DI COLORE, CON LA BARBA E SI CHIAMA VALENTINA: L’ERRORE GENDER NEL FAMOSISSIMO “INDOVINA CHI?”

È proprio vero: si tratta di personaggi misteriosi. Quasi inspiegabili. Stiamo parlando degli omini di “Indovina Chi?”. Fra tutti, infatti, spunta una donna con la barba. “Chi sarà mai?”. È una delle domande che, in questi giorni fatti di grandi abbuffate e “giocate”, affligge gli italiani.

Anche il più classico dei giochi natalizi per bambini si adegua ai tempi. O almeno così sembra, considerando che, nelle carte dei volti misteriosi di “Indovina Chi?”l’uomo nero e barbuto si chiama Valentina. Il dubbio è inevitabile quando, l’avversario, alla domanda: “È uomo o donna?”, non sa dare una risposta.

E, addirittura, rischia di perdere la partita. Sarà un semplice errore di grafica? Al momento non è dato saperlo. Una cosa è certa: l’errore viene ripetuto più volte. Anche sulla scatola del gioco, prodotto da Hasbro, è presente il volto sorridente (senza dubbio maschile) di “Valentina”. Per ben quattro volte.

L’interrogativo, a questo punto, sorge spontaneo: come mai i produttori del gioco non se ne sono accorti? Sarà uno dei tanti modi per avvicinare i bambini alla teoria del gender? Di certo, questa svista è sufficiente a mandare in confusione i più piccoli. E in crisi i più grandi.

E così, il semplice gioco da tavola britannico, inventato nel 1979, cambia volto. Sembra essere utilizzato come un mezzo per veicolare messaggi. Subliminali. In questi giorni di festa, che ci ricordano i veri valori della Famiglia, un padre, giocando col proprio figlio, potrebbe trovarsi in serie difficoltà.

Si sa, i bambini sono spontanei e curiosi, desiderosi di scoprire nuove cose. La domanda “Papà, perché questo maschio si chiama Valentina?”, è quasi certa. Meno certa, invece, è la risposta.

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CORTINA SI DIMENTICA LA CRISI: C’È PURE UN PROGETTO PER RIAPRIRE L’AEROPORTO

Cortina d’Ampezzo (Belluno) – Dimenticate Mortina. E dimenticate anche la battuta molto in voga tra i romani, che qui sono sempre tanti e si fanno notare, perché Roccaraso è dei napoletani, l’Appennino è da sfigati e se devi fare centinaia di chilometri allora tanto vale il meglio (e riecco la cinematografia del romano a Cortina, dall’Alberto Sordi del Conte Max e di Vacanze d’Inverno al Cristian De Sica di Vacanze di Natale), battuta secondo cui: «Cortina nun è più Cortina da ‘n’pezzo».

Dimenticate quei tempi, mica tanto lontani poi, roba di quattro o cinque anni fa, in cui la Perla delle Dolomiti era offuscata, impolverata, con i finanzieri sguinzagliati a caccia di scontrini non emessi e di affitti in nero, le griffe che se ne andavano e una mondanità in fuga, perché no, essere fermati dal militare per un caffè appena usciti da un bar di Corso Italia non è per la multa ma è davvero volgare.

Ora Cortina torna a volare. E vuole farlo davvero. Una cordata d’imprenditori guidata dal trevigiano Bruno Zago, che è un gigante della carta riciclata al punto di farci perfino le poltrone, vuole riaprire la pista di Fiames. Oggi chi non vuole arrivare ad Ampëz con la sua auto, non ha molte alternative: andare in treno e auguri oppure atterrare in aereo a Verona, a Treviso, a Bologna e lì sottostare alla dittatura dei pullmini extralusso o dei taxi.

Comunque ore. Il fatto è che il Sant’Anna (così si chiama lo scalo ampezzano) è una specie di tabù impronunciabile da quando un Cessna 206 della Alialpi si schiantò in fase di decollo, uccidendo tutte e sei le persone a bordo. Era il 31 maggio 1976 e da allora il campo di volo del Cadore ha visto volteggiare solo sporadici elicotteri e si è trasformato in un parcheggio per camperisti. Ma ora l’idea è quella di riaverlo in tempo per i Mondiali di sci 2021 già assegnati a Cortina.

Zago è convinto che bastino 10 milioni, al massimo 12, e di rifarsi dell’investimento in pochi anni. Il progetto prevede un pugno di voli al giorno, 25mila passeggeri all’anno, la pista allungata dai risicati mille metri ai più tranquillizzanti 1.500, il riorientamento della stessa per renderla più sicura, tutte le strumentazioni all’avanguardia per non temere più il forte vento e il Col Visentin che incombe lugubre.

Sono giorni di sole e di sogni, questi del Natale 2016. Pazienza se la neve sui 115 chilometri di piste al Falzarego, alla Tofana, a Fedare, è quella farinosa sparata dai cannoni che qui cento anni facevano ben più ferale mestiere, e a proposito se vuoi qui vicino passa il Giro della Grande Guerra che puoi fare con gli sci. Pazienza se il comune è commissariato perché il sindaco Andrea Franceschi si è beccato tre anni e mezzo per aver manipolato un appalto per i rifiuti e ora in Comune siede un commissario come fossimo in Calabria. Pazienza se tredici vigili urbani sono stati indagati e poi prosciolti perché sospettati di intascare i soldi delle multe.

