BOTTI DI CAPODANNO: I CONSIGLI ANTI STRESS PER CANI E GATTI

Verso Capodanno. Sono oramai più di 1.400 i comuni italiani che hanno firmato prima di Natale le ordinanze di divieto parziale o totale dei botti di Capodanno (ed altrettanti si apprestano ad emanarle nei giorni prossimi).

Come scrive LEGGO: Come sempre il problema maggiore riguarderà la concreta applicazione di queste ordinanze nella notte di San Silvestro con le forze dell’ordine e la polizia locale ridotta come numero di forze e pattuglie presenti.

Comunque anche quest’anno l’Associazione italiana difesa animali ed ambiente (Aidaa) offre un servizio di consulenza telefonica, con il telefono anti botti di Capodanno (3479269949 – non è un numero verde e la telefonata si paga al costo previsto dal proprio piano tariffario) da venerdì 30 fino alla sera di San Silvestro al quale si potranno chiedere informazioni su come proteggere micio e fido dai botti di Capodanno.

Per il tuo cane:

1) Non mostrarsi troppo protettivi, alimenta le loro paure
2) Tenerli in appartamento, meglio se in una stanza in penombra e lontana dai rumori
3) Minimizzare l’impatto dei botti accendendo la musica
4) Non tenerli legati alla catena potrebbero strozzarsi
5) Passeggiare con il cane saldamento al guinzaglio, facendo attenzione per i cani anziani e cardiopatici
6) Anticipare l’orario dei bisogni
7) Assicurarsi per tempo che siano facilmente identificabili con microchip, tatuaggio e medaglietta
8) Se l’animale vi sfugge di mano cercatelo nei canili e comunicate la scomparsa presentando denuncia di smarrimento ai vigili, carabinieri o polizia, avvisate le associazioni animaliste e i siti internet che si occupano di cani scomparsi
9) Non rafforzare la loro paura dei botti agitandovi

Per il tuo gatto:

1) Non guardarli negli occhi, potrebbero diventare aggressivi
2) Manifestare indifferenza accendendo musica o tv
3) Non lasciarli soli in giardino e in balcone in quanto potrebbero farsi male, scappare o buttarsi di sotto
4) Preparargli un rifugio alternativo già individuato magari sotto il letto
5) Nei casi più gravi chiedere al veterinario di fiducia un blando sedativo per tranquillizzarli
6) Assicurarsi per tempo che siano identificabili per microchip o tatuaggio
7) Se il gatto scompare cercarlo subito in zona, potrebbe essersi nascosto poco distante da casa
8) Preparare una locandina con foto e numeri telefonici, affiggerla vicino a casa e diffonderla via internet sui siti animalisti.

Fonte: qui

“BRITNEY SPEARS È MORTA”, MA LA NOTIZIA È UNA BUFALA: HACKERATO L’ACCOUNT UFFICIALE DELLA SONY

Britney Spears è morta in un incidente. Vi diremo di più presto”. Il tweet è comparso sull’account ufficiale della Sony.

In una giornata già assai triste per la musica, a causa dell’improvvisa morte di George Michael, in un anno nero per il pop (con il decesso tra gli altri di David Bowie e Prince), arriva anche questa notizia.

Ma fortunatamente almeno in questo caso non è vero. L’account della Sony, si legge sull”Indipendent’, sembra infatti essere stato hackerato e i due post sono infatti stati eliminati. E un portavoce della Spears ha infatti confermato che è ancora viva.

A essere hackerato è stato anche il profilo di Bob Dylan sul quale appariva un altro post: “Rest in peace”. Anche in questo caso dietro i finti tweet c’è il gruppo OurMine, che nel corso dell’ultimo anno ha preso di mira anche l’account Twitter della Marvel, di Netflix Usa e Mark Zuckerberg.

Fonte: qui

BATTUTO IL RECORD DI PARTECIPANTI AL CIMENTO, IL CONSUETO TUFFO DI SANTO STEFANO NELLE ACQUE DEL LEVANTE

Quest’anno il clima è tutto sommato mite e quindi non è stato difficile per gli amanti del Cimento invernale, abituati a sfidare temperature molto più rigide, a tuffarsi nelle acque a 14 gradi di Riva Trigoso, vicino a Sestri Levante, in Liguria.

Al netto delle assenze giustificate di alcuni assidui frequentatori di questa goliardica manifestazione, fermati dall’influenza, quest’anno, secondo gli organizzatori, è stato battuto il record di presenze:

più di 200 persone hanno deciso di sfidare le onde invernali per rinnovare simbolicamente la tradizione dei pescatori.

E’ stato alto anche il tasso di giovani e giovanissimi. Fra questi, molti si sono lanciati fra le onde indossando i cappelli da babbo natale o le corna da renna, e improvvisando una sfida di pallanuoto.

