ARRESTATO CHIRURGO CLANDESTINO: BLOCCATO MENTRE OPERAVA SE STESSO PER INGRANDIRE IL PENE

Un chirurgo 48enne, che operava in una clinica clandestina, è stato arrestato in seguito agli sviluppi di un’indagine di una donna morta in seguito a una liposuzione. Carlos Arzuza, di Mendoza, in Argentina, operava infatti senza le minime condizioni igienico-sanitaria in una struttura sconosciuta alle autorità.

Come scrive LEGGO: Lo riporta Clarin. Fin qui, nulla di strano. Una brutta storia di malasanità e truffe in un paese dove non risulta un caso raro.

A sorprendere sono le condizioni in cui si trovava l’uomo al momento dell’arresto: il chirurgo non autorizzato, infatti, era convalescente in casa dopo aver eseguito su se stesso un’operazione di ingrandimento del pene, peraltro fallita.

Lo riportano anche il quotidiano La Nacion e il sito locale Mendoza Post. Le indagini che hanno portato all’arresto dell’uomo riguardavano la morte della 48enne Beatriz Gattari, morta mercoledì scorso.

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CASSIE: IL GIRO DEL MONDO A 27 ANNI: 196 PAESI IN 1.158 GIORNI

Ha cominciato il suo viaggio intorno al mondo per promuovere la pace con un turismo sostenibile: incontra studenti e politici, riprende persone e luoghi per girare un documentario sul nostro pianeta, sulle etnie, sui popoli, conosce e si confronta con culture, razze, religioni. Cassie De Pecol, 27 anni, americana, è partita dal Connecticut per visitare tutto il mondo.

Ha passato più di tre anni con la valigia sempre in mano, viaggiando per i cinque continenti in un progetto battezzato Expedition 196 (il numero delle nazioni toccate).

Il lungo itinerario di Cassie si concluderà tra poco più di un mese: le mancano sei Paesi per realizzare l’obiettivo, come racconta il “Corriere della Sera”. L’ultimo Stato dove ha messo piede è stato il Pakistan, e chiuderà il suo tour a gennaio in Palestina e Israele.

Da luglio 2015, mese dell’inizio dell’avventura, a oggi, la bionda statunitense “lavora” per l’International institute of Peace through tourism in un viaggio quasi interamente pagato dagli sponsor che la sostengono attraverso i social network.

Da loro sono arrivati quasi tutti i 200mila dollari serviti per l’esperienza, compresi i 250 aerei.

Entusiasmo, tanta curiosità e una buona dose di spirito d’adattamento le innegabili doti di questa appassionata viaggiatrice che, arrivata ormai a un passo dalla conclusione del suo progetto, ha tanti ricordi da condividere e tanti pregiudizi da smontare.

“Tutte le cose negative che sentiamo sui musulmani – assicura – sono lontane dalla realtà. In Afghanistan, Oman, Giordania, Iran sono stata accolta con il cuore da fantastiche persone che non vedevano l’ora di farmi immergere nella loro cultura”.

Nei Paesi del Medio Oriente si è sempre sentita tranquilla, non ha mai avuto paura. Non è stato così in molti luoghi dell’Africa centrale e neanche a Lima, dove dice di essere stata derubata in un taxi.

Della Somalia a colpire Cassie è stata “l’ospitalità impressionante delle persone” e del volo sulle Rock Island di Palau “lo stupore della libertà”.

Quando avrà completato il suo lungo viaggio, sarà lei la viaggiatrice numero uno al mondo. Il primato finora è detenuto dall’americano Yili Liu, entrato nel Guinness nel dicembre 2010 dopo aver viaggiato per tre anni, tre mesi e sei giorni visitando 194 Paesi.

Nel 2013 Eric Hill, 30 anni, era partito per battere il record facendo il giro del mondo in meno di 1.200 giorni. Eric però è morto in parapendio. Cassie ha cominciato la sua avventura per realizzare il grande progetto di Eric. Quel sogno è diventato realtà.

