BERLINO, CAMION CONTRO MERCATINO DI NATALE: “Eʼ UN ATTENTATO, UN CRIMINALE IN FUGA”

Nella zona ovest di Berlino, nei pressi della Chiesa del Ricordo, un camion ha invaso un mercatino di Natale.

Secondo l’agenzia Dpa, il mezzo sarebbe salito su un marciapiede, uccidendo diverse persone (9) e ferendone almeno 50.

La polizia parla di un probabile “attentato”, e l’agenzia Dpa – citando un agente – riporta che “un criminale sarebbe in fuga” verso Mitte, il centro dell’ex Berlino est.

Come riportano i media tedeschi, il mercatino di Natale si troverebbe nella Breitscheidplatz, “ai piedi della Gedaechtniskirche”, la Chiesa del Ricordo appunto, uno dei simboli di Berlino. La piazza dove è avvenuto lo scontro è nei pressi della stazione Zoologischer Garten.

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IL SUN AFFERMA CHE L’ISIS RIVENDICA L’ATTENTATO


I TRE CHE SPAVENTANO DAVVERO RENZI: IL COMPLOTTO A SORPRESA DENTRO IL PD

L’Assemblea del Pd di domenica è passata alla cronaca per l’apertura di Matteo Renzi sul Mattarellum (“Così li stano tutti”, ha confessato poi a microfoni spenti, riferendosi a M5S, Forza Italia e Lega Nord) e per il pittoresco “Hai la faccia come il culo” urlato a pieni polmoni sul palco da Roberto Giachetti all’indirizzo di Roberto Speranza.

Eppure, passaggio notato da pochi, potrebbe essere nata un’alleanza in grado di ribaltare il partito e condizionare pesantemente (se non farlo fuori) il segretario, ex premier e aspirante prossimo candidato a Palazzo Chigi.

La relazione di Renzi è passata con 481 voti a favore, 2 contrari, 10 astenuti e con la minoranza che non ha partecipato al voto perché da una parte i bersaniani per non volevano votare contro il Mattarellum e i cuperliani perché volevano il congresso.

Sottigliezze da Botteghe Oscure 2.0? No, perché nel gioco democratico (inteso come Pd) per controllare l’Assemblea occorre il 50,1% dei voti (500 o più delegati) e per questo serve avere alle spalle un patto importante con le varie correnti.

E ieri, come nota Il Giorno, le tre correnti che non si riconoscono in Renzi si sono abbracciate: Area dem (che fa riferimento a Dario Franceschini), i Giovani Turchi (del presidente Matteo Orfini e del possibile candidato segretario Andrea Orlando) e Sinistra e cambiamento (quella del ministro Maurizio Martina).

Tutte e tre le fazioni ieri si sono esposte e in modi diversi hanno lanciato una sfida a Renzi. Franceschini ha rivendicato il merito di aver rinviato il Congresso (Renzi inizialmente lo voleva subito) e invitato tutti a riflettere su una legge elettorale proporzionale “per non regalare Forza Italia a Salvini”.

Martina (notano con discorso “da vice in pectore”) ha menato fendenti a Speranza e alla sinistra interna. E poi c’è Orlando, che lontano dal palco ha espresso “seri dubbi” sul Mattarellum. Renzi, prima di pensare a battere Grillo, Berlusconi e Salvini, dovrà pensare a uscire vivo dal Nazareno.

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DELITTO DI GARLASCO, I LEGALI DEI POGGI: “NON CREDIAMO NELLA RIAPERTURA DEL CASO”

Non crede in una riapertura delle indagini sul delitto di Garlasco, l’avvocato Gian Luigi Tizzoni, legale della famiglia Poggi.

“La questione del dna trovato sotto le unghie di Chiara è già stata superata dalla Corte d’Assise d’Appello e della Cassazione – afferma – In ogni caso, questo indizio da solo non farebbe venir meno tutti gli altri indizi e prove a carico di Stasi, semmai potrebbe prospettare, ma è un’ipotesi a cui non credo, il concorso di Stasi con altri soggetti”.

A nove anni dall’omicidio di Chiara Poggi a Garlasco nel 2007, per cui è stato condannato in via definitiva, dopo due assoluzioni, l’allora fidanzato Alberto Stasi, oggi 33enne, sua madre Elisabetta Ligabò ha fatto al Corriere della Sera una rivelazione-choc: da una perizia di parte è emerso del Dna sotto le unghie di Chiara che non apparterrebbe all’ex studente universitario della Bocconi ma a un altro, probabilmente un conoscente della ragazza.

L’indagine potrebbe ora, alla luce di questa nuopva prova, essere riaperta. La mamma di Stasi presenterà un esposto per chiedere la revisione del processo. “Non ho fatto che ripeterlo e finalmente ne ho la conferma.

Mai e poi mai Alberto avrebbe potuto uccidere Chiara. Si amavano e avevano progetti in comune”, spiega Elisabetta Ligabò, “ho combattuto contro le convinzioni dei tanti che a cominciare da qui, da Garlasco, subito avevano decretato la colpevolezza di mio figlio senza alcuna esitazione. Alberto il killer dagli occhi di ghiaccio… Non ho creduto nemmeno per un istante a una sua responsabilità”.

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LA SAI LA NOVITÀ? MENTIRE ALL’AMANTE È REATO…

Cassazione a linea dura contro l’uomo che, fingendosi un libero scapolo, ha indotto all’inganno l’amante, pronta a sposarlo, mentre a casa ad attenderlo vi erano moglie e figli.

La Suprema Corte, sentenza n. 34800/2016 ha confermato che si è trattato di sostituzione di persona e non tentata bigamia come si legge su Studiocataldi.it.

L’imputato, per mantenere viva la relazione con l’amante, finge di essere separato, annuncia alla donna di aver chiesto il divorzio e di averlo ottenuto, acconsente al desiderio di unirsi con lei in matrimonio e arriva a seguire un corso prematrimoniale presso una parrocchia milanese.

Per suffragare la sua posizione riferisce al parroco di aver addirittura ottenuto l’annullamento del matrimonio religioso da parte del Tribunale della Sacra Rota.

A data fissata e partecipazioni predisposte, però, la donna (incinta di lui) inizia a incalzare il compagno non avendo ancora mai conosciuto i futuri suoceri, oltre al ritardo nel presentare la documentazione attestante il divorzio e l’annullamento del primo matrimonio.

Da questi sospetti si attivano ulteriori indagini e la donna scopre che il fedifrago è ancora sposato e attende un figlio dalla moglie.

La vicenda, dopo l’intervenuta condanna dell’uomo in appello per sostituzione di persona e reati di falso, trova il pieno appoggio della Suprema Corte che, prende espressamente in analisi l’atteggiamento di chi aveva mentito all’amante inducendola in errore, ex art. 494 c.p., al fine di, come precisala norma, “procurare a sé o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno”.

È di tutta evidenza, spiegano gli Ermellini, come la nozione di vantaggio, tracciata nella giurisprudenza relativa al medesimo reato, implichi un miglioramento che non necessariamente deve essere quantificabile in termini economici.

Non può quindi la difesa ritenere che dalla nozione di vantaggio, in questi termini delineata, debba escludersi ‘avere instaurato o comunque mantenuto, per un apprezzabile lasso di tempo, una relazione affettiva e di convivenza.

Il delitto di sostituzione di persona, pur appartenendo al novero dei delitti contro la fede pubblica, ha natura plurioffensiva, in quanto tutela anche gli interessi del soggetto privato nella cui sfera giuridica l’atto (nel nostro caso l’attribuzione del falso stato) sia destinato ad incidere concretamente.

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