GABRIELLI DIFENDE IL VIMINALE: “GIUSTO DIVULGARE I NOMI DEGLI AGENTI”

Il Viminale diffonde nome e cognome dei due agenti coinvolti nella sparatoria conclusasi con la morte del killer di Berlino, ma non tutti sembrano condividere la scelta di comunicazione.

E la polemica, inizialmente limitata ai social, monta con il passare delle ore con qualche sconfinamento nella politica.

Ma il capo della Polizia, Franco Gabrielli, spegne le polemiche facendo scudo al Viminale: “Non c’è alcuna esposizione, ma un riconoscimento chiaro. Una sottolineatura per mettere al centro chi ha reso possibile tutto questo, rischiando la propria vita”.

È sul web che ci si chiede se divulgare l’identità di Luca Scatà, l’agente in prova al commissariato di Sesto San Giovanni che ha sparato e ucciso Anis Amri, e Cristian Movio, l’altro poliziotto della pattuglia rimasto ferito a una spalla, non esponga i due e le rispettive famiglie al rischio di ritorsioni.

“È una scelta sbagliata”, scrivono in molti. “Ora dovranno cambiare nome e residenza”, azzardano altri. “Ma l’indirizzo e il codice fiscale non li pubblicate?”, ironizzano altri ancora.

Tra i primi a mettere il neo ministro dell’Interno, Marco Minniti, nel mirino è Gianni Alemanno, di Azione nazionale.

“Si dimetta – attacca l’ex sindaco della Capitale – è veramente una vergogna l’incompetenza e la mancanza di professionalità di un ministro che in conferenza stampa svela i nomi e i volti degli agenti di polizia che hanno ucciso l’attentatore di Berlino, espone queste persone a una sicura ritorsione da parte del terrorismo islamico.

Di “follia” parla anche Franco Maccari, segretario generale del Coisp, sindacato indipendente di polizia: “Si sarebbe dovuta tutelare l’identità degli agenti, così come avviene per i militari impegnati all’estero nelle attività di contrasto al terrorismo”.

Gabrielli non ci sta a farsi tirar dentro al tritacarne delle polemiche. Non accetta in alcun modo che un successo della Polizia italiana venga macchiato dal tira e molla politico.

“È abbastanza avvilente che mentre tutto il mondo parla di noi e si complimenta con la Polizia per il lavoro svolto, noi continuiamo a farci del male guardando il dito e non la luna”. Secondo Gabrielli, infatti, fare i nomi dei due agenti non li espone a ritorsioni da parte della comunità islamica.

“Non siamo in presenza di un terrorismo come quello che abbiamo conosciuto negli anni Settanta, un terrorismo endogeno che ha interesse a colpire il singolo – spiega – qui ci troviamo di fronte a qualcosa di diverso”. La preoccupazione di Gabrielli, insomma, non è per il singolo agente: “Sono a rischio tutti coloro che rappresentano le forze di polizia e hanno una divisa”.

Da mesi Gabrielli lavora affinché continui a crescere l’orgoglio e il senso di appartenenza dei poliziotti e degli uomini e delle donne delle forze di polizia.

“E, nel momento in cui è fondamentale tenere alto l’orgoglio di chi vive con la divisa, il ministro non ha fatto altro che galvanizzare chi ogni giorno opera indossando proprio una divisa”. Per questo non può che condividere la scelta fatta da Minniti.

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Un pensiero su “GABRIELLI DIFENDE IL VIMINALE: “GIUSTO DIVULGARE I NOMI DEGLI AGENTI””

  1. E’ pura follia i nomi degli agenti pubblto sugli organi di stampa; anche.perche non vi eta alcuna esigenza che omponeva la pubbliczione l operavione di servicio era stata bondotta da personale della polizia do ststo e basts.sono un po scettico a credere che il ministro con provate esperenzie in materia di sicuerra abbia agito senza un secondo fine che anche se lecito tuttavia rischia di mettere in perocolo la liberta degli agenti e dei famliari. Ragionando secondo tale lojica allora tutti i reparti speciali delle forze di polizia potrebbero operare a viso scoperto e o nomi potrebbero essere liberamente pubblicati sui giornali. Non crego che il ministro debba dimetterso ma che debba spiegare pubblicamente la questione credo costituisca un dovere irronunciabile; e un gedto quello di minniti che potrebbe fare discutere all onterno delle forze di polizia anche sul come agire in futuro. Il ministro non resta on carica fino alla pensione mentre gli agenti dovranno veshire almeno per 40 anni la divisa. Questa la differenza sostanziale

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