Fonte: Qui

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BIMBI MALTRATTATI ALL’ASILO, LA BEFFA PER I GENITORI: IL COMUNE CHIEDE IL PAGAMENTO DELLA RETTA

Oltre al danno la beffa. I bambini, maltrattati nel nido comunale, devono comunque pagare la retta. Poco importa se ci siano state indagini e arresti da parte dei carabinieri e che un giudice abbia condannato le educatrici: il Campidoglio batte comunque cassa. Se non fosse una storia drammatica, verrebbe quasi da ridere. Eppure accade anche questo a Roma.  

Come scrive LEGGO: Accade in un asilo nido del Comune, in zona Aurelia nel municipio 13, salito alla ribalta delle cronache perché tre educatrici sono state prima denunciate e poi arrestate il 19 aprile scorso per maltrattamenti sui bimbi. Infine sono state condannate in primo grado, il 7 settembre scorso con rito abbreviato, una a 3 anni e 4 mesi di reclusione e le altre due a 2 anni e 2 mesi di reclusione. E oggi a 12 famiglie arriva una raccomandata che invita formalmente a regolarizzare i pagamenti della retta per i mesi di aprile, maggio e giugno scorsi.

Quei tre mesi successivi agli arresti in cui i bimbi hanno ripreso a frequentare il nido, dopo uno stop di due settimane, su consiglio degli esperti. Per evitare traumi ulteriori ma con la garanzia di 3 supplenti nuove. Sono tornati in classe ma senza pagare la retta. La somma richiesta ora nel sollecito va dai 600 ai 1200 euro a famiglia, in base al reddito.

E si procederà con l’iscrizione a ruolo della cartella esattoriale.  «Un insulto»: così denunciano i fatti le famiglie coinvolte. Pronte a presentare ricorso contro il Campidoglio tramite i legali Lavinia Ferdinandi e Mario Pinto che spiega: «Dal punto di vista giuridico siamo convinti che non competa alcunché.

Retroagendo i maltrattamenti all’ottobre 2015 sussiste comunque una compensazione del credito: devono essere restituite tutte le rette pregresse perché c’è un contratto e il servizio che doveva essere fornito non solo non è stato fornito, ma addirittura sono stati consumati fatti delittuosi con la condanna di tre maestre». I genitori sono senza parole.

Lo sfogo è affidato a un papà, che racconta di famiglie ancora sotto choc: «Siamo tutti in terapia, la speranza è che i nostri figli non abbiano subito traumi permanenti. E invece il Comune che fa? Chiede i soldi a noi vittime per gli ultimi 3 mesi di scuola mentre dovrebbe restituirci quelli che abbiamo versato per i primi 7 mesi, quando avvenivano i maltrattamenti». Ma non finisce qui: sarà infatti il tribunale a stabilire il risarcimento danni che spetta alle famiglie.

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LA CINA AVVERTE TRUMP: “SU TAIWAN RISCHIA DI FARSI DEL MALE”

Nuovo avvertimento cinese a Donald Trump, con toni durissimi: sulla questione di Taiwan rischia davvero di farsi del male, è in sostanza il messaggio del ministro degli Esteri cinese Wang Yi, che ha parlato ieri in Svizzera e i cui commenti sono stati pubblicati dal dicastero che guida.

,”Se tenta di sabotare la politica di ‘Una sola Cina’ o di danneggiare gli interessi strategici della Cina, in fin dei conti sarà per lui come sollevare una pietra, per poi schiacciarsi i piedi da solo”, ha detto il capo della diplomazia di Pechino.

Wang ha aggiunto che la Cina segue e seguirà da vicino gli sviluppi della vicenda, che ha visto il presidente eletto degli Stati Uniti mettere in dubbio il principio di ‘Una sola Cina’, ovvero del riconoscimento de facto dell’appartenenza di Taiwan alla Repubblica popolare cinese, malgrado l’isola ‘ribelle’ abbia dichiarato nel 1949 la propria indipendenza.

Un principio che per la Cina è una condizione imprescindibile alla base delle relazioni con altri Paesi. Oggi i media cinesi sono tornati all’attacco, puntando il dito contro il presidente eletto “presuntuoso e mal-consigliato, che sembra pronto a scatenare un’era di turbolenze”: Pechino dovrebbe “prepararsi per il peggiore scenario”, ha ammonito il quotidiano governativo China Daily in un editoriale accompagnato da una vignetta in cui Trump è seduto su una polveriera.

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