Fonte: qui

“DATE UNA CASA A TUTTI I NOMADI”: ITALIA RICATTATA, L’ORDINE DELL’ONU (MA VA LÀ!)

L’Organizzazione delle Nazioni unite e la miriade di agenzie e comitati che ad essa fanno capo non dettano legge in Italia, e visto come sono prese le decisioni nel Palazzo di vetro questa è una buona notizia.

Però osservano, giudicano, intimano, emettono condanne politiche e morali nei confronti di chi non si adegua: insomma, preparano il terreno a chi, qui e negli altri Paesi, spinge per adottare provvedimenti che nessun ministro o parlamentare sano di mente prenderebbe in considerazione. Quella delle case ai rom è una di queste storie di ordinaria follia.

Stavolta parte tutto dal Cerd, il comitato dell’Onu per l’eliminazione della discriminazione razziale. I diciotto esperti che compongono questo organismo, alcuni dei quali provenienti da Paesi di radicata cultura liberale come Pakistan, Cina, Turchia e Burkina Faso, hanno studiato il modo in cui sono trattate nel nostro Paese le comunità rom, sinti e caminanti, insomma quelli che nel linguaggio comune vengono definiti «zingari».

Sono arrivati alla conclusione che in Italia costoro sono discriminati e che alla base della loro discriminazione c’è la segregazione abitativa. Così, nei giorni scorsi, hanno emesso il verdetto, sotto forma di rapporto conclusivo inoltrato al nostro governo affinché cambi comportamento.

Il succo del loro discorso è che non possiamo più tenere i membri di queste comunità nei campi o in altri «alloggi che li separino dal resto della società».

Dobbiamo «rivedere e modificare le normative, le politiche e le pratiche nazionali, regionali e comunali sulle abitazioni, in modo da garantire che esse non discriminino rom, sinti e caminanti nel godimento dei loro diritti, in particolare nel loro accesso all’edilizia sociale e ad altre forme di aiuti per l’alloggio».

Quello che i diciotto saggi dell’Onu non spiegano, evidentemente perché simili minuzie non rientrano nei doveri previsti dal loro alto incarico, è il numero di case che lo Stato e i contribuenti italiani dovrebbero fornire a questi ospiti, e dunque i costi dell’operazione. Il conto si fa presto: nel nostro Paese vivono 180mila tra rom, sinti e caminanti, quarantamila dei quali abitano nei campi nomadi.

È questo il numero minimo di persone alle quali dovremmo garantire alloggio, tetto e si presume pure pasto caldo e pagamento delle bollette, visto che la grandissima parte di costoro risultano nullatenenti.

Calcolando quattro persone per nucleo familiare, si tratta di diecimila appartamenti. Ovvero l’equivalente di duecento palazzine da cinquanta abitazioni l’una, da costruire o prendere in affitto non troppo in periferia, come si è visto, perché collocarli in un’area marginale, magari in una di quelle zone dove un italiano si accolla un mutuo trentennale per un bilocale, significherebbe perpetuare la discriminazione.

Non è chiaro nemmeno perché un simile intervento andrebbe fatto per i rom, mentre nessun organismo internazionale propone altrettanta generosità per i milioni di autoctoni risucchiati dalla fascia di povertà, sul cui confine vivono 17,5 milioni di italiani, molti dei quali provenienti da quello che una volta era il ceto medio; donne e uomini, cioè, che finché hanno potuto hanno mantenuto con le loro tasse quell’apparato pubblico che oggi, secondo le anime belle dell’Onu, dovrebbe garantire un alloggio a chi le tasse non le ha mai pagate.

Il comitato delle Nazioni Unite è solo l’ultimo a spingere in questa direzione. Il Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa da tempo chiede al governo italiano la stessa cosa, e sulla sua scia si è mossa la Direzione generale giustizia della Commissione Ue, minacciando di aprire una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia se non chiude i campi e fornisce a quei quarantamila un alloggio adeguato. Mentre a Roma il pressing è messo in atto dalla presidente della Camera, Laura Boldrini.

È l’ennesimo ricatto agli italiani, condotto in nome dei nobili principi dell’uguaglianza e della lotta al razzismo, messo in atto da giuristi e tecnici che nessuno ha eletto. Non è un caso che alla base di queste pretese ci sia la «Strategia nazionale d’inclusione dei rom», varata nel febbraio del 2012 dal governo di Mario Monti attraverso l’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali.

Con quel documento l’Italia s’impegnava a chiudere i campi nomadi e, in cima alla lista delle soluzioni da adottare, metteva la concessione di «abitazioni ordinarie», in affitto o in vendita, e di «alloggi sociali», con il contribuente chiamato a svolgere il ruolo di finanziatore coatto. Un impegno preso sotto dettatura dell’Unione europea e al cui rispetto, adesso, il comitato dell’Onu e gli altri organismi internazionali ci chiamano. Anche di questo grazie, professor Monti.

Fonte: Qui