L’IPHONE DI TRUMP DA 151MILA DOLLARI E ALTRI GADGETS PER POCHI

Se siete alla ricerca di un iPhone super esclusivo e con la faccia del neo presidente americano, un negozio degli Emirati Arabi può fare al caso vostro.

Realizzato da Goldgenie, è tutto in oro, ha 450 diamanti che tempestano il logo della Apple e il bordo e, inoltre, ha un’incisione che rappresenta Donald Trump.

Dopo averlo realizzato su richiesta di una cliente cinese, i proprietari del negozio hanno deciso metterlo in vendita alla modica cifra di 151mila dollari.

Un autentico gadget per pochi, insomma, che si aggiunge al vistoso catalogo del brand, fondato nel 1995 e diventato un punto di riferimento per i miliardari che si aggirano per il Golfo Persico.

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GABRIELLI DIFENDE IL VIMINALE: “GIUSTO DIVULGARE I NOMI DEGLI AGENTI”

Il Viminale diffonde nome e cognome dei due agenti coinvolti nella sparatoria conclusasi con la morte del killer di Berlino, ma non tutti sembrano condividere la scelta di comunicazione.

E la polemica, inizialmente limitata ai social, monta con il passare delle ore con qualche sconfinamento nella politica.

Ma il capo della Polizia, Franco Gabrielli, spegne le polemiche facendo scudo al Viminale: “Non c’è alcuna esposizione, ma un riconoscimento chiaro. Una sottolineatura per mettere al centro chi ha reso possibile tutto questo, rischiando la propria vita”.

È sul web che ci si chiede se divulgare l’identità di Luca Scatà, l’agente in prova al commissariato di Sesto San Giovanni che ha sparato e ucciso Anis Amri, e Cristian Movio, l’altro poliziotto della pattuglia rimasto ferito a una spalla, non esponga i due e le rispettive famiglie al rischio di ritorsioni.

“È una scelta sbagliata”, scrivono in molti. “Ora dovranno cambiare nome e residenza”, azzardano altri. “Ma l’indirizzo e il codice fiscale non li pubblicate?”, ironizzano altri ancora.

Tra i primi a mettere il neo ministro dell’Interno, Marco Minniti, nel mirino è Gianni Alemanno, di Azione nazionale.

“Si dimetta – attacca l’ex sindaco della Capitale – è veramente una vergogna l’incompetenza e la mancanza di professionalità di un ministro che in conferenza stampa svela i nomi e i volti degli agenti di polizia che hanno ucciso l’attentatore di Berlino, espone queste persone a una sicura ritorsione da parte del terrorismo islamico.

Di “follia” parla anche Franco Maccari, segretario generale del Coisp, sindacato indipendente di polizia: “Si sarebbe dovuta tutelare l’identità degli agenti, così come avviene per i militari impegnati all’estero nelle attività di contrasto al terrorismo”.

Gabrielli non ci sta a farsi tirar dentro al tritacarne delle polemiche. Non accetta in alcun modo che un successo della Polizia italiana venga macchiato dal tira e molla politico.

“È abbastanza avvilente che mentre tutto il mondo parla di noi e si complimenta con la Polizia per il lavoro svolto, noi continuiamo a farci del male guardando il dito e non la luna”. Secondo Gabrielli, infatti, fare i nomi dei due agenti non li espone a ritorsioni da parte della comunità islamica.

“Non siamo in presenza di un terrorismo come quello che abbiamo conosciuto negli anni Settanta, un terrorismo endogeno che ha interesse a colpire il singolo – spiega – qui ci troviamo di fronte a qualcosa di diverso”. La preoccupazione di Gabrielli, insomma, non è per il singolo agente: “Sono a rischio tutti coloro che rappresentano le forze di polizia e hanno una divisa”.

Da mesi Gabrielli lavora affinché continui a crescere l’orgoglio e il senso di appartenenza dei poliziotti e degli uomini e delle donne delle forze di polizia.

“E, nel momento in cui è fondamentale tenere alto l’orgoglio di chi vive con la divisa, il ministro non ha fatto altro che galvanizzare chi ogni giorno opera indossando proprio una divisa”. Per questo non può che condividere la scelta fatta da Minniti.

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“QUELL’UOMO È UN EROE!” LA STAMPA TEDESCA CELEBRA IL POLIZIOTTO ITALIANO

La prima pagina del Bild, noto quotidiano tedesco, parla chiaro: la Germania è grata ai due agenti di polizia italiani che ieri notte hanno freddato il terrorista accusato della strage di Berlino.

La foto del poliziotto Cristian Movio campeggia in prima pagina con un titolo a caratteri cubitali: “L’eroe di Milano”. Un ringraziamento già espresso nei giorni scorsi dalla Cancelliera Angela Merkel, che pubblicamente aveva reso omaggio ai due agenti, inviando loro pure un regalo fino in ospedale. E lui infatti che ha esploso il colpo mortale che ha raggiunto Anis Amri.

Le polemiche sul poliziotto eroe

Mentre in Italia non si fermano le polemiche per aver deciso di rendere noti i nomi dei poliziotti, all’estero nessun Paese ha mancato di celebrarne l’azione professionale.

Hanno fatto il loro dovere, come avrebbero fatto – sicuramente – tutti gli agenti di Polizia d’Italia. Ma ci vuole sangue freddo per rispondere al fuoco di un terrorista che spara a bruciapelo a un collega e lo colpisce alla spalla.

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“INAFFIDABILI E SENZA DI AUTODISCIPLINA” LIBERTÀ NEGATA AI LADRI ALBANESI

Inaffidabili, privi di senso di autodisciplina e destinati a una condanna di oltre tre anni. Per questi motivi il Tribunale del Riesame di Trieste rigetta il ricorso di Enis Shafloqi, Lorenc Shafloqi e Elton Alia, i tre albanesi che la sera del 15 novembre per sfuggire ai Carabinieri di Pordenone si gettarono nel Livenza.

Come scrive il GAZZETTINO: Catturati a Meduna, rilasciati su indicazione della Procura di Treviso e poi bloccati a Malpensa mentre si imbarcavano su un volo diretto a Vienna, tutti e tre sono sottoposti a misura cautelare in carcere per concorso in furto in abitazione aggravato e ricettazione.

I giudici del Riesame hanno confermato pienamente la linea dei magistrati di Pordenone – il pm Monica Carraturo e il gip Alberto Rossi – calcando la mano sul fatto che i tre andavano a rubare come se fosse «un qualsiasi mestiere», che vivevano «nell’ombra sotto lo scudo di diverse identità fasulle» e che sarebbe irragionevole attendersi una «spontanea osservanza anche solo del regime degli arresti domiciliari».

I tre erano stati intercettati con un’Audi A6 station wagon da 50 mila euro rubata l’11 novembre a un romeno che abita a Pordenone.

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