QUATTRO GIORNI PER SALVARE MPS, AL TERMINE PADOAN DOVRÀ APRIRE LA RETE DI SALVATAGGIO DELLO STATO…

Quattro giorni per salvare il Monte Paschi o al ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan non resterà che aprire la rete di salvataggio dello Stato.

Ottenuto il via libera della Consob, questa mattina alle ore 9 Mps avvia infatti l’aumento lampo da 5 miliardi imposto dalla Bce: l’offerta pubblica (riservata per il 30% agli azionisti e per il 5% al pubblico indistinto) terminerà alle due del pomeriggio di mercoledì 21 dicembre, mentre gli investitori istituzionali (65% dell’ammontare) avranno 24 ore in più.

Con una tecnicalità importante: sul 5% dell’operazione a disposizione dei nuovi soci c’è, come paletto «bloccante» l’effettiva possibilità di sottoscrivere le azioni, il rispetto della normativa Mifid.

Il prezzo massimo della ricapitalizzazione è confermato a 24,9 euro per azione (con uno minimo «tecnico» di 1 euro) ed è su questa basi che le banche del consorzio sonderanno il mercato: il prezzo definitivo si saprà entro venerdì, quando l’ad Marco Morelli riferirà al board.

Dopo il miliardo ricavato dalla conversione dei bond subordinati in mano agli istituzionali, gli occhi sono puntati sull’esercito dei 40mila piccoli risparmiatori.

Anche per la conversione c’è tempo fino a mercoledì: il Monte vorrebbe raccogliere fino a 2 miliardi, per la parte restante si guarda ancora al Qatar, che entrerebbe con un miliardo e per il resto al mercato.

Lo stesso Tesoro, che ha il 4%, potrebbe aumentare il suo impegno. Rientra nel perimetro della conversione anche il Fresh 2008, il prestito con cui Siena aveva finanziato il costosissimo acquisto di Antonveneta, poi rivelatosi fatale per i suoi bilanci, ora nella mani di alcuni fondi, tra cui Attestor.

Scorrendo le 97 pagine della «Nota Informativa», al capitolo «Rischi», si scopre però anche che al collegio sindacale di Mps sono pervenute «alcune denunce» (ex articolo 2408 del Codice Civile) secondo cui la delibera – votata il 24 novembre dall’assemblea dei soci – di affidare al cda la delega dell’aumento non sarebbe valida, perché mancherebbe il parere della società di revisione sui criteri di determinazione del prezzo e perché il documento sarebbe stato depositato oltre i termini.

Battaglie legali ma che aumentano la tensione su un’operazione già di per sè difficilissima: come mette in chiaro lo stesso prospetto, se qualcosa dovesse andare storto, Mps ha infatti davanti il rischio concreto di vedere applicata la direttiva europea Brrd, fino al bail-in.

Tanto che il governo avrebbe pronto un decreto ad hoc, che, se sarà necessario, sarebbe varato venerdì nell’ambito della logica della ricapitalizzazione prudenziale.

L’impianto, valido per tutte le banche in difficoltà, prevede un fondo da 15 miliardi per sostenere gli aumenti di capitale, mentre altri 80 miliardi sotto forma di garanzie servirebbero per fronteggiare crisi di liquidità e assicurare i conseguenti aumenti.

La Germania, comunque, ha già messo in guardia l’Italia: Monte Paschi «deve seguire le regole concordate, cioè i creditori devono contribuire al soccorso, non il contribuente», ha detto Christoph Schmidt, il capo degli esperti economici della cancelliera, Angela Merkel, in un’intervista al Westdeutsche Allgemaine Zeitung (Waz).

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