Pazienza tutto. Qui la voglia di staccarsi dal Veneto e quindi un po’ anche dall’Italia pare passata, le strade sono piene e sembra sempre che stia per accadere qualcosa, magari anche niente, perché la cittadina ampezzana è sempre sospesa tra pretese di mondanità e voglia di riposo e riservatezza. Ma intanto al Cristallo, al Grand Hotel Savoia e al Rosapetra non c’è una stanza libera, alla Baita Fraina si impazzisce per lo sformatino alla zucca su fonduta di Asiago dop 12 mesi e al ristorante stellato Tivoli si fa la fila per mangiare il pesce (che arriva da Chioggia) cucinato da Graziano Prest.

L’aperitivo, quello si prende all’LP26, preferibilmente con una giacca di montone per citare gli anni Ottanta di Vacanze di Natale e Jerry Calà che canta «Maracaibo» (mare forza nove, partire si ma dove) al Vip Club, oppure al Bar de la Poste o all’Enoteca Cortina. La sera si balla al Bilbò, al Belvedere, oppure all’hotel Europa con la sua atmosfera così dolce vita.

E la vita è dolce davvero. I negozi di Corso Italia sembrano tornati in voga, da Franz Kraler, multibrand store (si dice così) ha appena aperto un corner con gli accessori parigini di Roger Vivier e le «it girls» (si aridice così) giovani-carine-e-stilose vanno in pellegrinaggio in composto sollucchero. La recente Cortina Fashion Week ha riportato la cittadina ai fasti degli anni Sessanta, quando Marta Marzotto se la faceva con Giuseppe Berto, Indro Montanelli, Alain Delon e Roman Polanski.

Si sono visti la principessa Patrizia Asburgo Lorena con Alessandro Sallusti, il bello di Suburra Alessandro Borghi, la blogger argentina Candela Novembre, Francesca Chillemi in versione mamma, un po’ di rampolli dell’industria come Sabrina Benetton, Annachiara Zoppas, l’immancabile Gianluca Vacchi con i suoi addominali e il suo balletto. Ma ci sono anche le famiglie, con gli asili-neve sulla Tofane e i rifugi col bombardino.

C’è un pubblico sempre più internazionale che della mondanità non sa che farsene e al massimo sogna un golf a 18 buche invece che 9 per l’estate. Cortina è Cortina. E da ‘n’pezzo se ne frega degli altri.

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UCRAINA, VEGLIA IL COMPAGNO FERITO SUI BINARI PER 2 GIORNI INTERI MENTRE I TRENI SFRECCIANO SULLE LORO TESTE

E’ la storia di Natale perfetta, con tutti gli ingredienti nella giusta quantità: amicizia, fedeltà, coraggio, dolore, gelo, pericolo e, soprattutto, il lieto fine. Arriva dalla città ucraina di Uzhgorod, al confine con Slovacchia e Ungheria, e ha per protagonisti due cani, uno dei quali rimasto immobilizzato sui binari vicino alla stazione Tseglovka, sotto la neve, a seguito dell’investimento da parte di un treno.

Il suo compagno non l’ha mai lasciato solo: lo ha difeso, scaldato, accudito per ore, finché i volontari che erano stati allertati da alcuni passanti sono riusciti a catturarli e a portarli al sicuro in un canile, sognando per loro una bella adozione. Il tutto nel giorno del 25 dicembre.

Gli stessi volontari, documentando su Facebook con foto e filmati lo strepitoso salvataggio, hanno dato diffusione alla storia di questi due amici a quattrozampe, potendo assistere con i loro occhi a quanto era stato loro raccontato da chi aveva chiesto il loro intervento:

il cane ferito giaceva sotto la neve, sui binari, mentre il suo amico gli girava intorno e a ogni passaggio del treno si acquattava vicino a lui, mentre i vagoni sfrecciavano pericolosamente sulle loro teste.

Immagini che commuovono, che hanno registrato migliaia di visualizzazioni e che stanno soprattutto a dimostrare il grande affetto che lega la coppia, ora in custodia e cura al canile, in attesa di adozione.

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SESSO TRA COLLEGHI? È BOOM ALLE FESTE AZIENDALI…

Natale è appena passato, con tutto il suo corollario di feste aziendali per farsi gli auguri. Feste dove, c’è da giurarci, in tanti si saranno divertiti.

Secondo una ricerca condotta in Gran Bretagna dalla Ann Summers, rivenditore britannico di lingerie e sex toys, a queste feste, infatti, 4 persone su 10 non si scambiano solo gli auguri, ma fanno di più: sesso.

Ovvero, sesso tra colleghi. L’obiettivo della ricerca, che ha coinvolto 2mila adulti, era scoprire la professione in cui si creano più facilmente occasioni di incontri hot tra colleghi.

Dall’indagine è così emerso che il 39% delle persone ha ammesso di aver fatto sesso con un collega durante una festa organizzata per il Natale, mentre oltre il 50% ha raccontato di aver baciato un compagno di lavoro.

Secondo i dati riportati dal ‘Mirror’, il luogo privilegiato per fare sesso è il parcheggio dell’ufficio, indicato dal 25% dei partecipanti al sondaggio; un 21% sceglie la sala del consiglio di amministrazione, il 18% opta per un ripostiglio, il 16% la stanza del direttore e un 15% la propria scrivania.

Meno sorprendentemente, uno su cinque ha rivelato di essersi ritrovato nell’imbarazzante situazione di essersi ubriacato alla festa di Natale.

Per quanto riguarda le professioni che più facilmente si lasciano andare alla promiscuità, infine, in testa c’è il settore dell’IT (Information technology) con il 76%; segue il mondo degli avvocati al 74%, le risorse umane al 72 a pari merito con il settore trasporti e logistica; poi la finanza con il 71% e il mondo dei media e del marketing al 68%. In classifica anche il comparto salute (52%) e quello scolastico (con il 45%).

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