MANGI POLLO? ATTENTO, NON È PIÙ BUONO COME QUELLO DI UNA VOLTA…

Il pollo, componente fondamentale dell’alimentazione di molti, viene solitamente considerato una scelta sana rispetto alle carni più grasse come l’agnello o le classiche bistecche, oggi però potrebbe non avere l’impatto sano e proteico di un tempo.

Essendo molto richiesto in tutto il mondo, gli allevamenti di pollo si sono dovuti adattare, a discapito della bontà e qualità della carne.

A lanciare l’allarme è la Compassion in World Farming che ha notato l’aumento progressivo di striature bianche di grasso, effetto dell’allevamento intensivo a cui vengono sottoposti i pennuti.

Uno studio dell’anno scorso della Università del Texas conferma la precedente diagnosi, come riportato dal Mirror: “la gravità è aumentata negli ultimi anni”, il 96% dei polli analizzati presenta questo tipo di problema.

La carne, eccessivamente grassa, non sarebbe più così tenera come un tempo e farebbe quindi fatica ad assorbire le successive marinature.

Lo studio ha interessato solo gli Stati Uniti, ma si è rilevato lo stesso tipo di problema anche nel Regno Unito, dove insieme all’Europa, la qualità media della carne è più alta.

Il pollo, nonostante abbia un sapore nettamente peggiore rispetto al passato, resta comunque ricco di proteine magre, in particolar modo di ferro e vitamina B12, se non viene fritto e infarinato.

Un portavoce del Consiglio Nazionale del pollo ha rassicurato sul fatto che il fenomeno riguarda “solo una piccola percentuale di carne” e “non crea alcun problema di salute o sicurezza alimentare”.

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