorazione del presidente Puidgemont, “dei consiglieri e dei vicepresidenti che formano il governo della Catalogna”. Tutte misure che dovranno passare dal vaglio del Senato.

Intanto è il quotidiano El Periodico a pubblicare un sondaggio secondo il quale il 55,6% dei catalani è convinto che il governo locale non abbia l’autorità per andare a dichiarare una indipendenza unilaterale.

Un passo che di fatto non è mai avvenuto, con Carles Puigdemont che si è fermato a un soffio dall’annunciare l’addio ufficiale a Madrid.

“Con queste iniziative – ha ribadito oggi Rajoy – non si sospende l’autonomia né l’autogoverno della Catalogna ma si sospendono le persone che hanno messo la Catalogna fuori dalla legge”.

Fonte: Qui